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Le critiche del Associazione genitori di persone omosessuali al Ddl "omofobia" della Puglia

La Regione Puglia sta varando una legge sulla cosiddetta omofobia. L’Associazione genitori e amici di persone omosessuali (Agapo) appunta critiche e riserve a questo testo di legge. Ma vi sono alcuni aspetti non condivisibili.

Ecco alcuni stralci della nota pubblicata dall’associazione: “i termini discriminazione e omofobia nel documento vengono utilizzati in modo generico, con il rischio di lasciare ampio spazio a interpretazioni soggettive. Infatti, non precisando in che cosa consista specificamente la discriminazione nel mondo del lavoro, ad esempio nei diversi settori edile o della moda, l’intervento rischia di perdere ogni sua efficacia o addirittura di produrre effetti opposti. Ci sia permesso operare il paragone con un ipotetico ddl in tema di occupazione e lavoro senza fornire indicazioni in merito alle modalità e all’area su cui si intende intervenire (!).

Contrastare l’ ‘incitamento all’odio, dichiarazioni di intolleranza, tutte le forme di discriminazione’ è obiettivo di ogni persona civile. Il vero problema consiste nella difficoltà di precisare i confini di un concetto: nel nostro caso, sono forse omofobi Domenico Dolce e altre persone, quando queste si esprimono contro la Gpa (Gestazione per altri)? È proprio la genericità del ddl che mette a rischio una sua attuazione equilibrata, democratica e rispettosa della pluralità degli orientamenti culturali.

Notiamo un assai problematico uso del concetto ‘sesso biologico – genere sociale’, nel paragrafo in cui si legge ‘sesso assegnato alla nascita’. In realtà una persona nasce con un corpo sessuato, per poi interiorizzarlo psichicamente nei primi anni di vita nell’ambito di un complesso processo di elaborazione della propria identità. La locuzione ‘sesso assegnato alla nascita’ si basa su un assioma non esplicitato, secondo il quale il genere sociale risulterebbe essere una variabile indipendente rispetto al sesso biologico, pensiero trattato in modo alquanto controverso nel mondo delle scienze sociali, rifiutato in modo deciso e pressoché unanime dalle scienze naturali, oltre che in netto contrasto con quanto vissuto a livello sensoriale dalla stragrande maggioranza dei cittadini comuni.

Anche il concetto di stereotipo di genere non risulta precisato. Non viene infatti chiarito se con l’espressione ‘contrasto agli stereotipi di genere’ si intenda problematizzare, per esempio, determinati modelli promossi dall’industria della moda in cui si spingono le giovani donne verso comportamenti anoressici oppure se si intende correggere le scelte delle giovani coppie di genitori in merito all’educazione dei propri figli. A tale proposito va tenuto conto che le giovani coppie in genere già non trasmettono più ai loro figli ruoli rigidi del tipo ‘così deve essere una bambina – così deve essere un bambino’ e appare pertanto ridondante rivolgere l’intervento su questo aspetto ai vari ordini di scuola statale (piuttosto ci si dovrebbe rivolgere, ad esempio, all’industria del giocattolo la cui offerta spesso è sì fortemente connotata da stereotipi di genere)”. Quest’ultimo passaggio risulta esser un po’ ambiguo: non si comprende bene se l’associazione condivide l’idea che una bambina che gioca con una bambola sia uno stereotipo oppure no.

La nota si conclude ricordando alla Regione che non tutte le persone omosessuali si riconoscono nella sigla LGBT, ma anche in questo caso si registra una mancanza di chiarezza: pare che tutte le persone omosessuali vogliano rimanere tali e comunque manca l’indicazione di un percorso efficace per uscire dalla condizione di omosessualità.

https://www.forumfamigliepuglia.org/ddl-antiomofobia-agapo-documento-eccessivamente-generico/