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ORA DI DOTTRINA / 88 – La trascrizione

L’azione dei demoni – Il testo del video

Alla custodia da parte degli angeli buoni fa da contraltare l’azione degli angeli malvagi: i demoni. La vita dell’uomo in terra è quindi una battaglia. Ma essa avviene dentro un ordine stabilito da Dio, che ci aiuta con la Sua grazia.

Catechismo 29_10_2023

Continuiamo il nostro percorso sulle creature puramente spirituali, gli angeli. Abbiamo visto negli ultimi incontri la questione della custodia degli angeli, come gli angeli custodiscano, reggano la creazione. In particolare, abbiamo visto come agli angeli dell’ultimo coro – che appunto si chiamano [in senso stretto] “angeli” e quindi sono distinti dagli arcangeli, dai principati, dalle potestà, dalle virtù, eccetera – sia affidata la custodia degli uomini, di ciascuno di noi, e delle comunità umane nel loro complesso.

Non è possibile tacere l’altro lato della medaglia. E cioè che ad agire, ad avere un’influenza in qualche modo sulle decisioni, sulle azioni dell’uomo ci sono anche gli angeli malvagi: i demoni. Oggi dedichiamo una prima catechesi all’azione dei demoni nei confronti degli uomini, cioè quello che compiono, per così dire, i “demoni custodi”; chiaramente non è il termine corretto, ma è per capirci.

Siamo sempre nella prima parte della Summa Theologiæ di san Tommaso e ci dedichiamo alla quæstio 114, che dedica cinque articoli alla questione dell’ostilità dei demoni, dell’azione in qualche modo antagonista dei demoni nei confronti di noi uomini. San Tommaso, con questa questione e in particolare con l’articolo 1, ci riporta dentro quella che potremmo dire una visione della vita di tipo “agonistico”. Una visione che è andata un po’ stemperandosi, fino quasi a sparire. Nella nostra concezione cristiana della vita, tendenzialmente, abbiamo smarrito l’idea fondamentale, presente in tutto il cristianesimo, soprattutto antico ma non solo, della lotta, della grande battaglia che l’uomo vive. E non la vive solo interiormente, cioè non è solo la battaglia tra le passioni e il bene, ma anche la battaglia tra l’angelo buono, l’angelo custode, e l’azione disturbatrice, ostile dei demoni. L’uomo è una preda, per certi versi: questo non ci deve angosciare, ma ci deve aiutare a recuperare questa dimensione fondamentale della vita cristiana, cioè che la vita su questa terra è una battaglia. E la guerra principale si gioca su un piano che per noi non è visibile, non è percettibile, ma è estremamente reale.

Ora, vorrei leggere un testo molto antico, anonimo, ma che è sempre stato un grande testo di riferimento del cristianesimo dei primissimi secoli, cioè il Pastore di Erma (che è stato più volte stampato, lo si trova anche online). Il Pastore di Erma è un testo molto interessante che tratta, nella parte che ci interessa, di un tema che sarà il tema principale soprattutto dei padri del monachesimo, dell’ascetismo, cioè appunto quello di essere dentro una guerra; e noi siamo la preda, ciò che viene conteso: [in questa guerra] non siamo “neutri”, non siamo passivi, non è che l’atteggiamento debba essere del tipo “speriamo che mi vada bene, che il mio angelo custode sia più forte del demonio”, non funziona così. Perché questa preda, che siamo noi, in realtà è dotata di una volontà e di un’intelligenza e nulla gli può accadere di realmente cattivo se non per il suo consenso. Dunque, il vero male, quello che veramente ci può far diventare preda del male, è il consenso della nostra volontà al male; così come quello che ci porta verso il bene, verso la santità richiede il consenso libero da parte nostra. C’è tutta l’azione della grazia, che fa la parte principale, ma non la può fare senza il nostro assenso.

