• CZERNY

La croce del cardinale, di griffe e di demagogia

La croce in legno del neo cardinale Czerny: dal gesto simbolico al gesto demagogico il passo è breve, e questo passo ormai è stato compiuto. A quando la scomunica latae sententiae per quei fedeli che non si mettono in casa un musulmano  mantenendolo di tasca propria vita natural durante?

Certo che ‘sti gesuiti stanno vivendo una seconda giovinezza da quando uno di loro è diventato Papa. Anzi, una terza, per chi ricorda l’era dei gesuiti palermitani e la loro passione politica al tempo del sindaco Orlando negli anni Ottanta. La new entry cardinalizia Michael Czerny, per esempio, è gesuita pure lui. Di origine ceca, è uno dei due consultori del Pontefice in materia di migranti (l’altro è il polacco Konrad Krajewski, che uno, sentendo che è polacco, subito pensa a Wojtyla, invece no, Krajewski è quello che è andato a riallacciare l’elettricità nello stabile romano okkupato).

Eh, la fede si nutre di gesti: così impone il neue kurs vaticano. Il polacco ha riattaccato la luce agli abusivi? E il ceco si butta sull’arte. Avete presente il barcone di bronzo carico di migranti a grandezza naturale piazzato davanti a San Pietro? Era dai tempi di Bernini che nessuno osava. Ma il vento è come lo Spirito: soffia dove vuole. E bisogna stare attenti, anzi discernere, i segni dei tempi. Nuovi.

Ha scritto la vaticanista de «Il Messaggero» (7.10.19), Franca Giansoldati, che l’artista autore del bronzeo barcone, un canadese, è amico del cardinale ceco, il quale sarebbe all’origine della bella pensata. Amico degli artisti, con predilezione per gli scultori, il cardinale gesuita annovera tra questi amici anche Domenico Pellegrino, un siciliano quotato le cui opere sono state esposte alla Biennale di Venezia. Ebbene, Pellegrino gli ha fatto un croce pettorale di legno, sì, ma mica un legno qualsiasi, che so, mandorlo o ulivo di Sicilia. No, dice la vaticanista del «Messaggero» che è «legno marcio».

Infatti, proviene da uno dei barconi di migranti africani affondati nel Mediterraneo carichi di migranti. Be’, magari si tratta di una barca libica spiaggiata e rottamata, infatti è poco probabile che l’artista si sia immerso. Ma tant’è, è il «segno» che conta. Non d’oro, non gemmata, povera dunque («la Chiesa povera per i poveri»). Purtuttavia griffata, e che diamine, stiamo parlando di un principe della Chiesa, mica può mettersi al collo una croce qualsiasi. L’ossessione pro-migranti che da anni ormai martella i cabbasisi del popolo cristiano è vaticana o è tutta gesuitica?

Sì, perché la domanda sorge spontanea, a questo punto. Infatti, dal gesto simbolico al gesto demagogico il passo è breve, e questo passo ormai è stato compiuto sia in grande (l’enorme barcone di bronzo affollato di figure migratorie e sormontato da ali d’angelo: come ti beatifico l’immigrato) che in dettaglio (la croce di legno marcito). A quando la scomunica latae sententiae per quei fedeli che non si mettono in casa un musulmano  mantenendolo di tasca propria vita natural durante? Eh, prima o poi bisognerà prendere esempio dai quei cattolici tedeschi che, stufi di pagare la tassa ecclesiastica, sbattono la porta. Pare che negli ultimi tempi se ne siano andati in 200mila…