• SCIENZA E POLITICA

La discriminazione dei non vaccinati è un crimine

I dati provenienti da più paesi dimostrano ormai in modo incontrovertibile che i vaccinati costituiscono una parte importante nella trasmissione del Covid-19. Per questo dal Lancet viene un appello a porre fine alla discriminazione dei non vaccinati, ricordando cosa hanno provocato le discriminazioni razziali e religiose negli Usa e in Germania.

«È sbagliato e pericoloso parlare di una pandemia di non vaccinati». Ad affermarlo è il professore Günter Kampf in un articolo appena pubblicato dalla rinomata rivista The Lancet. Il professor Kampf, che è docente di Igiene e Medicina ambientale all’Università di Greifswald (Germania) e ha all’attivo circa 180 articoli scientifici relativi alle infezioni, si mostra preoccupato della comunicazione sul Covid che viene veicolata dalle autorità negli Stati Uniti e in Germania. Ma ricordiamo che anche in Italia la tesi della “pandemia dei non vaccinati” è stata prontamente rilanciata. E la “punizione” delle persone non vaccinate è allo studio del governo, chiesta a gran voce da molti politici con il sostegno dei media più importanti, cosa che ha ovviamente guadagnato il consenso di gran parte della popolazione italiana.

Perché è sbagliata questa tesi? Perché «c’è la crescente evidenza che le persone vaccinate continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione» del Covid. E qui Kampf cita diversi studi condotti negli Stati Uniti e in Germania, che dimostrano come i vaccinati si infettino e anche muoiano di Covid e quando contagiati abbiano una carica virale alta, non diversamente dai non vaccinati. Riporta anche il caso del focolaio registrato in un nightclub di Münster, in Germania, dove 85 delle 380 persone pienamente vaccinate o guarite dal Covid, sono state contagiate. Tutte le analisi fin qui fatte, dice Kampf, dimostrano che «i vaccinati hanno un più basso rischio di contrarre una malattia grave ma sono ancora una parte rilevante della pandemia». Quindi parlare di pandemia è effettivamente sbagliato. Ma perché è anche pericoloso? «Storicamente – prosegue Kampf – sia Stati Uniti che Germania hanno generato esperienze negative stigmatizzando parti della popolazione a causa del colore della pelle o della religione». È abbastanza chiaro quindi dove porta la strada della demonizzazione dei non vaccinati.

Il professor Kampf non è certo il solo nel mondo scientifico a lanciare l’allarme. Nei giorni scorsi abbiamo citato un altro studio pubblicato da The Lancet in cui si dimostra, dati britannici alla mano, che la carica virale dei contagiati vaccinati è alta e pari a quella dei non vaccinati. Ma anche il noto dottore Anthony Fauci, direttore negli Usa del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), ha ammesso in diverse interviste rilasciate nei giorni scorsi che c’è un numero «significativo» di americani vaccinati che sono ricoverati in ospedale a causa del Covid. Ad essere precisi, documenti del Dipartimento della Difesa dicono che da agosto il 60% delle ospedalizzazioni riguardano persone pienamente vaccinate. Ed è un trend che riguarda tutti i paesi occidentali.

Ma c’è anche un secondo aspetto che, in parte, spiega il primo: ovvero è ormai evidente che l’efficacia del vaccino decade nel giro di pochi mesi, vale a dire che chi è stato vaccinato da 5-6 mesi è già di nuovo senza protezione. Per questo motivo i diversi governi si stanno lanciando sulla terza dose. Ma non basterà certamente, checché ne dica l’immunologo Sergio Abrignani, del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), che nei giorni scorsi, senza uno straccio di documentazione scientifica, ha sparato che con la terza dose si sarà al riparo per 5-10 anni. A essere più realista, per quanto inquietante, è stato Fauci, secondo cui invece i richiami del vaccino devono essere considerati come «parte del regime normale». In altre parole la prospettiva è la vaccinazione anti-Covid ogni 5-6 mesi a tempo indeterminato, alla faccia di chi aveva creduto alla storia della puntura, massimo due, e tutti liberi.

Si può discutere se di fronte a questi dati ormai incontrovertibili sia più saggio proseguire nella strategia vaccinista che prevede richiami continui, forse a intervalli di tempo sempre più corti, oppure se sia il caso di ripensare il tutto, riconsiderando ad esempio l’importanza delle terapie precoci domiciliari. Ma certamente non si può discutere sul fatto che la criminalizzazione dei non vaccinati e l’alimentazione dell’odio sociale nei loro confronti sia una decisione politica gravissima, che avrà conseguenze altrettanto gravi e i cui artefici ne dovranno portare la responsabilità.Tanto più che in Italia già oggi circolano liberamente con il Green Pass - che vale 12 mesi - milioni di persone la cui vaccinazione ha perso efficacia e sono di fatto alla pari dei non vaccinati. Con la differenza che questi ultimi si fanno i tamponi e sono quindi controllati.

 

Dona Ora