• SANTI E GASTRONOMIA / 11

Lazzaro, Marta e Maria, amici di tavola di Gesù

I tre fratelli di Betania avevano una relazione speciale con Gesù, di fede ma anche conviviale. E spesso Gesù si fermava a mangiare nella loro casa. Descritta nel vangelo di Giovanni è la cena di ringraziamento per la resurrezione di Lazzaro.
- LA RICETTA: SHAWERMA

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La tomba di Lazzaro a Betania

Sul tavolo di legno di ulivo ci sono pezzi di carne d'agnello speziato e carne di pollo tagliato fine, della pasta di ceci, foglie di lattuga e qualche erba selvatica, anelle di cipolla, fettine di limone, olive e pane pita. Una caraffa di vino troneggia in mezzo e gli uomini se la passano per riempire i calici di terracotta.
La giovane donna che serve si ferma per osservare se i commensali hanno tutto.
Colui che è in capo a tavola, con la sua veste bianca e i capelli sciolti sulle spalle, parla con voce pacata. Tutti lo ascoltano con rispetto.

La ragazza, Marta, è emozionata: vedere in casa sua il profeta Gesù, che in compagnIa di qualche discepolo ha accettato l'invito a cena, la riempie di gioia. Non è la prima volta che il profeta viene da loro, hanno avuto l'onore di accoglierlo altre volte e lui aveva sempre apprezzato il lavoro di Marta. Ma questa volta è un'occasione speciale e la ragazza sente la solennità del momento e tutto il suo essere è impregnato dall'importanza di ciò che sta vivendo.

Gesù prende una focaccina tonda e fine (pita) e la adagia sul piatto di terracotta che ha davanti. La giovane sorride felice, ha preparato lei stessa il pane pita e lo ha cotto sulla pietra. Lui prende un po' di carne di pollo, aggiunge foglie verdi e cipolla e avvolge tutto nella pita. Gli uomini seduti intorno al tavolo gli porgono domande alle quali lui è lieto di rispondere, mentre condividono quel pasto dell'amicizia.
Marta va in cucina e porta un piatto colmo di formaggi che mette in tavola. Gesù le sorride e lei lo ringrazia per il miracolo che ha praticato su suo fratello Lazzaro, che si trova anche lui intorno a quel tavolo.

Solo ventiquattro ore prima Lazzaro era coperto di pietre nel suo sepolcro, preparato per il sonno eterno. Le sue sorelle, Marta e Maria, lo avevano assistito durante la malattia e disperate avevano mandato a chiamare Gesù (Giovanni, 11:1-46), nella speranza che lo guarisse. Ma Gesù, impegnato altrove, era riuscito ad arrivare solo quattro giorni dopo la morte di Lazzaro, quando i fatti erano compiuti. Si era recato subito al sepolcro, dove aveva trovato le due sorelle sedute a piangere. Il sole riempiva di luce le strade di Betania e le pietre tombali erano quasi bianche.

Gesù aveva fatto togliere l'enorme pietra che copriva l'entrata del sepolcro e aveva chiamato Lazzaro, ordinandogli di uscire dalla tomba. E Lazzaro ne era uscito, frastornato e con i lembi delle bende rituali ancora avvolte intorno al corpo. La folla radunata davanti al sepolcro si era inginocchiata davanti a quel miracolo divino. E Lazzaro si era incamminato verso casa, affiancato dalle sorelle e seguito dalla folla.
La stessa folla che ora si accalcava davanti a casa, aspettando che Gesù finisse di cenare. Lo devono vedere in molti, toccarlo, esprimergli la fedeltà o la riconoscenza. Ce ne sono anche un paio di invalidi, che aspettano da lui il miracolo della guarigione.

Mescolati alla folla ci sono anche tre uomini, che nulla hanno a che fare con gli altri. Sono corrugati, seri, i loro abiti denotano che appartengono alla classe dei sacerdoti e dei farisei. Seccati, se ne vanno. Quella sera decideranno che Gesù doveva morire e insieme a lui anche Lazzaro e le sue sorelle.Il resto lo conosciamo, almeno per quanto riguarda Gesù.

