a cura di Anna Bono
  • Immigrazione irregolare

L’Angola ha rimpatriato a forza centinaia di migliaia di stranieri

Un anno fa, il 1° ottobre 2018, iniziava in Angola l’espulsione in massa di immigrati irregolari nell’ambito dell’“Operazione trasparenza” voluta dal presidente Joao Lourenço per contrastare il contrabbando di diamanti e le attività estrattive illegali, secondo il governo organizzati e controllati da stranieri residenti illegalmente nel paese. A distanza di un anno, gli stranieri espulsi sono 527.725. I provvedimenti di rimpatrio nel marzo del 2019 sono stati estesi ad altri immigrati per lo più irregolari al fine di combattere anche la pesca illegale, il contrabbando di carburante e il traffico di droga. Nell’ambito dell’Operazione sono stati requisiti 356 pescherecci, sono  stati bloccati quattro progetti minerari, sono state chiuse 96 cooperative illegali e 289 case per l’acquisto di diamanti, sono stati sequestrati almeno 35.000 carati di diamanti. Fin dall’inizio alcune organizzazioni non governative tra cui Human Rights Watch hanno protestato per il modo in cui il governo angolano gestisce il rimpatrio degli immigrati, in gran parte originari della Repubblica democratica del Congo. Secondo le Nazioni Unite è stata violata la Convezione di Ginevra sui rifugiati, ma le autorità angolane replicano che quelli espulsi non sono profughi bensì immigrati clandestini. L’Alto commissario per i diritti umani Michelle Bachelet è intervenuto per denunciare le condizioni estremamente difficili in cui vengono a trovarsi i congolesi rimpatriati, costretti a partire senza portare nulla con sé, lasciati al confine privi di aiuto, senza che qualcuno li accolga in patria. L’Unicef a sua volta è intervenuta in favore degli oltre 80.000 immigrati minori deportati senza assistenza. Secondo l’Onu inoltre le forze dell’ordine angolane hanno lasciato bande di giovani di etnia Tshokwe libere di attaccare gli immigrati e saccheggiarne i beni per “convincerli” a partire.