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Isaia, Giovanni e gli altri: preghiere contro l'ecoansia

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Sono molti gli argomenti nella faretra dei predicatori per riportare serenità dove il mondo semina l’ansia, la paura, il terrore e la disperazione. Appunti in vista della Gmg e contro l'ecoansia. 

Editoriali 02_08_2023

Apprendo con un certo stupore che è nata una nuova, ennesima, psicopatologia: l’eco ansia; e scopro (con molta meno sorpresa) anche che si è già trovato il rimedio: buttare il televisore. Va bene, anche gli psicologi devono lavorare. Tuttavia non sono per nulla preoccupato e credo che il tutto si risolverà molto presto.

È cominciata la XXXVIII Giornata Mondiale per la Gioventù di Lisbona e so che vi parteciperanno diverse centinaia di migliaia di giovani di tutto il mondo, accompagnati da religiosi e sacerdoti. I quali, certamente, non si lasceranno sfuggire l’occasione per contrastare questo (ennesimo) malessere giovanile generalizzato con il metodo che gli è più confacente, ossia la predicazione.

Sono infatti molti gli argomenti alla faretra dei predicatori per riportare serenità dove il mondo semina l’ansia, la paura, il terrore e la disperazione. Pensiamo solo ai numerosissimi brani biblici nei quali Dio ci rassicura: «Non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio» (Is 41, 10); «Non temere, io ti vengo in aiuto» (Is 41, 13); «Anche se camminassi in una valle oscura non temerei alcun male, perché Tu sei con me» (Sal 23); «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?» (Sal 27); eccetera eccetera. Oppure al Vangelo, al famosissimo «Coraggio, sono io! Non temete!» (Mc 6, 50). Di cosa dobbiamo aver paura, se Dio è con noi? Dio è il buon pastore, che conosce le sue pecore una ad una, chiamandola per nome (Gv 10); Egli non ci lascia e non ci abbandona mai (Eb 13,5).

Oppure potrebbero preparare delle catechesi sul concetto di divina Provvidenza, semplicemente attingendo al Catechismo della Chiesa Cattolica: «La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: « Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole » (Sal 115,3); e di Cristo si dice: « Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre » (Ap 3,7); « Molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo » (Prv 19,21). […] Gesù chiede un abbandono filiale alla provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: « Non affannatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?" [...]. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,31-33)» (§ 303, 305).

Infine, volendo esagerare, potrebbero ricordare ai giovani che, comunque vadano le cose su questa terra, siamo fatti per il Paradiso, dove Egli «tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,4). «Tanto è grande il ben che aspetto» diceva san Francesco «che ogni pena m’è diletto!»

Insomma, sono sicuro che la GMG di Lisbona dissiperà le tenebre nell’animo dei giovani, riporterà la pace nei loro cuori e il sorriso sulle loro labbra. Conosceranno la gioia dell’unico, vero amore che desideriamo, un amore infinito e incondizionato; la presenza divina che consola e rassicura; lo scudo sicuro di una Chiesa che protegge i suoi figli dalla malvagità del mondo. Questa gioia purissima, questa serena imperturbabilità che vivranno i giovani cattolici diventerà contagiosa e, una volta tornati a casa, si diffonderà nelle loro famiglia, tra i loro amici, nei luoghi di studio e di lavoro. L’eco-ansia e tutte le ansie generate dalla modernità saranno sconfitte e il mondo tornerà a cercare il rassicurante bastone del buon Pastore.

Comunque, il televisore possiamo buttarlo lo stesso: male non fa.