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Impariamo dagli Usa e vietiamo l’aborto

Sempre più Stati negli USA stanno promuovendo iniziative contro l’aborto. Da ultimo ricordiamo il Texas e l’Idaho. Più in generale la difesa della vita nascente è sempre stato tema presente nell’agenda politica dei repubblicani. Oggi moltissime donne che vogliono abortire si recano dal Texas in Oklahoma, ma...

Sempre più Stati negli USA stanno promuovendo iniziative contro l’aborto. Da ultimo ricordiamo il Texas e l’Idaho. Più in generale la difesa della vita nascente è sempre stato tema presente nell’agenda politica dei repubblicani. Di certo recentemente, anche grazie al lascito dell’amministrazione Trump, c’è stata un’accelerazione in questa direzione.

Sulla scia di questo new deal pro-life troviamo anche lo Stato dell’Oklahoma: moltissime donne che vogliono abortire si recano dal Texas in Oklahoma, ma presto, come vedremo, anche questo Stato sarà per loro inospitale. Lì i Repubblicani si sono inventati un mezzo alquanto efficace per combattere l’aborto, tanto efficace quanto inviso ai giuristi e apprezzato invece da chi difende i nascituri.

Il succo è questo: a breve potrebbe esserci una “taglia” su chi pratica l’aborto nello Stato dell’Oklahoma (ma a breve spiegheremo che di taglia non si tratta). Martedì scorso è stato approvato dalla Camera un disegno di legge (House Bill 4327) che vieta l’aborto sempre, eccetto nel caso di pericolo per la vita della donna, stupro e incesto. L’aborto dovrebbe essere vietato in ogni caso, ma di certo, rispetto allo scenario giuridico precedente, è un significativo passo avanti. Ora il testo è all’esame del Senato ed ha ottime probabilità di diventare legge dato che anche al Senato, come alla Camera, la maggioranza è repubblicana.

La particolarità di questa proposta sta nel fatto che qualsiasi privato cittadino può citare in giudizio i responsabili dell’aborto – chi l’ha materialmente praticato, chi lo ha suggerito o collaborato in qualsiasi modo e addirittura chi ha solo tentato di procurare un aborto – ma non la donna e ricevere, in caso di condanna, 10mila dollari (sezione 5, lettera B, n. 2). Sostanzialmente una costituzione di parte civile sui generis, dato che non ogni privato cittadino potrebbe subire direttamente un danno, meritorio di risarcimento, dall’aborto denunciato (nella proposta di legge comunque è prevista anche questa ipotesi a tutto vantaggio ad esempio dei padri che non vogliono che la madre abortisca). Però indirettamente – ed è questa l’idea di fondo – tutti i cittadini ricevono un vulnus allorquando una persona viene uccisa, perché la persona, anche quella non ancora nata, è di per se stessa elemento fondante il bene comune. Come ogni nascita arricchisce tutti, così ogni morte impoverisce tutti.

In secondo luogo la proposta di prevedere un risarcimento a favore di chiunque denuncerà un aborto illegittimo (non si tratta di una taglia perché questa è intesa come premio, qui invece si parla di risarcimento danni) renderà più arduo per le cliniche e i medici effettuare aborti clandestini. Lo Stato non può controllare così minuziosamente l’operato delle cliniche e degli ambulatori e, allora, ecco delegare la sorveglianza al privato. Uno stimolo per coinvolgere la cittadinanza nella lotta contro l’aborto.

Di certo torme di giuristi insorgeranno contro questa proposta: il cittadino non si può sostituire allo Stato, così si fa opera di delazione, si torna al far west dove c’erano le taglie per i criminali, non c’è vero fondamento all’azione risarcitoria dato che il privato non ha subito nessun danno e quindi nessun interesse ad intervenire giudizialmente, si accentua una frattura sociale quando invece l’aborto è un dramma privatissimo. In realtà tutte queste obiezioni sono facili da superare. Quando lo Stato non riesce a difendere il cittadino da un’aggressione ingiusta è lecito ricorrere alla legittima difesa. L’azione civile volta alla denuncia di un reato è una forma di legittima difesa nei confronti del nascituro laddove lo Stato non riesca a tutelarlo al meglio. Tutti noi poi abbiamo l’obbligo di custodire il bene comune e quindi ben venga segnalare questo tipo di illeciti all’autorità giudiziaria.

In terzo luogo abbiamo già spiegato che ciascuno di noi viene danneggiato quando un bambino viene abortito: la cifra di 10mila dollari, in questo senso, è, da una parte, solo simbolica, dato che la vita umana non ha prezzo, e, su altro fronte, è fortemente simbolica perché ricorda a tutti che una vita è stata spezzata. Infine da quando l’assassinio, anche quello prenatale, è affare privato? L’omicidio è il primo illecito per importanza a chiamarsi reato perché lede così profondamente il bene comune, ferisce così grandemente la società tutta che obbliga lo Stato ad intervenire, anche nel caso in cui nessuno abbia interesse che l’illecito sia sanzionato. L’ordinamento giuridico quindi procede d’ufficio anche se non c’è querela di parte, perché interessa l’esistenza di tutti quel reato, perché quell’illecito ha tolto a tutti noi qualcosa di importantissimo. Ecco giustificata l’azione civile del singolo volta al risarcimento del danno. E se vogliamo parlare di frattura sociale, questa c’è proprio perché si sopprime un bambino.

Vogliamo risanare questa frattura, questa ferita? Impariamo dagli Usa e vietiamo l’aborto.

 

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