Dunque, leggiamo questo breve testo tratto dal Pastore di Erma, al capitolo 36: «Con l’uomo sono due angeli, uno della giustizia e l’altro dell’iniquità. Come, o signore, conoscerò le loro azioni poiché entrambi gli angeli abitano con me?». È un dialogo tra il maestro che insegna e l’altro che chiede, fa domande. «Ascoltami – risponde il maestro – e rifletti. L’angelo della giustizia è delicato, verecondo, calmo e sereno. Se penetra nel tuo cuore subito ti parla di giustizia, di castità, di modestia, di frugalità, di ogni azione giusta e di ogni insigne virtù. Quando tutte queste cose entrano nel tuo cuore ritieni per certo che l’angelo della giustizia è con te». E poi dice: «Guarda ora le azioni dell’angelo della malvagità. Prima di tutto è irascibile, aspro, stolto, e le sue opere cattive travolgono i servi di Dio. Se si insinua nel tuo cuore, riconoscilo dalle sue opere». Il discepolo fa quindi la domanda: «In che modo, signore, gli obiettò, lo riconoscerò? Non lo so». «Ascoltami, dice: quando ti prende un impeto d’ira o un’asprezza, sappi che egli è in te. Poi, il desiderio delle molte cose, il lusso dei molti cibi e bevande, di molte crapule, di lussi vari e superflui, le passioni di donne, la grande ricchezza, la molta superbia, la baldanza e tutto quanto vi si avvicina ed è simile. Se tutte queste cose si insinuano nel tuo cuore, sappi che è in te l’angelo dell’iniquità. Avendo conosciuto le sue opere, allontanati da lui e non credergli in nulla, perché le sue opere sono malvagie e dannose ai servi di Dio. Hai, dunque, le azioni di ambedue gli angeli, rifletti e credi all’angelo della giustizia».

È un testo molto semplice, ma molto denso, che ci riporta dentro questo tema centrale della vita cristiana, che è il tema della lotta; e quindi ci riporta a un tema altrettanto centrale nel Vangelo, ma di nuovo obliato, non si sa perché: la vigilanza. La vigilanza è connessa a questa visione agonista della vita, cioè la vita come una battaglia. La vita non è una passeggiata di piacere, “faccio quello che mi sento, vado dove mi porta il cuore, eccetera”, ma è una porzione che ci viene data per vigilare e riconoscere l’angelo buono e l’angelo cattivo.

San Tommaso, già nel sed contra, cioè nella parte centrale dell’articolo, dove cita una grande autorità a sostegno della sua tesi, riporta un testo fondamentale, tratto dal capitolo 6, 12 della Lettera di san Paolo agli Efesini: «L’Apostolo dice: “La nostra battaglia non è contro creature fatte di carne e sangue ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti”». San Paolo dice che “la nostra battaglia” non è dove pensiamo che sia, ma è dove non immaginiamo che sia. Dunque, la battaglia c’è e si svolge contro i Principati, le Potestà, i dominatori di questo mondo di tenebra, eccetera. San Tommaso porta questa autorità, che è tratta dalla Rivelazione, dalle lettere di san Paolo. E subito, però, inquadra questa battaglia dentro l’ordine divino.

Leggiamo ora un passo importantissimo per collocare questa grande verità appena enunciata, cioè: c’è una battaglia, abbiamo degli aiutanti, che sono gli angeli buoni, ma abbiamo da affrontare l’ostilità dei demoni, la cattiveria dei demoni, la loro astuzia. Ci sono due cose da tenere distinte quando pensiamo alla battaglia che i demoni ingaggiano contro di noi. Vediamo la prima; scrive san Tommaso: «La lotta in sé stessa procede dalla malizia dei demoni, i quali per invidia cercano di impedire ogni profitto dell’uomo nel bene; e, per orgoglio, cercano di usurpare una somiglianza del divino potere nell’assegnare a sé stessi determinati ministri subalterni nella lotta contro l’uomo, come anche gli angeli servono Dio in determinati uffici per la salvezza degli uomini» (I, q. 114, a. 1).

