• IL BELLO DELLA LITURGIA

La cacciata dei mercanti, Gesù difende la casa del Padre

Il tema della cacciata dei mercanti dal tempio fu affrontato da El Greco in diversi dipinti, di cui quello conservato alla National Gallery è considerato il migliore. Da un lato c’è il disordine morale dei mercanti, che si traduce in concitazione e scompostezza. Dall’altro, Gesù Cristo incede con una straordinaria eleganza, che Gli deriva dalla consapevolezza di stare compiendo la volontà del Padre.

El Greco, Cacciata dei mercanti dal Tempio, Londra – National Gallery

«Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». (Gv 2, 16)

El Greco è lo pseudonimo di Domínikos Theotokópoulos, pittore, scultore, architetto greco - cretese per la precisione - attivo in Italia e Spagna, dove si affermò tra i primi rappresentanti del Rinascimento iberico e di quel periodo glorioso che fu il Siglo de Oro. Venezia, dove approdò dopo un apprendistato da iconografo nella sua terra, fu la culla della sua formazione e, in particolare, la bottega del Tintoretto, da cui derivò le linee sinuose e la drammaticità luministica delle sue composizioni, e quella di Tiziano, di cui apprezzò l’uso del colore. Tanto dei maestri italiani che ebbe modo di conoscere anche a Roma - Michelangelo e Raffello per esempio - si ritrova nelle sue pale d’altare. La Cacciata dei mercanti dal Tempio è un esempio di questo rapporto “filiale”.

Il tema, altrimenti noto come “Purificazione del Tempio”, fu affrontato da El Greco in diverse occasioni. Ne esistono, infatti, almeno sei versioni che sviluppano uno stesso schema compositivo: quella conservata alla National Gallery di Londra è considerata la migliore. Se le prime vennero dipinte in Italia, quest’ultima fu probabilmente realizzata a Toledo nel 1600,  quando l’artista aveva abbondantemente raggiunto la piena maturità.

La scena si svolge nel portico all’esterno del Tempio di Gerusalemme. La pittura segue, evidentemente, il testo giovanneo che, diversamente dai sinottici, è l’unico che descrive la sferza brandita da Gesù: “Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi…”.

Il Cristo, perno della composizione, incede tra le bancarelle e i tavoli dei cambiavalute mantenendo, nella concitazione generale, una straordinaria compostezza ed eleganza che Gli deriva dalla consapevolezza di stare compiendo la volontà del Padre. La Sua natura regale e divina è, ancora una volta, sottolineata dai colori, rosso e azzurro, delle Sue vesti.

A destra, i discepoli parlano tra loro, verosimilmente commentando e interrogandosi su quanto sta accadendo sotto i loro occhi. A sinistra, il disordine morale dei mercanti si traduce in concitazione, scompostezza e innaturale torsione di corpi e posture. Il dipinto è, dunque, una chiara allegoria della Chiesa, rappresentata dagli Apostoli, che attraverso la riaffermazione del vero messaggio di Gesù, alla fine si redime.

Il messaggio è ulteriormente sottolineato dai rilievi che il pittore inserisce nella scenografia architettonica. Da una parte, il “peccato” di Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso Terrestre, rimanda alla situazione dei mercanti, mentre dall’altra il sacrificio di Isacco ribadisce la possibilità di redenzione, alludendo al sacrificio di Cristo. La cui parola definitiva, infatti, non sa, per chi lo ama, di rovina, quanto, piuttosto, di Resurrezione.

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».