• SCHEGGE DI VANGELO

La fede nella resurrezione

Ragazzo, dico a te, àlzati! (Lc 7,14)

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante. (Lc 7, 11-17)

Questo episodio ci mostra come la parola e la volontà di Gesù siano efficaci per superare il limite umanamente invalicabile della morte. Con tale segno prodigioso Gesù ci conferma nella fede sulla realtà della vita eterna in cui il nostro dolore naturale per la perdita di persone care deve trovare argine. Questa resurrezione, come altre operate da Gesù, però, non è altro che una piccola anticipazione della propria avvenuta a Pasqua, con il corpo glorioso, dotato di caratteristiche diverse da quelle del nostro corpo attuale e non più destinato ad una seconda morte. Altri profeti, nel passato, hanno resuscitato alcuni dalla morte ma nessun uomo ha mai resuscitato sé stesso. La fede nella resurrezione gloriosa di Gesù, quindi, implica quella sulla Sua natura divina. Per questo, come afferma san Paolo, i cristiani sarebbero da compiangere se non credessero alla resurrezione di Gesù e della propria carne perché tale incredulità renderebbe vana la croce e tutto il resto della loro fede.