• OMOSESSUALITA'

La morale "fai da te" diventa contagiosa

Un articolo del quotidiano online Il Sussidiario vorrebbe "abbattere il pregiudizio anti-cattolico sull'omosessualità", e invece fa a pezzi il Magistero della Chiesa, benedicendo qualsiasi tipo di attrattiva e considerando l'omosessualità "un dono del Signore".

Il sussidiario

Nella vita ci sono poche certezze, e stanno crollando pure quelle.
Il riferimento va al quotidiano on line “Il Sussidiario”, della Fondazione per la Sussidiarietà, che si distingue nel panorama mediatico per la serietà e la ragionevolezza delle posizioni espresse.

Una certezza fino a pochi giorni fa, quando sul sito del quotidiano è apparso un editoriale intitolato L'amore ha vita breve, che si propone di “abbattere il pregiudizio anti-cattolico sull'omosessualità”. Bene, penseranno i lettori della Nuova Bussola Quotidiana: finalmente si chiarirà che la Chiesa si rivolge alle persone con tendenze omosessuali con rispetto e delicatezza.

Invece no: ciò che l'articolo del Sussidiario abbatte è il Magistero ecclesiale sull'omosessualità.
Scrive l'autore: “La Chiesa [...] non ha paura di guardare con simpatia a [sic] qualunque tipo di attrattiva – tra uomo e donna, tra uomo e uomo o tra donna e donna – che si sviluppi nella storia”.
Ecco invece cosa dice il Magistero: “[...] la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata” (Homosexualitatis problema, 1 ottobre 1996, § 3; cfr. il Catechismo della Chiesa Cattolica § 2358). Le attrattive, dunque, non “[...] sono poste tutte sullo stesso piano, senza discrimininazioni”.

“[...] Perché”, prosegue l'autore dell'articolo, “la Chiesa non va contro i fatti, e certe attrattive sono fatti inequivocabili”. Probabilmente l'autore confonde la Chiesa con Hegel (“Ciò che è reale è razionale”), perché la Chiesa, invece, va contro certi fatti elencati, ad esempio, nel Dieci Comandamenti.

Non è finita. Secondo l'articolista, infatti, l'omosessualità è “[...] un dono del Signore”. E qui le cose si complicano.
Innanzitutto bisognerebbe conoscere la fonte di tale affermazione, che non è contenuta nel Magistero. Come fa l'autore dell'articolo a sapere che l'omosessualità è “un dono del Signore”? Rivelazione? Illuminazione? Apparizione personale? Forse l'autore dovrebbe essere edotto che, grazie a san Tommaso, il cristiano (meglio: il cattolico) è libero dal fatalismo di altre religioni (ad esempio l'islam, per il quale tutto avviene perché “inshallah”, così vuole Dio). Per il cattolico esistono le cosiddette cause seconde, ossia cause razionali ma non soprannaturali.

Guarda caso da almeno un centinaio d'anni il mondo occidentale si sta interrogando sulle cause (seconde) proprio del fenomeno dell'omosessualità: sarà di origine biologica? Psico-sociale? Sarà l'effetto dell'interazione di entrambe?
Risolvere le questioni scientifiche con un bel “Deus vult”, Dio lo vuole, è comodo e semplice, ma non contribuisce al progresso delle scienze.

L'articolo, dopo aver distrutto i matrimoni fondati sull'amore (ma forse l'autore intendeva riferirsi all'innamoramento...), si chiude con un ambiguo appello a considerare la scelta del “compagno” come qualcosa che “[...] coinvolge tutto il corpo, tutta la storia del singolo che diventa terreno del dialogo tra l'Io dell'uomo e l'attrazione che l'ha toccato”. Varrà anche per le relazioni omosessuali? Boh. Comunque sia, il Magistero è chiaro anche su questo punto: “[...] le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale” (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni omosessuali, 3 giugno 2003, § 4).

Le sorprese non sono ancora finite, perché l'autore, Federico Pichetto, è un giovane sacerdote con un curriculum lungo da qui a lì. Don Pichetto, dopo l'articolo in questione, ne ha scritto un altro nel quale denuncia “[...] un cristianesimo ignorante della propria dottrina e desideroso di diventare alla moda” ([...] per chi non se ne fosse accorto”).

Dobbiamo considerare questa affermazione come una ammissione di colpa per l'articolo precedente? Speriamo! Finalmente un sacerdote che fa proprio il monito di Matteo 7,5!