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La Buona Scuola, tutto meno che libera

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini apre la consultazione sulla Buona Scuola, cioè sull'istruzione del futuro. Le rispondono quasi due milioni di italiani. Fra le principali richieste di miglioramento si trovano tutte le riforme richieste, nel corso degli anni, dalla scuola statale. Il ruolo della paritaria quasi sparisce.

Stefania Giannini

Non è semplice fare il punto, dopo la presentazione del rapporto sugli esiti della consultazione su “La buona scuola”.

Il Ministro all’Istruzione Stefania Giannini si è affrettata a dichiarare che «il Paese è stato capace di mettersi in moto con quella che risulta essere in assoluto la più partecipata consultazione di settore italiana ed europea», tuttavia molte zone d’ombra permangono agli occhi di uno sguardo che tenti di essere oggettivo.

Innanzitutto sui numeri: se è vero che i partecipanti online e offline sono stati 1milione e 800mila (non sappiamo però se si tratta di accessi unici), con 207mila partecipanti online, 200mila partecipanti ai dibattiti sui territori, e il 67% di coinvolgimento degli Uffici Scolastici Regionali (dato, questo, abbastanza preoccupante, data la natura istituzionale del soggetto…), solo 130mila hanno aderito alla compilazione dei questionari, tra cui il 55% di docenti.

Non dobbiamo dimenticare che la scuola italiana ha un ministero pachidermico, con un numero di dipendenti che non ha pari nel mondo (circa un milione), e che gli studenti che la frequentano sono oltre 8,5 milioni. A questi, poi, devono essere aggiunte le relative famiglie e tutti gli addetti al settore coinvolti a vario titolo in modo indiretto. Ci domandiamo: è significativo il campione ai fini di una seria elaborazione statistica? Ne terrà conto il Ministero, e in che misura, nella prossima decretazione che dovrà attuare la “buona scuola”? 

Ma, al di là di queste perplessità preliminari sui numeri, leggendo il rapporto resta l’amara sensazione che, nonostante le dichiarazioni trionfalistiche, non siano emersi elementi tali da far sperare in un vero rinnovamento della scuola italiana. Vediamo sinteticamente perché: 

- nelle “stanze online”, le proposte più gettonate in assoluto sono state quelle relative allo “sblocca scuola” (semplificazione burocratica), alle classi di concorso e al diventare insegnanti;

- nella slide sulle conclusioni dei dibattiti, i primi 12 temi (sui 54 che fanno parte del grafico ad istogramma), sono nell’ordine: valutazione, formazione docenti, alternanza, docenti, reclutamento, investimenti, curricolo, lingue, studenti, innovazione, merito, retribuzione;

- nelle 6.000 e-mail ricevute, i temi ricorrenti nelle proposte sono: l’educazione civica, l’educazione psicologica e l’attenzione all’intelligenza emotiva, lo sport e l’allargamento dell’apertura scolastica (nel pomeriggio e in estate), la revisione dei cicli e delle materie insegnate.

Chiunque sia addentro il mondo della scuola da un po’ di tempo, sa bene che questi sono in gran parte i temi che hanno animato il dibattito e caratterizzato le rivendicazioni nella scuola statale in questi ultimi anni, e che le riforme che al riguardo sono state realizzate (per esempio: intensificazione dello studio delle lingue con l’attivazione del Content and Language Integrated Learning, introduzione delle tecnologie informatiche nella didattica e informatizzazione delle scuole, percorsi integrati di formazione e alternanza scuola-lavoro, riforme di ordinamento con nuovi indirizzi sportivi, musicali, economici, riforma dell’Invalsi, Tirocini Formativi Attivi per gli insegnanti, etc…) non hanno significativamente spostato l’ago della bilancia verso una maggiore qualità del nostro sistema di istruzione e un suo miglior posizionamento nelle graduatorie internazionali.

