• LE BUGIE DEL LIBRO BIANCO

La sciacalla utopia radicale per il Fisco e i pusher liberi

La galassia catto-radicale antiproibizionista vuole liberare tutti gli spacciatori in carcere e lancia una nuova offensiva per liberalizzare la cannabis: «Lo Stato incamererebbe 20 miliardi di gettito e le carceri si svuoterebbero». Due falsità, che svelano l'utopia e lo sciacallaggio, sulla pelle dei giovani, che muove queste campagne. Con la droga free, ad aumentare sarebbero solo i reati e i costi sociali e medici con ricadute drammatiche. 

Liberalizzare la cannabis per recuperare 20 miliardi di euro di gettito fiscale e svuotare le carceri per liberare gli spacciatori. Sono queste le ultime due utopie partorite dalla galassia radicale antiproibizionista, dentro la quale entrano di diritto anche realtà sedicenti cattoliche. Utopia e sciacallaggio, dato che non si tiene conto che la liberalizzazione, semmai, farebbe aumentare ancora di più i reati droga-correlati e porterebbe lo Stato a doversi sobbarcare un insostenibile costo sociale di un esercito di cittadini drogati.

I benefici non ci sono, resterebbero solo le macerie, ma i due assunti sono contenuti niente meno che nel Libro bianco sulle droghe e allora tutto diventa improvvisamente autorevole, degno di essere ripreso dai giornali e soprattutto buono per dare ai Cinque Stelle qualche cartuccia da spendere. Infatti, tanto il deputato Aldo Penna quanto Alessandro Di Battista ieri hanno sposato subito l’ennesimo sit in radicale “Io coltivo” promosso da Emma Bonino davanti a Montecitorio.

Lo spunto di cronaca, appunto, è la presentazione della IX edizione del Libro bianco sulle Droghe, in particolare sugli effetti della Jervolino-Vassalli, il Testo Unico sulle sostanze stupefacenti, che ogni anno viene presentato in occasione del 26 giugno, Giornata mondiale sulle Droghe, nell'ambito della campagna internazionale di mobilitazione 'Support! don't Punish'.

Il fatto è che a presentare la ricerca non è un'agenzia imparziale, ma il gotha dell’antiproibizionismo radicale italiano, delle politiche di riduzione del danno e dei consumatori di droga: Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, Cgil, Cnca, Associazione Luca Coscioni, Arci, Lila e Legacoopsociali con l'adesione di A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto (fondata da don Gallo, ndr), Funzione Pubblica Cgil, Gruppo Abele (di don Luigi Ciotti, ndr), Itardd e Itanpud.

Liberalizzare dunque, liberalizzare e liberalizzare, questa volta non si punta più sull’aspetto falsamento terapeutico della cannabis, ma si va dritto al tema giudiziario ed economico. Come? Facendo leva sul fatto che la popolazione carceraria è piena zeppa di spacciatori che, se la cannabis fosse totalmente free, non intaserebbero le patrie galere.

«Sugli oltre 60.000 detenuti presenti in carcere - si legge nel Libro bianco - al 31 dicembre 2019 ben 14.475 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio, il 23,82%). Altri 5.709 in associazione con l'art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, 9,39%), solo 963 esclusivamente per l'art. 74 (1,58%)». Insomma: il 36,45% dei carcerati che intasano il carcere è dentro per droga, ecco un buon motivo per liberalizzarla. In più, sempre secondo gli estensori, ad oggi la droga è anche un tappo del sistema giudiziario italiano: nei tribunali ci sono pendenti oltre 200mila fascicoli per reati droga-correlati che costano al sistema. Ecco dunque un altro motivo per far cadere ogni sorta di proibizione alla sua vendita.

La questione criminalità va di pari passo con il ventilato gettito fiscale che lo Stato incamererebbe se rendesse libera la vendita di canne e affini: 20 miliardi, derivanti anche dallo sgravio dei costi di giustizia e polizia. Insomma: per risolvere il problema droga si liberano gli spacciatori, proprio quelli che, magari, vendendo dosi a ragazzi di 16 anni ne provocano la loro irrimediabile caduta verso la tossicodipendenza. 

