• MEDIO ORIENTE

Israele e Gaza, tregua dopo la tempesta di fuoco

Trentaquattro morti è il pesante bilancio della serie di attacchi punitivi di Israele nella Striscia di Gaza, dove sono stati colpiti anche due leader della Jihad Islamica. Pioggia di razzi su Israele. In serata annunciata una tregua grazie alla mediazione dell'Egitto.

Razzi contro Israele lanciati dalla Striscia di Gaza

Ancora morti e feriti, ancora sangue innocente, in ripetuti attacchi punitivi, nello sfondo di una guerra che non dà tregua. La popolazione di Gaza è allo stremo. La speranza è che questo conflitto voluto e preparato, sin nei minimi particolari dagli strateghi dell'esercito israeliano, non si trasformi, questa volta, in una guerra che potrebbe infiammare tutto il Medio Oriente. Gaza è ritornata ad essere una città fantasma.  

Il bilancio di questo attacco voluto da Israele contro la Striscia è pesante: 34 morti, tra cui 6 bambini e oltre 120 feriti, molti dei quali in gravi condizioni. Tra le vittime, anche due esponenti di primo piano della Jihad islamica: Taysir al-Jabari, il massimo comandante della Jihad islamica della Striscia, che si trovava in un appartamento al settimo piano di un edificio di dieci, il Bourj Falastin, nella città di Gaza e Khaled Mansour, altro capo della Jihad, che viveva nella città meridionale di Rafah. L'operazione per eliminare Khaled Mansour, insieme al suo assistente Ahmed al-Madlal, è stata condotta dall'esercito israeliano in collaborazione con lo Shin Bet, un’organizzazione di sicurezza nazionale. «Abbiamo colpito e sventato la catena di comando [che ha cercato di] eseguire questo attacco», ha detto il Magg. Gen. Oded Basiuk, capo della direzione delle operazioni dell'esercito. L’operazione è stata denominata Breaking Dawn. Una massiccia manovra preventiva di guerra in risposta a quella che i funzionari israeliani hanno affermato essere una minaccia «concreta» da parte della Jihad islamica, e cioè di prendere di mira civili e soldati israeliani presenti in zone adiacenti al confine.

Aerei dell'aeronautica israeliana, droni armati, elicotteri, mezzi corazzati, artiglieria e commandi d'élite di terra (Maglan ed Egoz) hanno effettuato oltre cinquanta attacchi, colpendo molti obiettivi. Che il governo di Yair Lapid (che guida una coalizione di transizione) avesse un piano prestabilito nella sua azione repressiva per arginare le forze jihadiste era immaginabile. Infatti, in questi ultimi giorni, la strada che porta al confine con Gaza era un via vai di mezzi dell'esercito che trasportavano soldati e corazzati.  

Dopo l'uccisione da parte delle forze speciali dell'esercito israeliano, avvenuta nei giorni scorsi, di Dirar Riad Al-Kafrini, un giovane palestinese di 19 anni, abitante e Jenin e soprattutto dopo l'arresto del leader del movimento della Jihad islamica, Bassam Al-Saadi, la tensione tra Israele e Gaza aveva superato il livello di guardia. Gli abitanti di numerose città e villaggi della Cisgiordania, ma anche in quasi tutti i centri dove convivono in Israele, non sempre in modo pacifico, israeliani e arabi, si sono immediatamente riversati nelle strade per protestare contro l'occupazione e inneggiando slogan contro il Governo israeliano. Ma anche a Gaza le forze di Hamas, e in particolare, quelle della Jihad islamica appoggiate da Teheran, erano in allerta e chiedevano la liberazione di uno dei suoi leader, minacciando di vendicare l'uccisione del giovane Dirar Riad Al-Kaf.

L'esercito israeliano, all'indomani dell'azione repressiva a Jenin, aveva prontamente bloccato l'ingresso e l'uscita dai valichi di Gaza. Il blocco ha impedito a merci e aiuti di entrare nell'enclave, che è già sotto assedio israeliano da quindici anni. Ma in particolare è stato vietato l'accesso ai camion di carburante che riforniscono l'unica centrale elettrica nel territorio assediato. Il blocco ha un grave impatto sulla sopravvivenza dei residenti della Striscia e i gruppi per i diritti umani hanno criticato la decisione come una forma di punizione collettiva illegale. Quest’azione repressiva ha provocato molta rabbia tra gli oltre due milioni di abitanti stremati dai soprusi dell'esercito occupante. Ma il Governo israeliano è intenzionato a proseguire nel suo programma e così nella notte tra venerdì e sabato ha sferrato un violento attacco contro Gaza.

