Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santi martiri coreani a cura di Ermes Dovico
Ora di dottrina / 222 – Il supplemento

Le mancanze della dichiarazione di Czestochowa (III parte)

A dispetto della minimizzazione fatta dagli estensori della dichiarazione, nel Magistero troviamo sia la dottrina della corredenzione mariana sia il titolo di Corredentrice, anche dopo Pio XII. La differenza tra le dispute teologiche e il sensus fidei. E come si sono adeguati i papi recenti.

Catechismo 20_09_2026

La dichiarazione di Czestochowa, cui abbiamo dedicato i due articoli precedenti (vedi qui e qui), avanzava argomentazioni decisamente poco pertinenti per respingere la richiesta di un nuovo dogma che proclamasse Maria Santissima Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Lascia perplessi anche l’ulteriore affermazione secondo cui il Magistero della Chiesa avrebbe voluto evitare questi titoli. Testualmente: «Il termine “Corredentrice” non viene adoperato dal magistero dei Sommi Pontefici, in documenti di rilievo, dai tempi di Pio XII. A questo riguardo vi sono testimonianze sul fatto che Egli ne abbia evitato intenzionalmente l'uso». Ora, a parte il fatto che sull’intenzione di Pio XII ci viene chiesto di “credere per fede” che sia così, da una commissione composta da 15 teologi cattolici (più presidente, segretario e moderatore) ci si aspettava onestamente uno sforzo in più. Perché quello che emerge dal Magistero della Chiesa fino a Pio XII, poi ampiamente ripreso e con costanza approfondito da san Giovanni Paolo II, è qualcosa di diverso da quanto affermato dalla dichiarazione (si vedano tutti i supplementi domenicali dedicati alla questione, in particolare questo riassuntivo). Per una valutazione adeguata, è imprescindibile considerare il Magistero su questo tema nella sua totalità, in risonanza con quanto è nel contempo andato maturando a livello teologico e nel sensus fidei, che trova la sua espressione più genuina nei santi.

Allora, se guardiamo al Magistero, troviamo sia la dottrina della corredenzione mariana sia il titolo di Corredentrice, anche dopo Pio XII. Ed è significativo che i pontefici recenti, in particolare san Giovanni Paolo II, utilizzino il titolo nel contesto di brevi indirizzi al popolo di Dio, mentre la dottrina viene affidata a discorsi più lunghi. Perché è in effetti negli scritti dei santi e nella devozione del popolo che il titolo di Corredentrice è stato adottato senza troppe querele e titubanze: lo abbiamo dimostrato ad abundantiam; i pontefici semplicemente si sono sintonizzati con favore e accondiscendenza sulle frequenze di quanto lo Spirito di Dio stava ispirando alle anime semplici ed elette. In sostanza, i pontefici sapevano di poter utilizzare questo titolo senza bisogno di particolari precisazioni, perché già conosciuto e adoperato dal popolo di Dio.

Le dispute appartengono invece al mondo dei teologi, e ancor più a quello dei vescovi e dei sacerdoti (non tutti, grazie a Dio); è avendo presente le loro resistenze e le loro contestazioni che i pontefici hanno evitato di ricorrere a questo titolo nelle encicliche, pur senza rinunciare ai fondamenti della dottrina. Nei loro confronti, i papi hanno ritenuto di dover spiegare il contenuto della corredenzione, per cercare di vincere eventuali resistenze e mostrare come questa dottrina non metta in discussione la verità di fede di Cristo, unico Redentore, perché unico Redentore non significa un Redentore da solo.

La prospettiva della dichiarazione di Czestochowa è purtroppo quella di sottolineare sempre che il bicchiere è mezzo vuoto; anziché affermare la semplice verità, ossia che i pontefici hanno sia utilizzato il titolo che insegnato la dottrina, essa da un lato sminuisce ingiustamente l’importanza dell’utilizzo del titolo («non viene adoperato… in documenti di rilievo»), dall’altro passa sotto silenzio il fatto che la dottrina espressa da questo titolo è insegnata a più riprese.

