• La vita di Gesù nell’arte / 29

La Cena di Emmaus nella tela di Piazzetta

L’episodio evangelico, narrato da Luca, della cena di Gesù con i discepoli di Emmaus è stato dipinto da vari artisti. Tra loro Giambattista Piazzetta, il cui quadro ha la particolarità di un bel mazzo di asparagi bianchi sul tavolo.
- LA RICETTA

Gesù appare più volte nella Bibbia anche dopo la sua risurrezione. Infatti, Atti 1,3 afferma che: “Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio”. Infatti, vediamo Gesù protagonista di vari episodi in cui si mostra, in quell'arco di tempo. Per esempio, il Vangelo di Giovanni (20,7) ci informa che Gesù è uscito dal suo sepolcro.

Il compito di annunciare che Gesù aveva lasciato il sepolcro è stato dato ad un angelo, apparso a tre donne che erano andate a visitare la tomba: Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salomè. La Bibbia, in Matteo 28:2,7 ci narra di un gran terremoto e dell’apparizione di un angelo.

Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto» (Mt 28,2-7).

La Bibbia racconta che Maria Maddalena si voltò e vide Gesù in piedi dietro di lei, però lei non Lo riconobbe. Maria di Magdala pensava addirittura che fosse il giardiniere.

Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto (Gv 20,15-18).

La Bibbia narra anche che due dei seguaci di Gesù, Cleofa e un compagno, stavano tornando da Gerusalemme, diretti a Emmaus. I due stavano conversando su quanto accaduto a Gesù, quando proprio il Maestro si avvicinò a loro. Cleofa e il suo amico, però, non riconobbero Gesù e parlarono con quello sconosciuto di quanto fossero tristi per la sorte occorsa al Figlio di Dio.

Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.

Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero lun laltro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senzindugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come lavevano riconosciuto nello spezzare il pane (Lc 24,15-35).

Ci fermiamo qui, a questa cena, detta "Cena di Emmaus. L'episodio evangelico divenne un tema trattato da molti pittori dal XVI secolo in poi, a cominciare da Albrecht Dürer nel 1511, seguito dal Pontormo nel 1525 nella tela dipinta per il refettorio della Foresteria della Certosa di Firenze (ora conservata presso la Galleria degli Uffizi), seguito da Tiziano con la Cena di Emmaus del 1545, adesso al Museo del Louvre. Ma forse la cena più famosa è quella che Caravaggio dipinse nel 1606: un’opera di grande semplicità, ma allo stesso tempo di forza assoluta. Altre tele sono firmate da Pascal Dagnan Bouveret, Jacopo Bassano, Rembrandt, Diego Velazquez, Paolo Veronese, Tiziano Vecellio, Giambattista Piazzetta.

Ci soffermiamo su questultimo quadro perché ha una particolarità: sul tavolo fa bella mostra di sé un mazzo di asparagi bianchi, che incuriosiscono non poco. Il Vangelo non ne parla. Anzi, in realtà, tranne che del pane che Gesù spezzò con un gesto che gli era tanto abituale da renderlo riconoscibile, non sono menzionati altri alimenti. Certo, questo lascia il campo libero ad immaginare che ci fossero altre pietanze sul tavolo (e nei quadri dei pittori citati sopra si possono vedere pesci, verdure, pollame, frutta).

Il Piazzetta invece ha preferito dipingere delle pagnotte e un mazzo di asparagi bianchi: ricordiamoci che era nato a Venezia (nel 1683), una città ghiotta della squisita verdura, come l’intera regione veneta d’altronde (gli asparagi bianchi di Bassano si fregiano del titolo DOP), quindi è normale che l’artista raffiguri questo ortaggio nella sua tela.

Noti fin da tempi antichi (le prime prove della loro coltura risalgono a più di 2000 anni fa, in Mesopotamia), gli asparagi erano conosciuti dagli Egizi e anche nell’epoca di Gesù, quindi la loro presenza nella Cena di Emmaus è credibile.

Ma chi era Giovanni Battista (Giambattista) Piazzetta? Dopo una prima educazione artistica nella bottega del padre Giacomo, anche lui artista, passò verso il 1697 in quella del pittore Antonio Molinari. Tuttavia, in una lettera del 10 agosto 1744 ad Angelo Nicolosi, indicava come suo primo maestro il veneziano Silvestro Manaigo. A vent'anni si recò a Bologna dove conobbe l'opera di Giuseppe Maria Crespi, che esercitò su di lui una profonda impressione. Tornato a Venezia, nel 1711 figura iscritto alla “Fraglia dei Pittori”, una corporazione di arti e mestieri attestata a partire dal XIII secolo nelle città di Venezia, di Padova e di Vicenza che si occupava degli interessi dei propri associati e offriva una garanzia di qualità curando la loro formazione.

A Venezia l'artista ottenne le prime importanti commissioni come la pala della Madonna e l'Angelo Custode, eseguita tra il 1717 e il 1718 per la Scuola omonima, della quale sopravvivono un frammento conservato al Detroit Institute of Art e il fine bozzetto del Los Angeles County Museum of Art. L'Arresto di san Giacomo segnò l'inizio di un momento della carriera del Piazzetta ricco di importanti commissioni religiose. La tela è considerata uno dei capolavori chiave della pittura della prima metà del XVII secolo e testimonia quanto l'artista prediligesse il contenuto drammatico e il chiaroscuro violento. La sua notorietà, che aveva ormai varcato i confini veneziani, raggiunse l'apice nel 1727 quando fu eletto membro dell'Accademia Clementina di Bologna. In riconoscimento dei suoi meriti e delle sue note qualità didattiche, fu nominato nel 1750 direttore della Scuola di nudo dell'Accademia veneziana, istituita in quello stesso anno dal Senato.

Malgrado questi onori e gratificazioni, il Piazzetta trascorse gli ultimi anni della sua vita in indigenza. La morte sopraggiunse il 29 aprile 1754 nella sua casa a Venezia.

La Cena di Emmaus è stata eseguita nel 1724 ed appartiene oggi alla collezione del Cleveland Musem of Art, negli Stati Uniti. Vediamo Gesù intento a mangiare con gli altri non solo in questo episodio, ma in varie circostanze della sua vita: possiamo dire che si tratta di un aspetto strettamente legato al suo stile di vita itinerante. La dimensione della convivialità diventa così parte integrante della sua predicazione. In ogni villaggio che raggiunge, Gesù è costretto a chiedere ospitalità e dunque si trova a condividere il pranzo e la cena con chi gli apre la sua casa. La tavola diventa la cattedra privilegiata per i suoi insegnamenti, un’occasione importante per diffondere i suoi messaggi e per entrare in una relazione intima con le persone. Le scene di pranzi e cene sono molto numerose nei Vangeli: ovviamente, il mangiare insieme assume un valore profondo nell’Ultima Cena, che diventa il simbolo stesso del Regno di Dio.

Dopo la Resurrezione, quando apparirà ai due discepoli di Emmaus, questi lo riconosceranno solo quando si troveranno a cenare con lui. Riconosceranno principalmente quel gesto, così proprio a Gesù, di spezzare il pane: “Questa è la mia carne…”. I primi cristiani, e quelli dei secoli a venire, ripeteranno il gesto del loro Maestro, come da Suo comando, trasformando il ricordo dell’Ultima Cena in una cerimonia liturgica.

 

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