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La Basilica di San Petronio a Bologna

La Basilica di San Petronio, a Bologna Doveva essere una grande basilica gotica ma la sua costruzione durò così a lungo da concludersi solo a metà del XVII secolo e, dunque, in piena età barocca.

S. Petronio

Doveva essere una grande basilica gotica ma la sua costruzione durò così a lungo da concludersi solo a metà del XVII secolo e, dunque, in piena età barocca. La nascita di San Petronio a Bologna risaliva, infatti, a tre secoli prima: il 7 giugno 1390 era stata posata la prima pietra di quella che sarebbe divenuta la chiesa più importante del capoluogo emiliano, pur non essendone Duomo. Del resto, l’affetto dei bolognesi nei confronti del loro patrono era ed è così radicato da farsi chiamare essi stessi “petroniani”. Una disposizione civica aveva decretato l’erezione del tempio, di proprietà del Comune fino alla sottoscrizione dei Patti Lateranensi del 1929, elemento che ne giustifica la tardiva consacrazione del 1954.

Si tratta di un edificio imponente, per grandezza, nel suo genere, il sesto al mondo, superato in Europa da San Paul a Londra, dalla Cattedrale di Siviglia e, in Italia, dalla romana San Pietro e dal Duomo di Milano e Firenze. L’aspetto esterno è caratterizzato dall’incompiutezza della facciata, sulla piazza Maggiore, per la quale architetti di grido di epoche diverse si prodigarono elaborando progetti poi mai realizzati. Tra i loro nomi illustri si annoverano quelli di Baldassarre Peruzzi, Jacopo Barozzi, Giulio Romano, Domenico Tibaldi, Andrea Palladio … Di definitivo la facciata ha il basamento tardo gotico di Antonio di Vincenzo, architetto capo della prima fabbrica, sul quale si innesta il rivestimento superiore in pietra bianca d’Istria e marmo rosso di Verona. Dei tre portali quello centrale, di Jacopo della Quercia (1425-1434), è incorniciato da rilievi con Storie della Genesi e Storie della giovinezza di Gesù, le cui figure, massicce e dinamiche, furono talmente apprezzate dal giovane Michelangelo da divenire suoi modelli per la Cappella Sistina.

Le maestose campate interne dividono lo spazio in tre navate, sulle quali si aprono cappelle laterali, scrigno di pregevoli opere d’arte tra cui una Pietà di Amico Aspertini del 1500 e un notevole dipinto con S. Rocco di Parmigianino che Vasari definì «in tutte le sue parti bellissimo». Imperdibile è da considerarsi il ciclo di affreschi che Giovanni da Modena, nel primo Quattrocento, realizzò per la  famiglia Bolognini. Su indicazione del committente egli raccontò, con intenso realismo, le Storie dei Re Magi, titolari della Cappella, cui si raffrontano, sulla parete opposta, La Gloria del Paradiso e Le pene dell’Inferno, di ispirazione dantesca. Sul pavimento, la più lunga meridiana al mondo tra quelle custodite in ambienti chiusi, si snoda lungo la navata di sinistra per una lunghezza corrispondente alla seicentomillesima parte del meridiano terrestre. Su di essa il raggio del sole, penetrando dal foro della volta, scandisce l’inesorabile passare del tempo, rispetto al quale solo la tensione verso l’eterno, suscitata dalla verticalità dell’architettura gotica, dona speranza.

Segni e simboli tra i più antichi della locale fede cristiana sono, infine, le Quattro Croci che Sant’Ambrogio o San Petronio avevano collocato, tra il IV e il V secolo, su colonne romane fuori dalle mura, a difesa spirituale della città.