Italia-Turchia-Qatar, la rotta degli aiuti finanziari ad Hamas
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Un circuito invisibile collega Istanbul e Doha al Nord Italia, con centinaia di migliaia di euro che decollano indisturbati da Malpensa e Orio al Serio per foraggiare la militanza islamista. L'inchiesta di Genova svela l'altra faccia della rete di "beneficenza" che faceva capo a Mohammad Hannoun.
L’inchiesta di Genova ha scostato il velo su un sistema che operava sotto la facciata rassicurante della beneficenza e mostrato come nel Nord Italia si sarebbe mossa una rete di associazioni capace di convogliare denaro verso Hamas, intrecciando solidarietà dichiarata e militanza islamista.
Al centro di questo meccanismo compare il nome di Mohammad Hannoun, indicato dagli inquirenti come il perno di un’organizzazione sofisticata e mobile. Secondo l’inchiesta, centinaia di migliaia di euro avrebbero viaggiato lungo percorsi paralleli tra Istanbul e Doha. Un circuito invisibile, costruito con pazienza e discrezione, che viaggia su una rotta silenziosa che collega la Turchia, il Qatar e l’Italia.
È il 25 settembre 2023, pochi giorni prima dell’eccidio del 7 ottobre, quando all’aeroporto di Orio al Serio, Mohammad Hannoun sale su un volo per Istanbul con 23.500 euro in contanti. Nei mesi successivi la scena si ripete, ma le cifre esplodono in maniera esponenziale. L’11 dicembre 2024, dalla stessa pista e verso la stessa destinazione, parte suo figlio con 200 mila euro. L’8 gennaio 2025 tocca a Mohamed Yaser Elasaly: altri 200.750 euro. Sempre contanti, sempre dichiarati con nonchalance, sempre con la stessa causale: “aiuti agli sfollati di Gaza” e sempre con la stessa origine, Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese.
Resta, allora, sospesa una domanda inevitabile: come è possibile che somme così ingenti abbiano potuto attraversare più volte gli aeroporti senza mai fermarsi? Non c’era soltanto la straordinaria capacità mimetica delle sigle riconducibili all’imam Hannoun. Ogni volta che una finiva sotto osservazione, il meccanismo si rimetteva in moto: associazioni che si scioglievano o venivano svuotate, nuove strutture che nascevano, legami che si spezzavano per essere subito ricomposti altrove. Ma questo trasformismo era solo una parte del quadro. Quelle sigle non agivano isolate: erano ingranaggi di una macchina ben più vasta, che trova i suoi snodi principali in due hub finanziari ricorrenti, la Turchia e il Qatar — gli stessi approdi che, da anni, compaiono nelle ricostruzioni dei flussi di denaro del terrorismo islamico.
Il 9 gennaio 2024 una domanda rimbalza in una conversazione intercettata: «A chi vanno i soldi?». La risposta è immediata: «Alla Muqawama, — resistenza, alias Hamas — quasi tutto».
Nelle carte finiscono i nomi dei presunti snodi: Khalil Abu Deiah, legale rappresentante della Cupola d’Oro e referente della sede di Milano, e Mohammed Ismail Saleh Abdu, residente in Turchia. È il “ponte turco” la rotta che convoglia le donazioni raccolte in Italia fino all’organizzazione di smistamento verso la Striscia di Gaza.
Negli atti emerge il nome del ricercato Saleh Mohammed Ismail Abdu, uno dei facilitatori residente in Turchia. Con il nome di battaglia Abu Khaled, risulta aver ricevuto 467 mila dollari, secondo i documenti sequestrati nella sede genovese dell’ABSPP. Le intercettazioni scandiscono le tranche: 43.770 euro, poi altri 60–70 mila dollari, sempre lungo la direttrice di Istanbul. Abu Khaled è accusato di avere trasferito i soldi a Gaza ad Osama Alisawi, già ministro dei Trasporti di Hamas e referente di Hannoun, contribuendo consciamente al finanziamento dell’organizzazione terroristica islamica. Sulla stessa rotta sarebbe transitato circa un milione di dollari in pochi mesi. Hannoun ed i suoi sodali in una intercettazione discutono di 60-70mila dollari che stanno attraversando la strada di Istanbul.
Nel nodo turco della rete non compaiono soltanto singoli facilitatori, ma relazioni strutturate e durature con società e ONG ritenute collegate a Hamas. È in questo contesto che affiora il nome di Arif Alshaw, amministratore del fondo immobiliare Trend GYO: una figura che, secondo le ricostruzioni investigative, si colloca all’incrocio tra finanza e militanza. Alshaw è stato inserito dagli Stati Uniti, durante la presidenza Biden, in una blacklist internazionale, colpito da sanzioni e indicato come obiettivo di una ricompensa da 10 milioni di dollari per chi fornisca informazioni utili a individuarlo.