Allora, primo punto fondamentale da capire: la lotta in quanto tale, l’ostilità in quanto tale è frutto della malizia dei demoni, non è frutto dell’iniziativa di Dio, ma è frutto neanche della malizia dei demoni, i quali volontariamente, scientemente ci muovono guerra. E lo fanno per due ragioni, ci dice san Tommaso: 1) l’invidia nei nostri confronti, perché loro che erano chiamati a una eminente santità, ad essere al vertice del bene, sono precipitati per causa loro. Dunque, invidiano l’uomo ogni volta che progredisce nel bene della santità; 2) per orgoglio, cioè «cercano di usurpare una somiglianza del divino potere», scimmiottano quell’azione di governo che Dio esercita sulla creazione. Come Dio governa la creazione servendosi degli angeli e chiamando gli uomini al Suo servizio, così i demoni più grandi, con Satana al vertice, hanno i loro collaboratori, i loro angeli cattivi che chiamano gli uomini al loro servizio. Vediamo che è un anticristianesimo, un controcristianesimo, un cristianesimo ribaltato, rovesciato. Questo è il primo aspetto, la lotta in sé stessa, che è frutto, esito della malizia dei demoni.

Ma c’è un altro aspetto: «L’ordine invece a cui soggiace la lotta è stabilito da Dio, che sapientemente sa servirsi del male a profitto del bene» (ibidem). Cioè, la modalità, l’intensità, l’ordine di questa lotta non è stabilito dai demoni, ma è da Dio. Dio contiene, orienta, disciplina la lotta dei demoni. I demoni agiscono per volontà propria, ma non possono mai agire al di fuori di questo ordine che Dio ha stabilito. Cioè, l’azione dei demoni – che è chiaramente contraria alla volontà di Dio, persegue il fine opposto a Dio –, e quindi questa lotta, non possono uscire dall’ordine che Dio ha voluto. Dio la permette per servirsene per un bene. Questo è il punto capitale della riflessione, dell’insegnamento di san Tommaso d’Aquino sull’azione dei demoni. Dunque, vediamo che da un lato san Tommaso ci mette dentro una realtà, come a dirci: “sì, signori, siamo dentro una lotta, dentro una battaglia”; e contro di noi abbiamo delle creature più intelligenti, più forti di noi; dall’altra parte, questo non vuol dire che siamo spacciati, perché questa azione dei demoni non può uscire da quell’ordine che Dio ha stabilito, per il quale vuole che tutti gli uomini siano salvi. Dunque, la stessa azione del maligno contro di noi, che nelle intenzioni del maligno stesso è maliziosa, Dio la utilizza per un bene.

Ora, qual è questo bene? Lo troviamo nella risposta alla prima obiezione, sempre nell’articolo 1 della quæstio 114. Vediamo questa precisazione che fa san Tommaso: «Gli angeli cattivi combattono l’uomo in due modi. Primo, mediante l’istigazione al peccato. E in questa funzione essi non sono inviati da Dio, anche se talvolta Dio, nei suoi giusti giudizi, permette tale attività» (ibidem). Allora, l’istigare al peccato, cioè tentare istigando al peccato, non è un’azione di Dio. E Dio non invia i demoni per istigare l’uomo al peccato. Però, dice san Tommaso, «talvolta Dio, nei suoi giusti giudizi, permette tale attività». Perché? Perché Dio permette che il demonio possa istigare al peccato? E permette persino che l’uomo vi possa cadere? Perché ha dei giusti giudizi.

Cioè, in sostanza, è possibile che Dio permetta questa attività del demonio e di fatto la permette per due ragioni (sintetizziamo, poi chiaramente nessuno ha la pretesa di guardare nella mente di Dio, ma questo è quello che ci viene dall’esperienza dei santi, dalla grande riflessione sulla vita spirituale, dagli scritti dei padri del monachesimo): 1) Dio la permette perché i suoi lottino e nella lotta si purifichino e nella purificazione si santifichino; dunque, l’istigazione al peccato, che noi subiamo, Dio la permette precisamente per allenarci nel bene, farci crescere nel bene, purificare la nostra volontà per fissarla nel bene mentre estromette il male verso cui viene tentata. Perciò, è un’azione di nuovo agonistica. Pensiamo a un allenamento fisico: non si ha progresso, per esempio aumento della massa muscolare, della capacità respiratoria, se non c’è un ostacolo. Un ostacolo, una resistenza. Quindi se non si fa uno sforzo non c’è progresso. Questo domina un po’ la realtà umana su questa terra: dove non c’è uno sforzo, dove non c’è un allenamento, non c’è progresso. Vale per il corpo, ma vale anche per la vita intellettiva e per la vita spirituale.

