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La crisi libica si allarga all'Oriente, rischi per l'Italia

Tripoli si allea saldamente con Ankara per un accordo che minaccia la stabilità in tutto il Mediterraneo orientale coinvolgendo Grecia, Cipro, Egitto e Israele. L’Italia, che ha tutto da perdere da questi sviluppi, dorme e si limita ad appellarsi alla Ue e a inviare una nave da guerra a Cipro a mostrar bandiera.

Tripoli si allea saldamente con Ankara per un accordo che minaccia la stabilità in tutto il Mediterraneo orientale coinvolgendo Grecia, Cipro, Egitto e Israele. L’Italia, che ha tutto da perdere da questi sviluppi, per ora dorme e si limita a dichiarazioni a cui non fanno seguito fatti concreti, ad appellarsi alla Ue e a inviare una nave da guerra a Cipro a mostrar bandiera.

La Marina Militare Italiana ha reso noto martedì che la fregata Martinengo “ha effettuato una sosta nel porto di Larnaca, Cipro, dal 6 al 9 dicembre nell’ambito di una operazione di pattugliamento nel Mar Mediterraneo orientale e di diplomazia navale”. Da oggi la modernissima fregata italiana è impegnata per tre giorni in esercitazioni con la Marina cipriota e di altri paesi “amici e alleati”.

La missione della Martinengo in quell’area va naturalmente messa in relazione con le tensioni in atto tra Grecia e Cipro da una parte e Turchia e Libia (Governo di Accordo Nazionale di Tripoli) dall’altra emerse dopo il duplice accordo tra Ankara e Tripoli che fa esplodere le dispute sulle Zone Economiche Esclusive (ZEE) nel Mediterraneo Orientale. 

L’intesa firmata a Istanbul il 27 novembre consente ai turchi di esercitare il controllo su uno specchio di mare che tra Creta e Cipro giunge a incontrare a sud la ZEE libica. Un “accordo di demarcazione” contestato dalla Grecia e che potrebbe impedire la realizzazione del gasdotto EastMed, destinato a portare in Europa il gas estratto nei giacimenti greci, ciprioti, israeliani ed egiziani attraverso Creta, la Grecia, l’Albania e l’Italia.

Il 6 dicembre Atene ha espulso l’ambasciatore libico e contesta l’intesa in base alla sua giurisdizione sull’isola di Kastellorizo situata a pochi chilometri dalla costa turca proprio nell’area di “proiezione” della ZEE turca verso la Libia. 

L’8 dicembre a Tripoli, il GNA del premier Fayez al-Serraj ha annunciato l’entrata in vigore dell'accordo con la Turchia sulle aree giurisdizionali del Mar Mediterraneo insieme a quello sulla cooperazione militare e di sicurezza. 

Un’intesa che irrita l’Italia, finora sponsor di al-Sarraj ma non nei termini di aiuto militare nella guerra contro l’esercito del generale Khalifa Haftar (LNA) ricoperti invece dalla Turchia. Il ruolo limitato di Roma sembra aver costretto Tripoli e Misurata ad appoggiarsi su Ankara per impedire ad Haftar di conquistare la capitale.

Il 9 dicembre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha definito il memorandum tra Turchia e governo libico "illegittimo" aggiungendo che rappresenta un "ulteriore rischio di instabilità. Quegli accordi per noi non sono assolutamente legittimi” mentre è “un fatto inaccettabile che la Turchia e il governo libico decidano autonomamente quali siano i limiti delle acque territoriali e non, senza coinvolgere un paese come la Grecia.” 

I media greci e ciprioti hanno evidenziato come la presenza della fregata Martinengo venga considerata un evidente schieramento dell’Italia a sostegno diretto di Cipro e della Grecia con quest’ultima che ha chiesto all'Onu di condannare l’accordo turco-libico.

Anche l’Unione Europea ha assunto una posizione netta. "Siamo dalla vostra parte, l'azione della Turchia nell'Egeo è inaccettabile, invieremo un chiaro messaggio alla Turchia" ha affermato il 10 dicembre il presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, rivolgendosi alla Grecia.

L’intesa tra Tripoli e Ankara è stata duramente criticata anche dall’Egitto che lo ritiene una violazione dell’Accordo di Skhirat che nel 2015 permise all’ONU di dare vita al governo di Fayez al Sarraj escludendo però l’autorità per firmare trattati internazionali.

Il governo libico della Cirenaica cui fa capo l’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar e il parlamento di Tobruk hanno condannato l'accordo marittimo e militare firmato da Turchia e GNA minacciando di affondare “affondare ogni nave turca che si avvicina alle coste libiche" come ha dichiarato il capo della Marina di Haftar, ammiraglio Faraj Al-Mahdawi.

"Il tempo dei colloqui diplomatici è finito e ora è il tempo dei fucili" ha detto ieri il portavoce dell’LNA Ahmed al-Mismari in un'intervista ad al-Arabiya.

L’accordo turco-libico pone per la prima volta sullo stesso lato della barricata l’Italia e l’LNA di Haftar, creando una forte scollatura tra Roma e il al -Sarraj soprattutto dopo che Erdogan ha affermato che se Tripoli lo chiedesse“ saremmo pronti a mandare tutte le truppe di cui ci fosse bisogno".

Non si può quindi escludere che l’intesa tra Ankara e Tripoli e il posizionamento dell’Italia a favore di Cipro e Grecia, possano indebolire i rapporti tra Roma e Tripoli, già fiaccati dal disinteresse mostrato negli ultimi mesi dal governo Conte 2 nei confronti della crisi libica e del GNA e dalle pressioni italiane sul fronte dell’0assuistenza ai migranti, problema ritenuto secondario a Tripoli dopo 8 mesi di guerra intorno alla città.

A questo proposito meglio poi tenere conto che Ankara ricatta da anni l’Europa minacciando di aprire i suoi confini a nuove invasioni di migranti illegali lungo la “rotta balcanica”. Ira che avrà una preponderante influenza su Tripoli Erdogan potrebbe allargare il ricatto anche alla “rotta libica”. 

I rapidi sviluppi militari e lo scarso interesse che Roma ha mostrato negli ultimi mesi nei confronti dell’evolversi della crisi libica rischiano quindi di aprire scenari in cui l’Italia e l’intera Europa risulterebbero del tutto marginali o ininfluenti.