a cura di Benedetta Frigerio
  • Patriarcato armeno di Costantinopoli

Le dichiarazioni del patriarca Sahak II Masalyan fanno discutere

Secondo il nuovo patriarca armeno di Costantinopoli Sahak II Masalyan, eletto l’11 dicembre 2019, sotto il potere del partito Akp le minoranze stanno vivendo “il periodo più pacifico e felice dai tempi della fondazione della Repubblica turca. Lo ha dichiarato il 2 gennaio citando i cambiamenti introdotti nel 2008 dalla legge sulle Fondazioni e il suo apprezzamento è stato accolto non senza critiche da parte di chi al contrario accusa il governo turco di discriminare le minoranze religiose e di averne ridotto l’area di manovra legale ed economica. Il governo turco Il Patriarca, riferisce l’agenzia di stampa Fides, ha detto che “il problema delle minoranze è sempre stato usato come argomento dalle potenze straniere per interferire negli affari dell'Impero ottomano”. Al momento, ha aggiunto, c’è da ritenersi soddisfatti “per il sostegno che riceviamo dallo Stato; raggiungiamo facilmente il nostro Presidente. I ministri spesso ci visitano e il Prefetto di Istanbul ci riserva sempre la sua benevola attenzione”. Il Patriarca inoltre ha preso “distanza con gli ambienti della diaspora armena che trasmette di generazione in generazione come fattore identitario la memoria dei massacri subiti dagli armeni in Anatolia nel 1915: “noi – ha commentato – siamo rimasti su questa terra dopo quegli eventi. Abbiamo scelto di vivere con il resto della popolazione mentre la diaspora è rimasta ferma nel secolo passato”. In una successiva intervista, rilasciata il 18 gennaio, il Patriarca ha in parte rivisto le dichiarazioni critiche a riguardo della diaspora. La segreteria patriarcale ha precisato che le affermazioni di Sahak II Masalyan “sono state riportate in maniera non precisa e fuorviante, forzandone i contenuti e distorcendo considerazioni sfumate e articolare con aggiunte di interpolazioni da attribuire soltanto all’estensore dell’articolo”. Il 18 dicembre il Patriarca aveva criticato la decisione del Congresso Usa di approvare una mozione che riconosce il genocidio armeno: “ci addolora – aveva detto – vedere gli eventi capitati agli armeni 100 anni fa su queste terre, trasformati in strumenti di pressione economica, politica o strategica da parte dei Parlamenti di altri Stati. Riteniamo che questo conduca a una situazione che si rivolta in maniera inappropriata contro i nostri antenati”.