Ma la fine di Lazzaro e delle sorelle è in parte avvolta nel mistero. Di loro si sa che sono nati e hanno vissuto a Betania, paese vicino a Gerusalemme. Lazzaro non era un discepolo di Gesù, ma un suo fedelissimo, un seguace. Sia lui che le sorelle sono presenti nei Vangeli e, cosa rara, sono menzionati come anfitrioni di Gesù, che si recava nella loro casa, come la sera sopra descritta (Giovanni, 12:1-8), dopo avere risuscitato Lazzaro, quando cenano insieme. Tra i piatti c'è la shawerma, pietanza che tutt'oggi è molto amata sia in Israele che nelle comunità ebraiche di altri Paesi (vedere ricetta).

La fine di Lazzaro e delle sue sorelle è in parte avvolta nel mistero. Dopo la cena, Lazzaro non compare più nei Vangeli né in alcun altro scritto del Nuovo Testamento. Secondo la tradizione, dopo la resurrezione di Gesù e le prime persecuzioni in patria, Marta emigrò con la sorella Maria di Betania, il fratello Lazzaro, Maria Salomé, Maria Jacobé e altri discepoli.

Approdarono nel 48 d.C. a Saintes-Maries-de-la-Mer in Provenza, e qui portarono il credo cristiano. Una leggenda popolare narra come le paludi della zona, la Camargue, fossero abitate da un terribile mostro, la Tarasca, che passava il tempo a terrorizzare la popolazione. Santa Marta, con la sola preghiera, lo fece rimpicciolire in dimensione, così tanto da renderlo innocuo, e lo condusse nella città di Tarascona.

Secondo la Legenda aurea di Jacopo da Varazze (1228-1298), Lazzaro andò a predicare in Francia con le sue sorelle e lì divenne il primo vescovo di Marsiglia.
Invece secondo una tradizione orientale, Lazzaro divenne vescovo di Cizio (oggi Larnaca), nell'isola di Cipro, e vi rimase per circa un trentennio. Già dal IV secolo si diffuse questa versione e a suo supporto nell'anno 890 fu ritrovata una lapide con l'iscrizione "Lazzaro, l'amico di Cristo".
Successivamente le reliquie furono traslate a Costantinopoli e quindi in Francia dai Crociati. Nel 1972 sotto l'altare della chiesa di Larnaca fu rinvenuta un'arca di marmo contenente resti umani, che si ritengono quelli di Lazzaro. Secondo quest'ipotesi, il trasferimento delle reliquie a Costantinopoli fu soltanto parziale.

Nella Chiesa cattolica san Lazzaro è ricordato il 29 luglio assieme alle sorelle Marta e Maria. Nella liturgia del rito romano Lazzaro è menzionato nell'orazione In paradisum della Messa per i defunti (Requiem). In questo passo Lazzaro è definito "povero in terra", perché secondo l'esegesi medievale Lazzaro di Betania è lo stesso che nella parabola di Lazzaro e del ricco epulone (Luca 16,19-31) chiede l'elemosina davanti alla porta di un ricco.

È dedicata a San Lazzaro, associandolo a San Maurizio, la chiesetta del castello di Lierna (sul lago di Como). Inizialmente l'imperatrice del Sacro Romano Impero Adelaide di Borgogna dal 951 al 973, era solita risiedere nel castello di Lierna e San Maurizio fu il patrono del Sacro Romano Impero a cui dedicò il culto della chiesetta di Lierna, che la proteggeva durante le battaglie navali; per questa ragione la sua abside è verso l'interno, le dimensioni piccole e non è visibile da lontano.
Il 22 gennaio 1573, in questa chiesa di Lierna, Emanuele Filiberto di Savoia fondò l'Ordine dinastico di Casa Savoia, chiamandolo Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Il borgo di Lierna mantenne nei secoli questa sua protezione e riservatezza come luogo di ritiro di reali e nobili.
Il calendario bizantino celebra Lazzaro il sabato prima della Domenica delle Palme. In Russia in questo giorno il digiuno quaresimale è mitigato ed è usanza mangiare caviale.

La singolarità dei tre fratelli - Lazzaro, Marta e Maria - è data dalla loro relazione con Gesù, che era non solo di fede, ma anche conviviale. E questo è un aspetto umano di Gesù, figlio di Dio, ma anche uomo. 

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