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Le Europee e la valanga giudiziaria che verrà

A una settimana dal voto, i sondaggi ufficiosi rivelano che Grillo, anche a seguito delle inchieste su Expo e Matacena, potrebbe fare bottino pieno e contendere il primato al Pd. Una valanga giudiziaria porterebbe al cambio di governo.

Matteo Renzi

Il dietrofront di Renzi sulla votazione per l’arresto del deputato Genovese (Pd) segna una inversione di tendenza nella strategia del premier. A una settimana dal voto, i sondaggi ufficiosi rivelano che Grillo, anche a seguito delle inchieste su Expo e Matacena, potrebbe fare bottino pieno e insidiare perfino il primato dei Democratici.

Renzi non è certamente un giustizialista, ma per non lasciare a Grillo l’immagine di unico paladino della giustizia ha dovuto stringere i tempi della votazione e dell’arresto del parlamentare del suo partito.

Nel frattempo le altre inchieste vanno avanti. C’è già chi paragona Enrico Maltauro, imprenditore coinvolto nella retata per Expo 2015, a Mario Chiesa, il “mariuolo” che il 17 febbraio 1992 fu arrestato e, con le sue rivelazioni, aprì la strada alla valanga giudiziaria di Tangentopoli. La differenza, rispetto ad allora, è che non esiste un pool come quello di Mani pulite che marciava unito e compatto ma una procura di Milano che sembra una polveriera pronta ad esplodere in quanto lacerata da radicati personalismi (Bruti Liberati, Boccassini, Robledo).

Maltauro starebbe comunque facendo importanti ammissioni sul sistema delle tangenti pagate da alcune imprese per aggiudicarsi appalti per Expo 2015. Non sono esclusi coinvolgimenti eccellenti, ma probabilmente la procura di Milano avrà ancora bisogno di un po’ di tempo. E’ la speranza, neppure troppo nascosta, di Renzi e Berlusconi; in caso di altri arresti, il Movimento Cinque Stelle rischierebbe di diventare il primo partito. L’inchiesta su Expo 2015 ha svelato l’esistenza di una “cupola delle larghe intese” che garantiva le cooperative rosse e le imprese vicine al centrodestra. Qualcuno ritiene che si tratti di lobbies disancorate dalle segreterie dei partiti. Mentre nel 1992 si capì che fiumi di denaro affluivano nelle casse di tutte o quasi le forze politiche, oggi sembra trattarsi di tentativi isolati di arricchimento personale. Ma è presto per dirlo.

Altro fronte caldo quello dell’inchiesta sulla latitanza dell’ex parlamentare Pdl Matacena, che per ora, tra i politici, ha coinvolto solo l’ex ministro Claudio Scajola, tuttora agli arresti, ma che promette altre scintille a breve, con il possibile coinvolgimento di altri esponenti del partito berlusconiano.

L’ex Cavaliere non potrà che limitare i danni alle europee. Difficile che raggiunga il 20%, potrà al massimo sperare in un successo di Grillo, al fine di costringere Renzi (e Napolitano) a puntellare l’esecutivo con un “soccorso forzista” finalizzato ad accelerare i tempi delle riforme per poi tornare alle urne già in ottobre o nel 2015.

In altri termini, se i grillini dovessero arrivare a tallonare il Pd o addirittura a superarlo nelle urne, scatterebbe l’allarme per la tenuta del governo e Renzi potrebbe valutare l’ipotesi di varare un programma di governo limitato e di breve durata per consentire una rapida approvazione della nuova legge elettorale in vista del probabile scioglimento anticipato delle Camere.

Di fronte all’eventuale dilagare delle inchieste, si ricreerebbero le condizioni del 1992 con i “governi di solidarietà nazionale” (prima Giuliano Amato, dal 1992 al 1993, poi Carlo Azeglio Ciampi, dal 1993 al 1994) che si costituirono per governare l’emergenza economica e assicurare la stabilità necessaria durante Tangentopoli.

D’altra parte, i segnali di un deterioramento della situazione economica, dopo gli incoraggianti primi due mesi di governo renziano, ci sono tutti. Le borse sono andate giù nei giorni scorsi e lo spread è risalito, a riprova dell’incertezza che nutre l’Europa nei confronti del nostro Paese. I decreti governativi di messa in vendita di porzioni importanti di aziende come Poste ed Enav la dicono lunga sulle difficoltà del sistema finanziario italiano e sul disegno, neppure troppo velato, di mettere sul mercato (qualcuno dice “svendere”) il patrimonio industriale italiano.

A contribuire a questo deterioramento dell’immagine italiana degli ultimi giorni senz’altro le rivelazioni sul presunto complotto ordito da Germania e Francia per far cadere Berlusconi nel novembre del 2011. Vera o falsa che sia, la notizia ha avvelenato il clima di dialogo che si stava costruendo tra Pd e Forza Italia sulle riforme.

Alla fine Renzi, che ha sempre parlato di orizzonte di legislatura fino al 2018, potrebbe trarre vantaggio dalle eventuali elezioni anticipate ad ottobre, al fine di tentare di avere una legittimazione più ampia per fare le riforme. Dipenderà tutto dalla forbice tra Pd e Movimento Cinque Stelle. Agli italiani (nelle urne) l’ardua sentenza.