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Islam

In Indonesia negati ai cristiani chiese e luoghi in cui pregare

In tre diverse località del paese ai fedeli è stata negata l’autorizzazione a costruire una chiesa o a utilizzare quella esistente

Ai cristiani che vivono in paesi islamici in cui costituiscono una minoranza succede anche che venga negata la possibilità di avere un luogo di culto. In Indonesia il 10 marzo i musulmani di Wakatobi, nella provincia sud orientale di Sulawezi, hanno organizzato una manifestazione di protesta presso gli uffici sub distrettuali di Wangi-Wangi per chiedere che venisse negata la costruzione di una chiesa di cui la locale comunità cristiana ha fatto richiesta il 3 febbraio. Le autorità hanno acconsentito, cedendo ai manifestanti. Lo scorso Natale i cristiani di Wakatobi, non avendo una chiesa, hanno svolto i riti e i servizi religiosi in un locale della stazione di polizia che gli agenti hanno messo a loro disposizione. Sempre nel Sulawezi la costruzione di una chiesa a Toraja ha subito un nuovo rinvio benché siano stati soddisfatti tutti i requisiti richiesti. Il Ministero degli affari religiosi che avrebbe dovuto rilasciare il permesso entro 30 giorni dalla presentazione del progetto approvato, ancora non ha autorizzato la costruzione. Inoltre diversi residenti che si erano dichiarati favorevoli alla costruzione della chiesa hanno subito delle intimidazioni e 21 hanno revocato il loro consenso. L’avvocato della chiesa, Hendra Kusuma, raggiunto dall’associazione International Christian Concern, ha spiegato che al governo si chiede solo coerenza e rispetto delle normative esistenti: “inoltre – ha detto – chiediamo alle autorità locali di essere più obiettive e di non sottomettersi alle pressioni dei gruppi intolleranti che rifiutano i luoghi di culto senza chiare ragioni”. Nel West Java, invece, a Jalan Ski Air, dei membri dell’Arcamanik Berbhineka Residents Communication Forum hanno organizzato una protesta per chiedere che venga negato ai cattolici l’uso di un edificio di cui la congregazione cattolica di Arcamanik, che conta circa 1.400 membri, è proprietaria dagli anni 80 del secolo scorso, insieme al terreno su cui sorge. In seguito alle proteste i fedeli hanno dovuto lasciare il luogo di culto subito dopo i riti del mercoledì delle Ceneri.