• IL BELLO DELLA LITURGIA

La vocazione dei primi apostoli, gli occhi fissi su Gesù

Tra i capolavori della Cappella Sistina c’è la “Vocazione dei primi apostoli”, affrescata dal Ghirlandaio. Il testo pittorico è da leggersi partendo leggermente in lontananza da sinistra, dove Gesù fa cenno a due pescatori di avvicinarsi a riva: sono Pietro e Andrea. “Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono”. Al centro, li ritroviamo già anziani, perché l’artista vuole comunicarci che la sequela a Cristo è la vocazione di tutta la loro vita.

Domenico Ghirlandaio, Vocazione dei primi apostoli, Città del Vaticano - Cappella Sistina

«Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (Mt 4, 19)

Partirono in gruppo dalla Firenze medicea alla volta di Roma, con tanto di aiuti e collaboratori al seguito, gli artisti convocati da Sisto IV per dipingere le pareti della Cappella più famosa al mondo, che da quel pontefice avrebbe preso il nome di Sistina. Si chiamavano Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli, Pietro Perugino e Domenico Ghirlandaio. A loro fu affidato il compito di eseguire il preciso programma iconografico che, raffrontando le Storie di Mosè con quelle di Gesù, avrebbe eternamente affermato la continuità del messaggio divino dalla legge giudaica al Verbo di Cristo, consegnato a Pietro e agli altri apostoli, e quindi ai loro successori.

I riquadri del registro mediano, conclusi nel 1482, simmetricamente si rimandano l’uno all’altro secondo il principio già affermato da sant’Agostino, tale per cui “Dio, ispiratore e autore dei libri dell'uno e dell’altro Testamento, ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nell’Antico e l’Antico diventasse chiaro nel Nuovo”. Il passaggio del Mar Rosso, d’incerta attribuzione, si specchia nella Vocazione dei primi apostoli affrescata da Ghirlandaio sulla parete dirimpetto, sviluppando il tema del “raduno del popolo” destinato a ricevere, nel primo caso, la legge scritta, nel secondo, quella evangelica.

Chiese, torri, castelli di città fortificate s’incastrano tra le cime di monti e pendici di colline, quinte scenografiche che si rincorrono lungo le sponde del lago sul cui sfondo il maestro racconta la chiamata dei discepoli. Con una solennità difficile da trovare in altre sue opere, in tre momenti distinti, distribuiti tra il primo e il secondo piano della scena, Ghirlandaio immagina il momento in cui Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni furono scelti.

Il testo pittorico è da leggersi partendo leggermente in lontananza da sinistra, dove Gesù fa cenno a due pescatori di avvicinarsi a riva: sono Pietro e Andrea che, intenti fino a un attimo prima a gettare le reti, alzano lo sguardo verso quell’Uomo, da cui non si separeranno più. “Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono”. Li ritroviamo, infatti, sul lato opposto del mare di Galilea, dietro a Cristo, verso cui si sta avvicinando un’altra piccola imbarcazione con tre uomini a bordo: Giacomo, Giovanni e il padre Zebedeo.

Ed ecco in primo piano, al centro, il primo nucleo del nuovo popolo che si è radunato! Pietro e Andrea, vestiti dei colori che rimarranno loro propri – giallo per Pietro, verde per il fratello – sono inginocchiati davanti al Signore che li benedice. Non sono più giovani, come sarebbero in realtà. Al pittore non interessa un racconto filologico e, piuttosto, si concentra sul messaggio che intende comunicare: la sequela a Cristo che, per Pietro e Andrea, è iniziata qui, è la vocazione della loro intera vita; commuove che gli occhi dei due pescatori, ormai avanti con l’età, siano ancora, come allora, fissi su Gesù.

E l’accettazione del compito a loro affidato ha permesso all’umanità intera - che Ghirlandaio sceglie di rappresentare in abiti a lui contemporanei - affollata ai lati dei protagonisti, di raccogliersi anch’essa, più o meno consapevole, attorno al Signore.