• IL MANIFESTO

La vera scuola cattolica contro il nichilismo educativo

Lo Stato ha preso in mano le redini dell’educazione, non solo dal punto di vista organizzativo e gestionale, ma anche da quello culturale, attuando una colossale operazione di anestetizzazione delle menti e dei cuori. Si indebolisce la domanda su ciò che vale, è vero, è giusto, sotto la terribile pressione della cultura edonista e nichilista. Nasce "È il momento della vera scuola cattolica”, il manifesto che fa seguito al Convegno dell’Osservatorio Van Thuân.

È stato reso pubblico in questi giorni il Manifesto “È IL MOMENTO DELLA VERA SCUOLA CATTOLICA”, che fa seguito al Convegno dallo stesso titolo organizzato dall’Osservatorio cardinale Van Thuân e tenutosi a Lonigo (Vicenza) sabato 4 giugno scorso.

Si tratta di una iniziativa che merita di essere promossa e sostenuta con tutte le forze, perché mira a riaggregare, intorno al tema della libertà di educazione, tutte le migliori espressioni della società civile, a partire innanzitutto da coloro che sono i fondamentali detentori di questo diritto: i genitori.

La scuola italiana, nonostante le quotidiane e roboanti dichiarazioni pubbliche dell’attuale ministro (come pure, del resto, dei suoi predecessori), è allo sfascio sia sotto il profilo formativo che organizzativo. Da parte sua la scuola paritaria, che da diversi anni a questa parte accusa un significativo calo di iscritti (dopo un periodo di costante e incoraggiante crescita) e costituisce ormai, nel quadro complessivo del sistema nazionale di istruzione, una parte residuale, rischia di risultare assolutamente marginale anche sotto il profilo culturale, essendosi in gran parte adeguata (se obtorto collo o con convinzione non sappiamo dirlo) ai diktat del Ministero. Lo scotto di questo adeguamento è la perdita della propria fisionomia, che nel caso della scuola paritaria, in tantissimi casi, era all’origine una identità cristiana/cattolica, con tutto ciò che ne conseguiva…

È, per questo, assolutamente necessario che ci si muova per favorire il riemergere di questa identità, che rappresenta il tesoro più prezioso della nostra storia e del nostro popolo. Perché questo accada, però, è necessaria una nuova mobilitazione dal basso.

In questi ultimi decenni, infatti, in cui ho personalmente e direttamente operato nel campo della scuola libera – statale e paritaria – e per la libertà di scelta educativa delle famiglie, ho maturato l’impressione che l’asse dell’impegno si sia spostato progressivamente dalla “base popolare” agli “specialisti”.

Indubbiamente sono sorte e si sono consolidate associazioni di scuole paritarie, che con grande impegno e competenza si sono dedicate, oltre al sostegno degli enti gestori, anche all'interlocuzione politica; sono stati pubblicati numerosi studi su questo tema e organizzati incontri pubblici ad alto livello; sono stati spesso coinvolti parlamentari “sensibili” al problema e sono state proposte (e in alcun casi adottate) norme per una maggiore parità scolastica nel nostro Paese, fino all'emanazione della Legge 62/2000 a firma Luigi Berlinguer, che ha riconosciuto le scuole non statali come facenti parte del sistema nazionale di istruzione, sebbene a determinate condizioni e con un sostegno di natura economica poco più che simbolico…

Nel frattempo, però, appare enormemente indebolita, nella società civile e nella stessa Chiesa, la consapevolezza dell'imprescindibile importanza della libertà di educazione. In parole povere, se da una parte sono cresciuti gli “specialisti”, dall’altra è venuto meno il popolo.

Da questo punto di vista, appare legittimo sospettare che la Legge 62, anziché favorire, abbia tarpato le ali alla battaglia per la libertà di educazione, immettendo la scuola non statale nel pentolone iperburocratizzato e spersonalizzante del sistema nazionale di istruzione, e pretendendo l’adeguamento a numerose norme in cambio di un finanziamento sempre e comunque insufficiente. Effetto collaterale imprevisto o geniale piano preordinato? A giudicare dal silenzio-assenso che le associazioni di scuole paritarie hanno tenuto in questi ultimi anni in occasione di alcune disumane decisioni del Governo, come ad esempio, ultimamente, sui temi dell’obbligo vaccinale (con sospensione del personale non consenziente) e, ancor peggio, sull'imposizione dell’"educazione al gender” nelle scuole, viene da dire che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto…

Afferma il succitato Manifesto: «Lo Stato moderno e contemporaneo deforma i legittimi compiti educativi della comunità politica, accentrando in sé il compito educativo ed esautorando sia la Chiesa, mediante una erronea concezione della laicità dell’educazione, sia i genitori, dato che il fondamento naturale del dovere educativo di questi ultimi viene perduto senza il sostegno della dimensione religiosa della religio vera... Lo statalismo educativo non è solo profondamente sbagliato dal punto di vista di “chi” deve educare, lo è anche per quanto riguarda “cosa” educare. Dato il suo accentramento e la sua visione assoluta di sé, lo Stato finisce per imporre i propri contenuti educativi, plasmando le anime di alunni e studenti secondo i propri principi e insegnando i contenuti di una “religione civile” artificiosa e strumentale».

È la descrizione puntuale della situazione attuale. Lo Stato ha preso in mano le redini dell’educazione, non solo dal punto di vista organizzativo e gestionale, ma anche da quello culturale, attuando una colossale operazione di anestetizzazione delle menti e dei cuori. Ci chiediamo: a chi importa davvero, oggi, la libertà di educazione? Quanti giovani, anche nel mondo cattolico, sanno di cosa si tratta e perché è fondamentale? Quanti sarebbero realmente disposti a scendere in piazza per difenderla? Si indebolisce, ogni giorno di più, la domanda (prima ancora della coscienza) su ciò che vale, ciò che è vero, ciò che è giusto, sotto la terribile e pervasiva pressione della cultura edonista e nichilista.

Profeticamente, don Giussani diceva nell’anno 2003: «Se ci fosse un’educazione del popolo, tutti starebbero meglio». Questo è ciò che manca oggi. Manca l’educazione, ma pare che non ci sia più nemmeno il popolo. Innanzitutto perché si sta dissolvendo la famiglia, come drammaticamente vediamo sempre più ogni giorno che passa; poi, perché sta scomparendo la fede cattolica, che ne ha rappresentato per secoli la sorgente e il collante.

Ben venga, allora, l’iniziativa dell’Osservatorio Van Thuân, che nel suo Manifesto (alla cui lettura integrale e alla cui adesione rimandiamo) afferma sia che “Le esigenze dell’Educazione cattolica e della Scuola cattolica richiedono di uscire dallo Stato e anche dalle realtà ecclesiastiche istituzionali laddove esse condividano e collaborino al sistema diseducativo statalistico e globalista”, sia che “in questa fase storica ed ecclesiale bisogna partire dal basso”.

Può essere l’inizio di una ripartenza: “Sarà impegno dell’Osservatorio dare seguito a questo Manifesto con iniziative rivolte agli aderenti tese allo studio delle ragioni dottrinali dell’educazione cattolica, alla formazione dei docenti cattolici e alla promozione pubblica del principio non negoziabile della vera libertà educativa”. Si tratta indubbiamente di un compito arduo, ma siamo certi che sia di vitale importanza, particolarmente in questa travagliata fase della nostra storia.

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