a cura di Stefano Fontana
  • MEDIA E POTERE

La democrazia totalitaria nella post verità

Nell’editoriale dell’ultimo numero della rivista francese “Catholica” (il numero 150 dell’inverno 2021) il direttore Bernard Dumont spiega che nelle democrazie la falsificazione della verità è perfino superiore che nelle dittature. Tutti ricordiamo “1984” di Orwell e come in quel sistema dittatoriale la non-verità fosse fatta passare per la verità. Dumont ritiene che nel campo della post-verità – come oggi si dice – le democrazie battano i totalitarismi. La tesi è molto stimolante.

Nelle nostre democrazie è oggi molto difficile distinguere il vero dal falso. Tutto quello che ci arriva dal mondo passa attraverso i media, ossia tramite una trasmissione di informazioni per testimonianza. Ma in questo caso il testimone – i media appunto – quanto sono credibili? Se prendiamo ad esempio le recenti elezioni americane e la situazione pandemica da Covid 19 ci rendiamo conto di quanto le informazioni siano pilotate, gestite per convenienza. Politicamente interessate, volutamente inesatte, distorte e incomplete, spesso contraddittorie e frutto di una menzogna ordinaria. Durante le elezioni americane i media italiani hanno contraffatto completamente la figura di Trump e distorto i dati oggettivi della sua presidenza. Durante il Coronavirus i media – e segnatamente quelli di Stato – hanno condotto una narrazione dei fatti reticente, politicamente impostata, passivamente filo-governativa.

Dumont elenca anche le cause culturali di questa disinformazione strutturale delle democrazie. La prima è che la democrazia si fonda sul consenso e il consenso va pilotato altrimenti lo si perde. È quindi lo stesso sistema democratico a non volere la verità dei fatti e a richiedere che essi vengano contraffatti. Alla base della democrazia liberale c’è la libertà di pensiero che comporta la riduzione della verità ad opinione. La cultura dominante non permette di oltrepassare nella conoscenza il piano dei fenomeni e il positivismo abitua ad accettare ciò che il potere decreta come vero e buono. Nella cultura di oggi prevale il dubbio, lo scetticismo di massa, il relativismo, l’ateismo pratico, la prevalenza del convenzionale e dell’artificiale sul naturale. La democrazia di oggi è animata da queste culture e quindi è proiettata strutturalmente nella post-verità.

A leggere l’editoriale del direttore Dumont vengono in mente le osservazioni sulla democrazia della Dottrina sociale della Chiesa, sia le profonde critiche svolte ai tempi di Leone XIII, sia quelle enunciate da Giovanni Paolo iI nella Centesimus annus. I concetti qui espressi sono principalmente due: la libertà senza verità si corrompe; la democrazia sta in piedi per i valori morali che incarna altrimenti si trasforma in totalitarismo. Quando si leggono queste parole di Giovanni Paolo II circa il rapporto tra verità e democrazia si pensa solitamente alle grandi questioni morali della vita umana, del matrimonio, della famiglia, dei principi fondamentali della legge morale naturale, ritenendo che egli a questo si riferisse. Ciò è senz’altro vero, però il discorso può essere applicato anche alle “piccole” verità dei fatti, oltre che alle “grandi” verità dell’etica pubblica. La democrazia che nega la verità della vita con leggi inique come quella sull’aborto è poi la stessa democrazia che falsifica i dati di morti per Covid per creare allarme artificiale, oppure che non parla dei successi di Trump in campo economico ma solo delle sue cravatte di pessimo gusto. La democrazia senza verità, o della post-verità, o delle fake-news la si vede purtroppo nel piccolo e nel grande.

È vero che c’è un nuovo samizdat, una rete informativa pressoché clandestina, ma le maglie si fanno sempre più strette. I Big-Tech oscurano i siti alternativi rispetto alla loro linea e censurano i contenuti e si giunge al paradosso (solo apparente) che coloro che fabbricano le fake-news sono in fondo anche coloro che le denunciano e invitano ad opporvisi. È come se i diffusori di un virus chiamassero poi alla lotta contro di esso.

Uno dei pericoli odierni di chi si rifà alla Dottrina sociale della Chiesa è che essa confermi e convalidi la nostra democrazia della post-verità. Invece essa la condanna e la critica proprio a partire dalle esigenze di verità della comunità degli uomini. Utile quindi lo spunto di “Catholica”.