a cura di Stefano Fontana
  • INIZIATIVA A REGGIO

La via Crucis e la Dottrina sociale

Una iniziativa (anzi due) della Diocesi di Reggio Emilia meritano attenzione e apprezzamento da parte di quanti hanno a cuore la Dottrina sociale della Chiesa. La direttrice dell’ufficio della pastorale sociale e del lavoro, professoressa Chiara Franco, ha preparato una Via Crucis con meditazioni prese dalla Dottrina sociale della Chiesa. Il fascicolo, con la prefazione del Vescovo Mons. Massimo Camisasca, è stato distribuito durante la Quaresima tramite il settimanale diocesano “La Libertà”. La professoressa Franco ha anche annunciato che nel mese di maggio sarà disponibile un sussidio analogo per la recita del Santo Rosario.

Ritengo che questa iniziativa sia molto importante perché radicata nella essenza vera della Dottrina sociale della Chiesa. Per molti motivi.

Prima di tutto, pregare durante la Quaresima con una attenzione rivolta alla Dottrina sociale della Chiesa colloca quest’ultima dentro la storia della perdizione, del riscatto e della salvezza. La colloca cioè nel suo giusto posto. Le cose vanno male in questo mondo – anche dal punto di vista sociale – a causa del peccato. Tutti gli altri motivi sono derivati e conseguenti. Vanno male per l’allontanamento delle anime e delle istituzioni pubbliche da Dio. Non da un Dio generico, ma dal Dio Vero della religione cristiana. La Dottrina sociale della Chiesa è uno strumento per riportare il mondo a Cristo, quindi è uno strumento di evangelizzazione, di annuncio della salvezza. La Dottrina sociale è strumento di salvezza. È quindi pienamente rispondente alla fede della Chiesa che essa si radichi nella Quaresima e nel Triduo Pasquale. Senza questa liberazione e questa salvezza nessun’altra è possibile, dato che in fondo il vero lavoro si svolge nel cuore dell’uomo.

Purtroppo assistiamo ad una diversa interpretazione della Dottrina sociale della Chiesa, intesa spesso come un insieme di principi operativi per togliere di mezzo le difficoltà che l’uomo incontra nella storia, non un annuncio di salvezza ma una prassi umanistica nella quale incontrare sullo stesso piano tutti gli altri uomini in uno sforzo comune ma proprio per questo anche generico. Accade così che si chiama in causa la Dottrina sociale per la difesa dell’ambiente o per gestire le risorse energetiche o per lottare per la conservazione della biodiversità. Cose “troppo umane” che male corrispondono alla missione della Chiesa, a cui la Dottrina sociale appartiene. La Via Crucis della diocesi di Reggio Emilia inverte questa tendenza e fa riscoprire altre dimensioni veramente importanti per l’impegno sociale e politico condotto alla luce del Vangelo e degli insegnamenti della Chiesa.

Poi c’è il discorso della preghiera e del suo rapporto con la Dottrina sociale. Quest’ultima riguarda il lavoro, il salario, il fisco, l’impresa, il sindacato … tutte cose concrete, si pensa. Ma anche cose che chiedono luce per poter essere affrontate nel modo giusto. Luce concettuale da parte delle verità della fede e della ragione, luce anche spirituale da parte della preghiera, della partecipazione alla liturgia, della contemplazione delle opere di Dio. C’è una spiritualità della Dottrina sociale della Chiesa che va assolutamente riscoperta e che si radica nella contemplazione delle Verità rivelate e del disegno di Dio sull’umanità. Le tante generazioni, come scriveva Giovanni Paolo II, che hanno motivato la loro presenza cristiana nella società “nella testimonianza a Cristo Salvatore”, traevano forza e luce per l’impegno da una vita cristiana completa, di preghiera, di liturgia, di Sacramenti. Il più grave peccato si dice essere la superbia. L’esigenza di una Dottrina sociale della Chiesa nasce dal fatto che il mondo, gravato dal peccato, vuole escludere Dio da se stesso. Nella preghiera e nella vita cristiana, invece, Dio è al centro ed è questa centralità che va manifestata anche nella vita pubblica tramite la Dottrina sociale della Chiesa. La centralità di Dio nell’opus Dei della liturgia, nell’Eucarestia istituita il Giovedì Santo, nella preghiera davanti alla Croce del Venerdì Santo e nella gioia della salvezza sperimentata nella notte del Sabato Santo è il fondamento della centralità di Dio anche nella vita sociale e politica.