È certamente positivo il fatto che l’81% dei partecipanti abbia ritenuto il “merito” l’elemento prioritario per la buona scuola, che il 75% domandi insegnanti ben formati e aggiornati o che si chieda che i nostri studenti concludano il loro ciclo scolastico acquisendo competenze solide in una lingua straniera (per il 92% dei visitatori della “Buona Scuola”); la gran parte dei partecipanti alla consultazione ha confermato, tuttavia, l’affermazione fatta dall’ex ministro Berlinguer al recente convegno di presentazione a Montecitorio del libro S.O.S. Educazione 'Statale, paritaria: per una scuola migliore', secondo cui «lo Stato è un ombrello che ti ripara,…perché lo Stato è una salvezza, è una sicurezza, anche se ti tiene legato, anche se diventa una ‘camera di sicurezza’…». Le proposte e le conclusioni si collocano, infatti, in un orizzonte ancora centralistico, per il quale è lo Stato a valutare, formare, reclutare, investire risorse, riformare il curricolo, innovare, attribuire il merito, decidere sulla retribuzione, etc…: per i più continua ad essere preferibile la “camera di sicurezza”, magari ben attrezzata, al rischio della libertà e della responsabilità.

Mancano, o risultano assolutamente marginali, proprio quelle richieste che permetterebbero una vera “rivoluzione” del sistema, facendo in modo che anche in Italia il ruolo dello Stato sia limitato a finanziare e regolare l'istruzione scolastica (statale o non statale che sia), lasciando ad altri il compito di gestirla e di fornire il servizio alle famiglie. 

Il sistema scolastico nazionale, come è noto, è da tempo in difficoltà proprio a causa della rigidità della sua gestione burocratica e di una sindacalizzazione che ha dirottato lo scopo dell’esistenza della scuola stessa, trasformandola da “scholè” (tempo libero, studio, amore del sapere per il bene dei nostri giovani) ad ammortizzatore sociale per l’occupazione. Una possibile soluzione da sperimentare sarebbe proprio quella di valorizzare l’autonomia e la responsabilità sociale di tutte le sedi dove si fa istruzione, a prescindere dal soggetto che le gestisce e puntando sul coinvolgimento attivo di famiglie e stakeholders, magari adattando al caso italiano esperienze internazionali come quella della Grant  Maintained  Schools inglesi degli anni Ottanta e delle Charter Schools negli Usa, che hanno dato esiti particolarmente incoraggianti proprio in termini di efficienza e di equità.

Purtroppo, però, mancano proprio le richieste di autonomia e libertà di scelta per le famiglie e, come ha detto Berlinguer nel già citato incontro, «finché resta quel Ministero, qualunque cosa si scriva nelle norme, o qualunque somma venga data qua o là, non può vivere l’autonomia. Dico di più: l’autonomia non può coesistere con il concetto di amministrazione scolastica. Perché in pedagogia non c’è questo concetto, nella scienza educativa non c’è. Perché deve esistere l’amministrazione scolastica dello Stato? Non ha ragione di esistere». 

E ha ragione da vendere, l’ex ministro, perché è la dinamica educativa stessa, per sua natura, ad avere bisogno della libertà, dato che si attua nel rapporto tra due persone libere. Non può essere lo Stato ad educare.

Una considerazione finale si impone sul tema della parità scolastica. Nell’istogramma sulle conclusioni dei dibattiti si trova al 39° posto su 54 voci, e non è chiaro in che termini se ne sia parlato. Non è possibile quantificare quante famiglie siano intervenute a sostegno della libertà di scelta educativa, però anche la consapevolezza di queste ultime al riguardo appare un po’ scemata rispetto ai tempi (30 ottobre 1999) in cui in Piazza San Pietro 300mila persone gridarono a gran voce “Libertà! Libertà!”… Certamente, nel sito ufficiale è possibile leggere i documenti delle associazioni di genitori e di scuole paritarie che fanno importanti considerazioni e proposte, tra cui quelle dell’introduzione del costo standard per alunno e una completa autonomia per tutte le scuole, statali o paritarie che siano, tuttavia l’impressione complessiva è che tutto continuerà come prima. Cioè con un nulla di fatto. 

Vedremo cosa deciderà il Ministero. Il Ministro Giannini, in pieno accordo col presidente del consiglio Renzi che giustamente lo ripete in ogni occasione, ha affermato che “le famiglie più di tutti desiderano che si investa veramente nella scuola, affinché questa riprenda un ruolo educativo fondamentale”. 

Perché questo accada, però, devono sapere che occorre restituire la scuola alla società, realizzare cioè una scuola davvero sussidiaria e libera. Se le indicazioni emerse dalla consultazione non saranno (con un po’ di fantasia…)  lette in tal senso, non potremo fare altro che attendere il collasso definitivo del sistema. Dopodiché, con molta pazienza, potremo forse ricominciare a costruire qualcosa di buono.