a cura di Benedetta Frigerio
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Iraq. Un Natale per tutti, cristiani e musulmani

Il 16 dicembre il parlamento irakeno ha approvato la richiesta del patriarca caldeo, cardinale Louis Raphael Sako, di proclamare il giorno di Natale “festa nazionale con cadenza annuale” per tutta la popolazione. In un paese di tribolazioni e persecuzione, la decisione ha grande valore ed è motivo di speranza e gioia per la comunità cristiana, una delle più antiche del mondo, ormai decimata. Nel 2003 l’Iraq ancora contava 1,5 milioni di fedeli, nel 2013 erano meno di mezzo milione e adesso, dopo l’esodo da Mosul e dalla piana di Ninive nel 2014 per sfuggire al regime del Califfato imposto dall’Isis nella regione, sono circa 225.000. La speranza è che tornino a casa, come alcuni hanno incominciato a fare dopo la caduta del Califfato, quelli tuttora rifugiati nel Kurdistan irakeno, in Giordania, Turchia e Libano. In una nota diffusa dal patriarcato si legge: “ Sua Beatitudine ed Eminenza ringrazia il presidente della repubblica irakena Barham Salih per aver adottato la richiesta di fare del Natale una festa nazionale ogni anno. Ringrazia anche il Muhammad al-Halbousi (presidente del parlamento, n.d.A.) e i parlamentari per il loro voto favorevole per il bene dei cittadini cristiani”. Nel 2018, sempre su sollecitazione del cardinale Sako che aveva portato a esempio altri paesi mediorientali a maggioranza musulmana come il Libano, la Siria e la Giordania, il governo aveva approvato un emendamento alla Legge sulle festività nazionali che elevava il 25 dicembre a “celebrazione pubblica” per tutti i cittadini, cristiani e musulmani. Nell’annunciare l’emendamento il 26 dicembre 2018 il governo aveva augurato via twitter “Buon Natale a tutti i nostri cittadini cristiani, a tutti gli irakeni e a quanti festeggiano nel mondo”. Il voto del 16 dicembre dovrebbe attribuire ulteriore rilevanza e stabilità alla festa.