Amico di Hannoun, Alshaw è stato più volte in Italia con la presunta cellula di Hamas. Già nota in precedenza come Anda Gayrimenkul Geliştirme ve İnşaat, la Trend GYO era stata inserita nella lista delle sanzioni il 24 maggio 2022 dall’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Secondo Washington, Trend faceva parte dell’architettura finanziaria globale di Hamas — un sistema stimato oltre 500 milioni di dollari — utilizzato per occultare e riciclare fondi destinati all’organizzazione terroristica palestinese. Pur colpita da sanzioni, la Trend Gayrimenkul Yatırım Ortaklığı A.Ş. ha continuato ad operare e a macinare utili. Indicata dagli inquirenti come controllata da agenti di Hamas, dichiara profitti per 60 milioni di lire turche nel 2022, come comunicato il 13 febbraio 2023 al Public Disclosure Forum (KAP) della Borsa Istanbul.
La Trend GYO figura come il fulcro operativo attraverso cui l’ABSPP (riconducibile a Hannoun) avrebbe realizzato la triangolazione dei fondi con le charities attive in Palestina. Ricordiamo che Hannoun, oltre ad un appartamento ad Istanbul aveva un passaporto turco rilasciato nel 2023. E si stava preparando a partire verso la Turchia, ma l’operazione Domino, che ha smantellato la sua rete, è scattata prima.
Per il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, Trend era amministrata direttamente o indirettamente dall’ufficio investimenti di Hamas, in una rete che si estende oltre la Turchia, con società attive in Sudan, Algeria, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, e con parte dei proventi — secondo Washington — alimenta la violenza in Medio Oriente. Ricordiamo che Hamas è stata classificata dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera nell’ottobre 1997 e come terrorista globale in un ordine esecutivo nell’ottobre 2001.
Elemento chiave è la svolta dell’era Erdoğan, che dal 2019 ha reso più semplice ottenere la cittadinanza turca: l’acquisto di immobili per almeno 250.000 dollari consente di richiedere la cittadinanza o 500.000 in fondi e strumenti bancari. Tra 2019 e 2020 ne beneficiano 7.500 stranieri, diventati 10.000 nei primi sei mesi del 2021, in larga parte provenienti da Iran, Iraq, Afghanistan e Medio Oriente. Secondo un’inchiesta di Nordic Monitor, il sistema avrebbe favorito anche soggetti sanzionati, come l’iracheno Marwan M Salih Salih, legato all’ISIS, che avrebbe ottenuto la cittadinanza cambiando nome. Non venendo richiesto alcun accertamento sull’origine dei fondi, una quota rilevante entra come contante “in valigia”, poi regolarizzato con acquisti immobiliari o depositi bancari. E l’inchiesta di Genova spiega il resto.
Altro punto d’arrivo della rotta del denaro legato alle organizzazioni terroristiche è il Qatar. Secondo l’inchiesta di Genova, Mohammad Hannoun aveva un canale diretto con Qatar Charity tramite Khaled al Hammadi. Il colosso guidato da Hamad bin Nasser al-Thani, che in Italia ha erogato 25 milioni di euro per moschee e centri islamici, come raccontato in inchieste di qualche anno fa.
Nell’ordinanza sui 9 arrestati, i rapporti Hannoun–Qatar Charity occupano un passaggio centrale: secondo documenti israeliani, l’ONG sarebbe strumento di finanziamento di strutture legate ad Hamas. Tra i materiali sequestrati: donazioni a una Islamic Society vicina ad Hamas, una lettera a Yahya Sinwar — leader di Hamas fino al 2024, quando è stato ucciso — e una dichiarazione su 90 milioni di dollari movimentati con Qatar Charity tra i soggetti coinvolti.
Nel 2016, al-Thani conferma in Italia donazioni da 25 milioni di euro. Cifra ribadita nel 2022 dall’ex presidente UCOII, Izzedin Elzir, che oggi minimizza l’inchiesta. Esiste una rotta stabile di denaro opaco che attraversa l’Italia, il Qatar e Istanbul. I nomi mutano, le giustificazioni si rinnovano, ma il flusso segue sempre lo stesso tracciato e arriva sempre alle stesse destinazioni. È su questa continuità — più che sui singoli episodi — che si concentra l’ombra più inquietante dell’inchiesta.
Emergono legami tra Hannoun e Flotilla
Nelle carte dell’inchiesta italiana affiora un nome chiave: la Conferenza Popolare per i Palestinesi all’Estero (PCPA). È la stessa sigla legata agli organizzatori della Global Sumud Flotilla. E l’imam Hannoun ne emerge come figura centrale e costante.
Hannoun, il colletto bianco pro Hamas coccolato dalla Sinistra
Nella sua carica di presidente dei Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun ha sempre accompagnato l'attività militante ad una istituzionale vicina alla Sinistra di Governo. Ospite più volte alla Camera e alla Farnesina è stato invitato da Boldrini, Orfini, Fassina, Furfaro del Pd e da esponenti 5 Stelle.
L'arresto di Hannoun svela che in Italia c'è una cellula di Hamas
Hamas ha una sua cellula in Italia. L’operazione «Domino» ha condotto all’arresto di nove persone, tra cui il noto imam Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun. E squarcia il velo su un canale stabile di sostegno al terrorismo islamico, radicato nel Belpaese e spacciato per solidarietà.