La Jihad islamica ha quindi iniziato a lanciare pesanti raffiche di razzi contro le comunità israeliane nel sud e nel centro di Israele, proseguendo fino a sabato pomeriggio. I leader israeliani hanno affermato che gli attacchi aerei erano necessari dopo che il gruppo si era rifiutato di rinunciare agli attacchi oltre il confine di Gaza. Il bilancio, come detto, è tragico dopo che Israele ha iniziato a martellare l’enclave palestinese con attacchi aerei.  Molto preoccupante, invece, la dichiarazione Ziad al-Nakhalah, il leader della Jihad islamica palestinese: «Ci stiamo dirigendo verso la battaglia e non ci sarà tregua dopo questo attacco aereo. I risultati di questa guerra saranno a favore del popolo palestinese. Il nemico dovrà aspettarsi una battaglia, non una tregua».

«La resistenza, con tutte le sue armi e le fazioni militari, è unita in questa battaglia e dirà la sua parola con tutta la forza» ha detto Fawzi Barhoum, portavoce di Hamas. «Non è più possibile accettare questa situazione così com'è». Barhoum ha minacciato che tutti i gruppi armati nella Striscia di Gaza risponderanno agli attacchi militari israeliani. «Ci stiamo preparando ad una settimana di combattimenti» ha detto Ram Kochav, portavoce dell'esercito israeliano, e ha aggiunto: «L'IDF (Forze di difesa israeliane) ha colpito circa 40 obiettivi della Jihad islamica nella Striscia di Gaza, tra cui sei officine di produzione di armamenti, due depositi di armi, sei posti di osservazione e cinque postazioni di lancio di razzi».

In campo internazionale la Russia è stata la prima a condannare l'azione di guerra di Israele. La portavoce del ministro degli Esteri, Maria Zakharova, ha affermato che Mosca è seriamente preoccupata per questa nuova azione di guerra e ha invitato tutte le parti a mostrare la massima moderazione e a adoperarsi per un cessate il fuoco. Zakharova ha poi aggiunto che Mosca riafferma la sua «posizione di principio riflessa nelle risoluzioni dell'Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a sostegno di un soluzione globale a lungo termine del conflitto israelo-palestinese in conformità con il principio dei due stati».

Non solo Gaza, ma anche il Monte del Tempio è stato teatro di confronto tra le due parti. Ieri, domenica 7 agosto, in Israele si è fatto memoria dello Tisha Ba'av, il giorno nel quale gli ebrei di tutto il mondo ricordano le distruzioni del primo Tempio di Gerusalemme (586 a.C. a opera del re babilonese Nabucodonosor) e del secondo (70 d.C. ad opera dell’imperatore romano Tito). Questo giorno, in cui si digiuna, ha rappresentato per secoli il legame tra il popolo ebraico e la terra d’origine, nonché l’occasione per conservare la speranza di tornare un giorno a casa. Sin dalle prime ore del mattino, i varchi per entrare nella Spianata del Tempio erano stati presi d'assalto da oltre duemila ebrei. L'esercito, il giorno prima, aveva rafforzato le misure di sicurezza nel timore di scontri e il Governo israeliano temeva che Hamas avviasse qualche azione di ritorsione per i morti di Gaza. Il Primo ministro, Yair Lapid, dal canto suo, ha dichiarato che Israele non permetterà alle organizzazioni terroristiche di stabilire l'agenda nella Striscia di Gaza e minacciare i cittadini dello Stato di Israele. Chiunque voglia danneggiare Israele sarà raggiunto e le Forze di sicurezza agiranno contro i terroristi della Jihad islamica per rimuovere le minacce sui cittadini di Israele.

Giordania e Qatar hanno condannato «l’assalto» (così definito) dei coloni alla moschea di Al-Aqsa, sotto protezione delle Forze di occupazione israeliane. Il ministero degli Esteri giordano ha disapprovato le continue violazioni, da parte dei coloni israeliani e di un componente della Knesset, alla moschea di Al-Aqsa. Si tratta, in effetti, di visite compiute da gruppi di ebrei di destra nel sito di quello che ora è denominato Spianata delle moschee, ma che un tempo era il luogo dove sorgeva il tempio distrutto dai babilonesi prima, e dai romani poi.   

Intanto ieri sera, grazie alla mediazione dell'Egitto, si è arrivati a un accordo per la la tregua tra Israele e Gaza. La tregua, annunciata dalla Jihad islamica, è stata confermata dall'ufficio del premier israeliano Yair Lapid, ed è entrata in vigore alle 21.30 ora italiana.

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