Ma uno potrebbe dire: se Dio sa che uno cade nel male, perché Dio sa tutto, perché permette una tentazione se poi sa che uno ci casca dentro? La ragione è molto semplice: Dio permette talvolta che l’uomo cada nel peccato perché l’uomo arrivi alla conoscenza di sé, cioè conosca, realizzi quanto è fragile, realizzi che non può fare affidamento sulle proprie forze, realizzi che questa battaglia non la può combattere da solo, che non è quel fenomeno che ciascuno di noi in fondo pensa di essere. E, quindi, è qualcosa che Dio permette perché l’uomo non cada in un peccato più grave, che può essere la superbia, il peccato più grave per eccellenza. È chiaro che non è un’azione automatica. Di nuovo, anche di fronte a questa permissione di Dio, per la nostra umiltà, nel senso bello e pieno del termine, perché diventiamo consapevoli di quello che siamo, questo richiede comunque una risposta, perché uno può essere un mulo: nonostante riceva questi avvertimenti di Dio può, ahimè, continuare per la sua strada.

Quindi, primo, abbiamo questa istigazione al peccato, con cui veniamo combattuti dai demoni. Ma veniamo combattuti dai demoni anche per una seconda ragione. Spiega san Tommaso: «Secondo, mediante la punizione. E per questo compito sono mandati da Dio (...). Tuttavia i demoni inviati a punire, puniscono con un’intenzione diversa da quella con cui sono inviati, poiché, mentre essi puniscono perché mossi da odio o da invidia, Dio invece li manda mosso dalla sua giustizia» (ibidem). Questo scombussola, rovescia per certi versi la nostra idea di Dio. A noi sembra impossibile che Dio mandi i demoni per punire perché, per noi, la punizione non deve esistere, la misericordia di Dio non permette la punizione: non è così. Dio è pienamente misericordioso ed è pienamente giusto, la Sua misericordia non si compie senza giustizia e la Sua giustizia non si compie senza misericordia. Quale sia la modalità, la misura con cui Dio “bilancia” queste due realtà sfugge alla nostra capacità di comprendere. Ma Dio invia gli angeli malvagi a punire per ristabilire, e qui lo dice chiaramente san Tommaso, una giustizia violata. Anche se i demoni, quando arrivano a punire, non hanno nessuna intenzione di ristabilire la giustizia di Dio: hanno intenzione invece di seguire la loro invidia e la loro superbia, il loro odio nei confronti di Dio e di noi uomini. Eppure, di nuovo, questa loro malizia – che è dei demoni, non è di Dio – è usata da Dio, che la riporta dentro un ordine, che è un ordine di giustizia, quando parliamo della punizione. Dunque, attenzione, checché se ne pensi, Dio è giusto Giudice, è vindice, è Dio “della vendetta”, ma non nel senso deteriore umano, cioè uno che si sveglia la mattina, preso da rabbia, e fa delle cose spropositate: non è questa la vendetta di Dio. Quando si parla della “vendetta di Dio”, termine biblico, si indicano proprio gli interventi che Dio pone già nella storia dell’umanità per punire l’empietà e ristabilire la giustizia.

C’è una seconda obiezione interessante, che san Tommaso affronta; si potrebbe infatti obiettare che questo modo di agire di Dio non è propriamente giusto, non tiene conto della fragilità dell’uomo, perché uno potrebbe dire: “Eh, noi uomini dobbiamo combattere con dei demoni… noi siamo uomini, quindi la nostra natura è più fragile, la nostra intelligenza è inferiore, la nostra volontà è più instabile, in più siamo pure in una natura decaduta, per cui abbiamo tutto quel movimento delle passioni che ci rende ancora più fragili; e dall’altra parte abbiamo dei puri spiriti, intelligenti, potenti, che ci odiano”. San Tommaso ha ben presente l’obiezione e risponde in questo modo: «Affinché le condizioni della lotta non siano ingiuste, c’è un compenso a favore dell’uomo, principalmente mediante l’aiuto della grazia divina e secondariamente mediante la custodia degli angeli. Per cui Eliseo disse al proprio servo [qui viene citato il Secondo Libro dei Re, al capitolo 6]: “Non temere perché i nostri sono più numerosi dei loro”» (ibidem), cioè le nostre schiere sono più numerose di quelle del nemico. Il servo di Eliseo non capiva, e gli viene dato di vedere che a combattere per Eliseo c’era un esercito di creature celesti.

