Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Tommaso Moro a cura di Ermes Dovico
Viri Galilaei

La melodia che ascende al cielo

L’introito Viri Galilaei, per la solennità dell’Ascensione, sembra quasi che ci consenta di seguire l’ascesa di Nostro Signore Gesù in cielo. La melodia di questo introito venne definita dal beato Alfredo Ildefonso Schuster come “tra le più superbe della raccolta gregoriana”.

Ecclesia 16_05_2021

Un tempo la funzione del canto liturgico era così importante e definita che le domeniche venivano denotate con il nome del corrispondente introito. Cioè, il canto liturgico era così connotante che attraverso di esso si poteva distinguere una domenica dall’altra. C’era in Quaresima la domenica Laetare o in Avvento la domenica Gaudete. Per la solennità dell’Ascensione ecco l’introito Viri Galilaei: “Uomini di Galilea, perché fissate nel cielo lo sguardo? Come l'avete visto salire al cielo, così il Signore ritornerà. Alleluia” (Atti 1, 11). La melodia gregoriana di questo introito venne definita dal beato Alfredo Ildefonso Schuster come “tra le più superbe della raccolta gregoriana” (Liber Sacramentorum).

Certo è che la melodia con quell’inizio ascendente ci sembra quasi che ci consenta di seguire l’ascesa di Nostro Signore in cielo. C’è da dire che il testo dell’introito, nella forma straordinaria del Rito romano, viene proposto anche per l’offertorio ma con melodia diversa. Tornando all’introito, osserviamo come la bella melodia in settimo modo ci porta a contemplare questa ascesa verso l’alto non solo nel celebre inizio, ma anche nell’Alleluia finale. Purtroppo, nella forma ordinaria ci capita raramente di ascoltare questi gioielli e questa è certamente una grave perdita.

Commentando queste parole dell’introito per l’Ascensione, dom Prosper Guéranger nel suo Anno liturgico diceva:

«I discepoli guardavano ancora il cielo, quando improvvisamente due Angeli bianco vestiti si presentarono dicendo: "Uomini di Galilea, che state a guardare il Cielo? Quel Gesù che, tolto a voi, è asceso al Cielo, verrà come l'avete visto andare in cielo" (At 1, 10-11). Ora il Signore è risalito al cielo, da dove un giorno ne ridiscenderà a giudicare: tutto il destino della Chiesa è compreso tra questi due termini. Noi viviamo dunque presentemente sotto il regime del Salvatore, poiché egli ci ha detto che "Dio non ha mandato il Figlio suo nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per opera di lui" (Gv 3,17). Ed è per questo fine misterioso che i discepoli hanno ricevuto poc'anzi la missione di andare per tutta la terra ed invitare gli uomini alla salvezza, mentre v'è ancora tempo. Quale compito immenso Gesù ha loro affidato! e, nel momento in cui si tratta d'iniziarlo, egli li lascia! Soli, dovranno scendere dal monte degli Ulivi, dal quale egli è partito per il cielo! Eppure il loro cuore non è triste; hanno con sé Maria, e la generosità di questa Madre incomparabile, si comunica alle loro anime. Amano il Maestro: d'ora in avanti la felicità sarà quella di pensare che è entrato nel riposo. I discepoli tornarono a Gerusalemme, "pieni di gioia", ci dice san Luca (Lc 24,52), esprimendo con questa sola parola una delle caratteristiche della festa dell'Ascensione, improntata ad una dolce malinconia, ma nella quale si respira, allo stesso tempo e più che in qualunque altra, la gioia ed il trionfo. Durante la sua Ottava, cercheremo di penetrarne i misteri e di mostrarla in tutta la sua magnificenza; per oggi ci limiteremo a dire che questa solennità è il complemento di tutti i misteri del nostro Redentore, e che essa ha reso per sempre sacro il giovedì di ogni settimana, giorno già così degno di rispetto per l'istituzione della santa Eucarestia».

Gesù non ci lascia soli, perché sarà con noi fino alla fine dei tempi e ci affida alle cure della Madre. Non ci sembra a volte che il fondatore abbandoni la Sua Chiesa? È vero che spesso siamo presi dallo sconforto perché vediamo come la Chiesa prenda una direzione che ci sembra contraria alla sua missione. A volte siamo tentati di lasciarla, ma dobbiamo credere che insieme a Gesù anche noi possiamo ascendere alle altezze celesti, attraverso la Chiesa e la santità della Chiesa, e malgrado nella Chiesa ci sia anche dell’indegnità. Spesso non possiamo che chiudere gli occhi e credere alla Sua vincolante promessa.