In Cina vietate le chiese ai bambini cristiani
Fino a 18 anni i giovani cinesi cristiani non possono entrare in una chiesa e partecipare in alcun modo alla vita religiosa
Il Partito Comunista Cinese, nell’attuare il suo piano di sinicizzazione delle religioni, controlla la Chiesa Cattolica tramite l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, unico ente religioso riconosciuto dallo Stato. “Secondo il partito Comunista Cinese – spiega l’onlus Open Doors che nell’elenco 2026 dei paesi in cui i cristiani sono più dolorosamente perseguitati colloca la Cina al 17° posto – il cristianesimo è una forte minaccia da controllare e contenere”. Le chiese devono essere registrate o nel Movimento Patriottico delle Tre Autonomie o nell’Associazione Patriottica Cattolica e sono strettamente sorvegliate dallo Stato che controlla costantemente sia ciò che viene predicato sia chi partecipa alle funzioni. “Queste limitazioni servono a garantire la ‘sinicizzazione’ delle chiese, ovvero l’allineamento fra la dottrina religiosa e l’ideologia comunista”. Tra le norme con cui il regime limita la libertà di religione e di culto c’è il divieto ai minori di partecipare a qualsiasi attività religiosa perché secondo il regime comunista “la religione è pericolosa per i minori”. Il divieto serve ad “aiutarli ad avere una corretta visione del mondo e della vita, a stabilire un sistema di valori e sviluppare una mente sana”. Quindi i minori di 18 anni non possono entrare in chiesa o in altri luoghi di culto, non possono partecipare a cerimonie e gruppi religiosi. Chiese e organizzazioni religiose non possono svolgere programmi di formazione per i giovani. All’ingresso di molte chiese sono esposti cartelli con la scritta “Vietato l’ingresso ai minori di 18 anni”. Si può solo immaginare quanto questi divieti incidano sulla vita sociale e famigliare, quanto mortifichino e demoralizzino. Ecco una breve testimonianza riportata dalla rivista Bitter Winter. “Mia figlia ha dimostrato un amore sincero per il Signore fin da piccola – racconta un cattolico – dopo averci ascoltato raccontare storie bibliche a casa, imitava gli adulti, esclamando ‘Oh, Signore Gesù’ o canticchiando semplici inni. Ricordo ancora distintamente il giorno in cui la portammo a una funzione domenicale. Ci fermarono all'ingresso della chiesa e ci dissero: ‘Le normative governative vietano l'ingresso ai bambini e all’interno sono installate delle telecamere di sorveglianza. Fratelli e sorelle che desiderano partecipare, dovete prima trovare qualcun altro che si prenda cura dei vostri figli’. In quel momento, tutta la nostra famiglia provò un profondo senso di impotenza e tristezza. La chiesa è il corpo di Cristo e la casa del Signore, eppure un avviso ci ha impedito di portare i nostri figli all’interno. Questo non solo rappresenta un pesante fardello per molti credenti con figli piccoli, ma lascia anche innumerevoli genitori pieni di rimpianto. Le autorità potrebbero sostenere che queste misure siano in vigore per mantenere l’ordine, ma quando vediamo gli occhi innocenti dei bambini che cercano la verità, proviamo una profonda tristezza e non possiamo far altro che pregare per loro”.