Allora, anche questo è un articolo fondamentale o, meglio, una fondamentale risposta a un’obiezione, molto breve, ma molto densa. Cioè, nessuno di noi può dire in cuor suo, cosa a cui il demonio ci tenta, “questa situazione è troppo grande per me; questa sofferenza è troppo grande per me; questa crisi che stiamo vivendo è troppo forte per me”: queste frasi sono tutte vere se io quel “per me” lo isolo; cioè, per me, da solo, è vero che questo, questo e quest’altro è troppo grande da affrontare.

Ma san Tommaso ci dice che «c’è un compenso», cioè Dio sa la nostra condizione e ci vuole salvi, quindi a compenso di questo nostro svantaggio di natura, di condizione, ci dà due mezzi straordinari: ci dà la Sua grazia, cioè la vita stessa di Dio in noi; e ci dà la custodia degli angeli, che agiscono in sinergia. Dunque, nessuno di noi è lasciato solo nella lotta. E non esiste lotta, situazione difficile della nostra vita personale, della vita del mondo, della Chiesa che sia al di là delle nostre forze. Quello che rende difficile o impossibile la nostra battaglia è il chiudersi in quel “me”, “io da solo” e quindi non avvalersi dei mezzi della grazia, che Dio ci mette a disposizione, e quel non ricorrere, non credere, non fare affidamento a questa custodia dell’angelo che Dio pone al nostro fianco.

Dunque, è un articolo molto breve, ma molto denso, che ci dà le basi, i criteri fondamentali della nostra situazione in questa vita, di questa dimensione agonistica, svelandocene la natura e la dimensione. Questo è fondamentale perché, nel momento della lotta, in qualsiasi versante, il demonio insinua in noi proprio il fatto di essere soli: e quindi succede che l’uomo non combatte più perché non c’è partita. Come dire che da una parte c’è la Juventus e dall’altra c’è la squadra dell’oratorio under 9: così è chiaro che non c’è partita… ma la situazione non è così. È qui che la fede, il contenuto della fede ci tengono saldi e ci dicono che le cose non stanno così, stanno in un altro modo. Dalla nostra parte, come dice Eliseo, sono più quelli che combattono per noi, rispetto a quelli che combattono per il nemico. E quelli che combattono per noi sono molto più forti di quelli che combattono per il nemico, perché dalla nostra parte ci sono gli angeli buoni, c’è la grazia di Dio, c’è Dio stesso.

Questo ci dà una visione realista, vera. C’è la battaglia, c’è l’insidia, il demonio è più forte di noi, è più intelligente di noi e di tutti noi messi insieme; ma c’è l’altro lato della medaglia: c’è un ordine dentro il quale la sua azione [del demonio] si deve svolgere, non può fare quello che vuole. Questo ordine, che Dio vuole, lo vuole per il bene. E Dio ci dà tutti i mezzi, tutti gli aiuti, inclusa la custodia dei Suoi angeli, per combattere la buona battaglia. In fondo, la vita è questo: combattere la buona battaglia, sapendo che Dio trionfa, sapendo che abbiamo tutti i mezzi e sapendo che l’esito delle cose non dipende da noi: dipende da Dio; noi dobbiamo fare la nostra parte dentro questo insieme. La nostra parte richiede tutti noi stessi, non un pezzettino, ma dentro questa logica, questa visione così ampia e così vera che san Tommaso ci ha descritto.

La prossima volta continuiamo con l’articolo 2 della quæstio 114, che si focalizza sulla tentazione, su che cos’è la tentazione e cos’è il tentare.



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