a cura di Benedetta Frigerio
  • Induismo

In India si registra un allarmante aumento delle violenze ai cristiani

L’organizzazione indiana interconfessionale Persecution Relief ha pubblicato il 28 luglio un rapporto che denuncia un sensibile aumento delle violenze nei confronti dei cristiani nei primi sei mesi del 2020. In questo periodo l’organizzazione ha registrato 293 episodi di violenza, 40,87 per cento in più rispetto ai primi sei mesi del 2019: aggressioni fisiche, intimidazioni, danni alle proprietà, discriminazioni, prepotenze come ad esempio l’accesso negato all’acqua potabile. Tra gli episodi più gravi si contano cinque stupri e sei omicidi, questi ultimi commessi in tre stati: Jharkhand, Orissa e Chhattisgarh. Il 21 per cento degli attacchi si sono verificati nell’Uttar Pradesh. Nella maggior parte dei casi gli autori delle violenze sono membri o sostenitori del partito di governo, il BJP, sono induisti e affermano la supremazia indù. “Le persecuzioni ai cristiani sono diventate frequenti – spiega Shibu Thomas, il fondatore di Persecution Relief – gli induisti si oppongono ai cristiani e all’attività missionaria”. Da quando il partito nazionalista indù BJP è al governo della federazione e di molti stati, gli induisti godono del sostegno delle istituzioni e gli atti ostili spesso vengono tollerati. Intervistato dall’agenzia La Croix, Shibu Thomas ha avuto parole molto dure: “l’aumento dell’intolleranza religiosa contro la minoranza cristiana, una vera e propria crociata spaventosa e contagiosa, evidenzia il pericolo dell’ideologia nazionalista indù”. Nella classifica dei paesi che più perseguitano i cristiani redatta dalla organizzazione non governativa Open Doors, l’India nei sette anni di governo BJP è passata dal 31° al 10° posto, situandosi tra i paesi in cui la persecuzione è estrema.