Anche per quanto riguarda Maria Mediatrice di tutte le grazie, la dichiarazione ricostruisce la situazione in modo selettivo, sempre per portare acqua al mulino del rifiuto della definizione dogmatica: «Per quanto concerne il titolo di “Mediatrice” non si dovrebbero dimenticare eventi storici abbastanza recenti: nei primi decenni di questo secolo la Santa Sede affidò a tre commissioni diverse lo studio della sua definibilità; tale studio portò la Santa Sede alla decisione di accantonare la questione». Gli estensori della dichiarazione non si danno troppa pena di esibire una documentazione che dimostri la «decisione» della Santa Sede di «accantonare la questione», perché un semplice fatto – non aver dato seguito alla richiesta di dichiarazione dogmatica – non significa di per sé che si sia deciso di accantonare la questione, ancor meno in modo definitivo. Ma per quanto riguarda il titolo di Mediatrice, è curioso che la dichiarazione dimentichi alcuni dati estremamente importanti.

Il primo: tutte e tre le commissioni volute da Pio XI – quella belga, quella spagnola e quella romana – si espressero favorevolmente circa la definibilità della mediazione universale di Maria.

Il secondo: la Santa Sede concesse alla Chiesa belga e ad altre nazioni che ne avrebbero fatto richiesta, la festa liturgica di Maria Mediatrice di tutte le grazie. Questi due dati comportano un favore della Santa Sede riguardo al titolo di Mediatrice e alla possibilità che la dottrina sottesa a questo titolo possa essere definita solennemente. È difficile pensare che la Santa Sede prima conceda una festa liturgica (lex orandi, lex credendi), poi chieda dei pareri a tre commissioni indipendenti, il cui esito fu favorevole, e poi decida di accantonare la questione per questioni di contenuto. Evidentemente le ragioni furono altre (qui, abbiamo formulato un’ipotesi), ragioni che evidentemente non sono di sostanza, ma di opportunità e dunque soggette a revisione.

Terzo dato: la dichiarazione omette di riportare che la richiesta di un dogma che definisse Maria quale Mediatrice di tutte le grazie non fu una sporadica iniziativa del cardinale Mercier. Secondo quanto di recente ricordato da Mark Miravalle, furono centinaia di migliaia le richieste che giunsero alla Santa Sede, tra cui quelle di centinaia di vescovi, in occasione dell’iniziativa voluta dal card. Mercier nel 1915. Una nuova campagna nel 1929, voluta da due laici, Raffaele Asaro e Amedeo Balzaro, raccolse oltre due milioni di richieste per il “quinto dogma”, a cui si aggiunsero le firme di 20 cardinali, 5 patriarchi e oltre 700 vescovi. Dal 1993, dunque poco prima della dichiarazione di Czestochowa, ad oggi, risulta che altri otto milioni di fedeli abbiano inviato la propria richiesta, grazie all’iniziativa del movimento Vox Populi Mariæ Mediatrici.

Alla luce di queste considerazioni, la valutazione complessiva della dichiarazione non può che essere negativa. Essa trascura selettivamente elementi evidenti a sostegno della plausibilità di una dichiarazione dogmatica, mentre fonda la propria posizione contraria semplicemente su debolissimi argomenti e silentio. La nota Mater populi fidelis prenderà le mosse proprio da questa dichiarazione, per giungere a qualcosa che nemmeno la dichiarazione aveva osato affermare, ossia l’inopportunità del titolo di Corredentrice e la liquidazione, con argomenti teologici imbarazzanti, della dottrina sul ruolo attivo di Maria nell’opera della Redenzione.



Ora di dottrina / 222 – Il video

La distribuzione delle grazie nel Magistero

20_09_2026 Luisella Scrosati

Da Pio IX a Benedetto XVI, passando per Leone XIII e Giovanni Paolo II, sono tantissimi i testi del Magistero che esprimono la verità di Maria mediatrice di tutte le grazie. Vediamo i più importanti.

Ora di dottrina / 221 – Il supplemento

Le mancanze della dichiarazione di Czestochowa (II parte)

13_09_2026 Luisella Scrosati

Tra le affermazioni problematiche del documento del 1996, c’è quella sul presunto vincolo per la mariologia rappresentato dalla Lumen Gentium. Peccato che gli estensori della dichiarazione omettano di dire che la LG contiene la dottrina della corredenzione e avallino altri fraintendimenti.

Ora di dottrina / 220 – Il supplemento

Le mancanze della dichiarazione di Czestochowa

06_09_2026 Luisella Scrosati

La Santa Sede domandò al XII Congresso Mariologico Internazionale, riunitosi a Czestochowa dal 18 al 24 agosto 1996, di pronunciarsi sull’opportunità del dogma di Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Ma la risposta della commissione incaricata evitò un vero approfondimento teologico.