Utopia e sciacallaggio, dicevamo. Anzitutto perché liberalizzare significa esattamente il contrario: determinerebbe un aumento della popolazione carceraria. Il motivo è molto semplice. Aumentare la domanda porterebbe all’incremento della necessità di procurarsi la droga e questo condurrebbe a commettere reati: furti, rapine e scippi per una dose di droga da acquistare poi nei dispensari autorizzati.

Se anche lo Stato liberalizzasse, poi, ci sarebbero sempre quote di mercato che non potrebbe coprire se non vuole legalizzare anche le Mafie. Insomma, è un favore ai trafficanti e un danno per l’intera collettività oltre che per i singoli sventurati e questo lo aveva detto anche Paolo Borsellino prima di essere ucciso da Cosa nostra e lo dice oggi, inascoltato, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Il magistrato da anni ricorda che il mercato della canna è quello principalmente per i minorenni, ma nemmeno la legalizzazione più “selvaggia” sarebbe a loro vantaggio. I ragazzi dunque resterebbero nella spirale della malavita, consumerebbero di più in un contesto di liberalizzazione e passerebbero più velocemente e facilmente alle droghe pesanti, andando così ad arricchire ancora di più la malavita. Gratteri ricorda spesso anche che alla base della filiera non c’è la Malavita, ma i Talebani, che riforniscono di sostanza i narcotrafficanti. La liberalizzazione farebbe un favore ai tagliagole jihadisti.

In quanto alla ricaduta economica sul gettito, la cifra dei 20 miliardi è un numero puramente aleatorio e senza alcun tipo di scientificità. Quello che invece è certo è che l’utilizzo della droga ha già una ricaduta economica pesantissima in termini economici per lo Stato: dal 2017 i ricoveri ospedalieri direttamente droga-correlati aumentano costantemente. Sempre stando ai dati 2017, il 12% delle violazioni contestate in strada erano per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti: (5.289). Questo dato va di pari passo con la crescita rispetto agli anni precedenti delle rilevazioni dei Carabinieri relative agli incidenti stradali con lesioni a persone con almeno un conducente sotto l’effetto di sostanze psicoattive: sono stati 1.048 (pari al 3,2% del totale degli incidenti rilevati) e hanno provocato 1.893 feriti e 40 vittime.

Utopia e sciacallaggio, allora. Anche tenuto conto che le esperienze di liberalizzazione in giro per il mondo stanno restituendo una realtà drammatica. Lo fa notare Carlo Giovanardi, che da ministro, con la Fini-Giovanardi fece una legge restrittiva sullo spaccio di droga che rappresenta una delle bestie nere degli antiproibizionisti. «L’esperienza del Colorado – spiega Giovanardi alla Nuova BQ – è stata disastrosa, i numeri forniti dallo Stato americano indicano un aumento degli incidenti stradali, dei ricoveri ospedalieri, addirittura bambini che nascono già con patologie e un aumento sconsiderato di morti per overdose. E in tutto questo i cartelli della droga non hanno abbassato di un dollaro il prezzo».

Giovanardi ha poi risposto anche ai due assunti emersi col Libro bianco. «Se c’è un 36% di popolazione carceraria droga-correlata è perché ha riportato una condanna superiore a sei anni, quindi non certo per reati bagatellari – spiega -. Con la legge che porta il mio nome abbiamo reso possibile la detenzione in comunità di recupero per i reati al di sotto dei sei anni di condanna. Se questo non avviene non è colpa della legge, ma della politica, dello Stato e delle Regioni, che non sovvenzionano le comunità di recupero in modo che possano ospitare quanti più detenuti per scontare la pena».

E per i 20 miliardi di gettito? «Una cifra che non ha alcun senso: la verità è che Sinistra, Cinque Stelle e Radicali sono per la cronicizzazione del problema. Se anche ci fosse un introito fiscale, ci sarebbe un costo economico in termini di vite e di salute decisamente superiore. Una follia a danno dei giovani e dei fragili».

Appunto: utopia e sciacallaggio.