• IL BELLO DELLA LITURGIA

La Cena in Emmaus, i discepoli riconoscono il Risorto

Tra i diversi dipinti, incisioni e disegni di Rembrandt con lo stesso soggetto evangelico, la Cena in Emmaus del 1629 è il primo in assoluto. L’attimo che l’artista, allora ventitreenne, ferma sulla carta è il momento esatto in cui Gesù, finalmente riconosciuto dai Suoi commensali, scompare alla loro vista. La Sua figura si staglia in controluce e illumina la realtà.

Rembrandt, Cena in Emmaus, Parigi - Museo Jacquemart-André

Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” (Lc 24, 29)


Più volte nella vita Rembrandt (1606-1669), tra i più grandi pittori della storia dell’arte europea, si confrontò con l’episodio pasquale che racconta dei due discepoli di Emmaus e del loro incontro con Gesù. Gli apparve, forse, come una sfida, la rappresentazione del mistero profondo della Resurrezione, ambientato in un contesto dimesso come quello di cui riferisce l’evangelista Luca (Lc 24, 13-35): una cena durante il cammino di ritorno dal recente trambusto di Gerusalemme. Dipinti, incisioni e disegni con questo medesimo soggetto ritornano spesso nella produzione dell’artista: l’olio conservato al museo Jacquemart-André di Parigi è il primo in assoluto, forse non solo per ordine di tempo.

Siamo nel 1629 e Rembrandt ha ventitré anni. La sua visione dei fatti, nonostante fosse, allora, un pittore alle prime armi, è un’invenzione semplicemente geniale. L’attimo che ferma sulla carta - per inciso affrancata a un pannello di legno dalle dimensioni piuttosto ridotte - è il momento esatto in cui il Cristo, finalmente riconosciuto dai Suoi commensali, scompare alla loro vista. Quel che resta è la Sua immanente enigmatica Presenza, tradotta qui dalla figura che si staglia in controluce, fissata nell’atto di spezzare il pane.

Non descrive, Rembrandt, piuttosto mette in scena la diversa reazione dei due discepoli, uno dei quali, completamente immerso nella penombra, facendo cadere all’indietro la sedia, si è slanciato di getto ai piedi di Gesù, inginocchiandosi in adorazione. Il suo gesto impetuoso si contrappone all’espressione attonita, sgomenta e, forse, spaventata dell’altro uomo che, viceversa, è completamente investito dall’esplosivo bagliore del lume che si espande sulla parete e sul suo volto: la luce che rivela il Risorto e, così facendo, illumina la realtà tutta.

La drammaticità dell’istante catturato dall’artista si consuma in un ambiente povero, la cui semplicità è accentuata dalla ridotta gamma della tavolozza cromatica e dall’umiltà dei pochi oggetti che qui compaiono: una ciotola, un coltello, un tovagliolo stropicciato, un piatto di portata e un contenitore in bilico per il presumibile, repentino, movimento del tavolo. E il sacco da viandante appeso a un chiodo, che cattura il nostro sguardo a ricordarci che i due, da Gerusalemme, stavano facendo ritorno a Emmaus.

Sullo sfondo, a sinistra, s’intravede una donna indaffarata attorno al focolare, completamente ignara di quanto sta accadendo qualche metro più in là: un particolare intimo, domestico, che, nella sua quotidiana e disarmante semplicità, accentua la potenziale prossimità della presenza del Signore risorto, di tutti noi compagno di viaggio.

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