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IL RAPPORTO WALNEY

La rete dei finanziamenti delle violenze pro-Pal svelata a Londra

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Organizzazioni tutt'altro che umanitarie per la Palestina mettono a soqquadro le nostre città e mantengono relazioni con estremisti islamici. Chi le finanzia? Un rapporto svela i soliti noti, fra cui Soros, e anche diversi governi. 

Esteri 15_07_2026
Manifestazione pro-Pal a Londra (AP)

Un nuovo rapporto di NGO Monitor, presentato nei giorni scorsi dall'ex consigliere britannico per il contrasto all'estremismo Lord Walney, rivela che una rete di donatori stranieri, enti di beneficenza e gruppi di attivisti ha contribuito a finanziare organizzazioni e manifestazioni pro-Palestina in tutta la Gran Bretagna. Il documento, seppur specifico sulle vaste proteste iniziate dal 7 ottobre 2023 che avevano lo scopo di destabilizzante nel Regno Unito, esacerbando la polarizzazione politica e sociale, portando a un aumento esponenziale di atti di incitamento all'odio, discriminazione e violenza, in particolare contro la comunità ebraica del paese, è significativo di come tutta la galassia “ProPal” si sia alimentata e organizzata nei paesi occidentali. L’Italia ancora oggi, a 12 mesi dalle prossime elezioni, ha esplicitamente indagato i finanziatori e previsto il divieto per donatori esteri verso Ong (vere o presunte) e partiti politici in Italia?

Le proteste erano state ampiamente presentate dai “media liberal” come spontanee e dal basso, in realtà questo report solleva il velo di ipocrisia ed irride il 'segreto di Pulcinella’  in cui molti erano cascati: in realtà, movimenti ‘ProPal’ e Ong pacifiste erano  e tutt’ora sono organizzate professionalmente e fanno parte di una rete di attivisti globali ben promossa, finanziata e coordinata da filantropi liberal internazionali. Il documento espone una mappatura strutturata di 40 importanti proteste e campagne di mobilitazione successive al 7 ottobre nel Regno Unito, descrivendo in dettaglio le organizzazioni e gli individui identificati come attori ricorrenti nel coordinamento, nella promozione, nel finanziamento e nelle attività correlate.

Tra risultati più eclatanti che emergono dai fatti comprovati nella ricerca, si deve sottolineare che almeno 11 delle 40 organizzazioni hanno legami con organizzazioni estremiste e/o hanno funzionari che hanno incontrato o collaborato con attori estremisti, tra cui il regime iraniano e il suo “Corpo delle Guardie Rivoluzionarie” (Pasdaran), “Hamas”, “Hezbollah”, il “Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina” (FPLP) e i “Fratelli Musulmani”. Inoltre, esiste una significativa sovrapposizione di ruoli dirigenziali tra i sei principali gruppi di coordinamento delle proteste e violenze. Ad esempio, l’ex leader dei Laburisti Jeremy Corbyn ricopre la carica di vicepresidente della “Campaign for Nuclear Disarmament”, vicepresidente della “Stop the War Coalition” ed è patrono della “Palestine Solidarity Campaign”. Organizzazioni che si presentano come neutrali e benefiche come “Amnesty International UK”, in realtà stanno portando avanti un programma di attivismo anti-israeliano che forma centinaia di giovani britannici sui diritti di protesta, sul coinvolgimento dei media e sulle strategie di campagna, così come anche “Friends of Al-Aqsa” che pone l'accento sulla mobilitazione giovanile affinché «si attivino per la Palestina». 

Il report inoltre documenta come milioni di sterline stanno affluendo nella rete di proteste post-7 ottobre nel Regno Unito tramite iscrizioni e donazioni, comprese reti di finanziamento transnazionali che coinvolgono individui, fondazioni, organizzazioni politico-religiose estremiste, criptovalute e piattaforme di attivisti globali. Tuttavia, a causa della segretezza che circonda gran parte della rete, non è possibile identificare integralmente le fonti e gli importi di denaro forniti a queste organizzazioni, né le somme totali spese per le manifestazioni sono note al pubblico. Diciannove delle organizzazioni ricevono finanziamenti dal governo del Regno Unito, almeno 11 ricevono finanziamenti pubblici da paesi come Stati Uniti, Belgio, Commissione europea, Irlanda, Norvegia, Scozia, Svezia e Svizzera, quasi tutte ricevono finanziamenti diretti ed indiretti dalle fondazioni “liberal-progressiste” statunitensi e gruppi attivisti di estrema sinistra, come la “Open Society Foundation”, “Action Network”, “Cultures of Resistance” e il “Rockefeller Brothers Fund” che stanno fornendo finanziamenti significativi e supporto organizzativo e facilitando le donazioni.

Cosa guadagnano i potenti filantropi liberal-socialisti dal caos e dall'instabilità nei paesi occidentali? Presto detto, più caos è per loro viatico di più facile speculazione e guadagno di denaro ed influenze. Il report pubblica in seguito un serie di raccomandazioni puntuali e precise sulla necessità per il governo del Regno Unito che valgono per un qualunque paese europeo, inclusa l’Italia. Rafforzare la trasparenza e le restrizioni dei finanziamenti esteri alle Ong e alle reti di advocacy nazionali, intraprendere «nuovi approcci nei confronti delle organizzazioni che intrattengono rapporti con reti estremiste, rendere più rigorosi i requisiti di rendicontazione sulle fonti di finanziamento, aumentare la supervisione delle strutture organizzative ibride, definire con maggiore chiarezza la distinzione tra l'attività umanitaria e quella di mobilitazione politica prolungata. Istituire un sistema di monitoraggio, linee guida e regolamentazione in materia di finanziamenti tramite criptovalute e avviare indagini formali governative e parlamentari sul finanziamento e il coordinamento dell'ecosistema delle proteste».

Il governo Meloni gode di ampia maggioranza nei due rami del Parlamento, nel moltiplicare all’inverosimile i "decreti sicurezza”, si ricordi di stringere le redini e combattere quelle forme di influenza estera e i tentativi di destabilizzazione democratica, prima che sia troppo tardi, che estremisti islamici e filantropi liberalsocialisti perseguono congiuntamente in molti paesi occidentali, incluso il nostro.