• II DOMENICA DI AVVENTO

La candela della pace: un invito a rivivere Betlemme

La seconda candela d’Avvento è tradizionalmente legata a Betlemme, la più piccola tra le città di Giuda che viene elevata in alto perché culla del Messia. Michea è il profeta che già l'annuncia. E Michea compare a quasi cinque secoli di distanza sia nell'opera dei fratelli Hubert e Jan Van Eyck, sia in quella di Vanni Rossi. Per darci lo stesso messaggio: Cristo viene ancora qui e ora; la città della Pace, come la Betlemme storica, è qui e ora, vive e sopravvive, direbbe Sant’Agostino, tra le persecuzioni del mondo e la consolazione di Dio.

- IMMACOLATA CONCEZIONE, DA DUNS SCOTO LA SPIEGAZIONE DECISIVA, di Giorgio Maria Faré

Hubert Von Eyck, particolare del profeta Michea

Si accende la seconda candela d’Avvento e la liturgia con i ritmi solenni e maestosi dell’Avvento ci ha già abituati alla voce dei profeti, specie alla voce di Isaia (cfr. Is 11, 1-10): Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Se il germoglio evoca la primavera e la fragilità della vita che si fa spazio fra le intemperie e le difficoltà, il prosieguo delle profezie isaiane si popola di immagini forti: Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.

È Isaia che canta il libretto dell’Emmanuele, tratteggiando l’identikit del Messia. Ma non è il solo. La seconda candela d’Avvento è tradizionalmente legata a Betlemme, la più piccola tra le città di Giuda che viene elevata in alto perché culla del Messia. Il testo biblico di riferimento è del profeta Michea (Mic 5, 1-2): E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà.

Così Michea e Isaia si prendono per mano poiché l’uno canta la Vergine che partorirà l’Emmanuele e l’altro parla del luogo che sarà teatro di tutto questo. Ambedue si muovono su due registri, quello della luce più fulgida e quello dell’oscurità del tempo che non sempre permette di riconoscere la luce vera.

Michea appare nello sportello chiuso dell’Agnello mistico dei fratelli Hubert e Jan Van Eyck, un’opera stupenda dedicata alle otto beatitudini, quando cioè tutti i santi vanno processionalmente verso la Santissima Trinità (polittico aperto). Nello sportello di destra del polittico chiuso (immagine a fianco), proprio sopra la scena dell’Annunciazione, troviamo il profeta Michea (vedi immagine principale dell'articolo) che addita l’evento misterioso del concepimento di Maria. Michea si sporge dalla sua lunetta quasi interdetto perché le sue parole si avverano con una precisione impensabile. Betlemme di Efrata è, per i van Eyck, ogni luogo dove si celebra il Mistero Eucaristico, Betlemme è ogni terra ove si vive il Vangelo venerando la beata Vergine Maria.

Così la città della pace per eccellenza, Betlemme, il cui nome significa città del pane in ebraico, e città della carne in arabo, è la stessa Gand, luogo ove vive e opera il pittore. La casa di Maria è una delle tante case delle Fiandre ma, dalle finestre, si scorge una Gand trasfigurata da una luce nuova, quella della fede.

Allo stesso modo l’accensione della seconda candela ci invita a cercare Betlemme nelle nostre città e a trovarla laddove si vive il Vangelo, si celebra il Sacramento secondo la tradizione della Chiesa, si onora Maria e, con essa, l’Incarnazione della seconda Persona ella Trinità.

Un’opera stupenda di Vanni Rossi facente parte di 120 tavole dell’artista che raccontano la Bibbia, ritrae proprio Michea (immagine a fianco) mentre addita Betlemme. Rossi, pittore bergamasco, è tra i fondatori (con mons. Polvara ed Ernesto Bergagna), della Scuola del Beato Angelico di Milano.

Il suo Michea ci volge le spalle ed è ritratto davanti all’orizzonte infinito dei secoli. Reca sulle spalle la borraccia dei camminatori, dei pellegrini, e con la mano sinistra addita il Presepe. Lo sguardo però è rivolto verso il basso, ovvero verso i tanti cammini della terra, verso di noi che ancora siamo viatori del Mistero qui tra le rovine e le contraddizioni del mondo.

Così con una distanza impressionante di secoli e di stile, i tre artisti (i van Eyck e Rossi) ci regalano la medesima suggestione: Cristo viene ancora qui e ora; la città della Pace, come la Betlemme storica, è qui e ora, vive e sopravvive, direbbe Sant’Agostino, tra le persecuzioni del mondo e la consolazione di Dio.