• SBARCHI IN AUMENTO

Immigrazione, col nuovo governo Conte "la pacchia" è ricominciata

Nuovi sbarchi e proteste a Lampedusa, dove la situazione all'interno dell'hot-spot è al collasso come negli anni in cui i governi di centro-sinistra hanno portato in Italia oltre 650 mila clandestini. L'aumento degli sbarchi coincide, non casualmente, con l'allontanamento di Salvini dal Ministero dell'Interno e con l'insediamento del nuovo governo. Soprattutto con le continue dichiarazioni di "discontinuità" che riaccendono le speranze negli scafisti, più ancora che negli emigranti. Maggiori flussi migratori non miglioreranno l'aspetto umanitario: è ampiamente prevedibile che, con essi, aumentino anche le tragedie in mare.

Arrivo di immigrati a Lampedusa

Nuovi sbarchi e proteste a Lampedusa, dove la situazione all' interno dell'hot-spot è al collasso come negli anni in cui i governi di centro-sinistra hanno portato in Italia oltre 650 mila clandestini (120 mila nel 2017, 181 mila nel 2016, 153 mila nel 2015, 170 mila nel 2014 e 43 mila nel 2013)

Nonostante i continui trasferimenti sulla terraferma il numero degli arrivi nell’isola supera quello delle partenze e mercoledì sera un gruppo di tunisini ha inscenato un sit-in di protesta davanti alla chiesa del paese chiedendo di potere rimanere in Italia e di non essere rimpatriati. Gli arrivi dalla Tunisia, dove domenica scorsa si è votato per le presidenziali, sono aumentati, ma il paese nordafricano è uno dei pochi con i quali Italia ha un accordo di rimpatrio. Per questo la gran parte dei tunisini, nazionalità che costituisce oltre un terzo dei quasi 7mila migranti illegali sbarcati quest’anno in Italia, vengono in buona parte rapidamente rimpatriati da Trapani poco dopo lo sbarco. A Lampedusa protestano anche i sindacati di polizia poiché gli organici delle forze dell’ordine si stanno rivelando insufficienti rispetto agli interventi quotidiani legati alla nuova ondata di sbarchi con oltre 600 arrivi in pochi giorni. Ieri un altro gruppo di 56 clandestini è stato accolto a Malta dove sono sbarcati in 200 in una settimana mentre nel week end scorso la Guardia Costiera libica ha soccorso e riportati indietro quasi 600 immigrati illegali.

L’incremento dei flussi migratori diretti in Italia da Libia e Tunisia è strettamente legata, per diverse ragioni, all’uscita di Matteo Salvini dal governo italiano. I flussi, già cresciuti d’intensità durante la crisi di governo d’agosto (in quel mese si sono registrati 1.268 arrivi contro i 1.531 dell’agosto 2018) si sono infatti ingigantiti in soli 14 giorni dopo che il leader leghista ha lascito il Viminale al punto che in settembre sono sbarcati finora 1.435 clandestini contro i 947 sbarcati dell'anno scorso. Un aumento del 51% in un mese, settembre, in cui per la prima volta gli sbarchi sono più alti dello stesso mese dello scorso anno. Tanti per cambiare si tratta di clandestini provenienti principalmente da Tunisia, Pakistan, Costa d’Avorio, Iraq e Algeria dove non si riscontrano né guerre, né carestie, né pestilenze. A proposito di numeri al 5 settembre (giorno in cui Salvini lasciò Viminale) sono sbarcati 5.624 clandestini (media 22,7/giorno) mentre nei primi 14 giorni successivi all’uscita dal governo del leader leghista sono sbarcati in 946, con una media triplicata di 67,57/giorno.

Checchè ne dica la propaganda governativa, ora tesa a ridimensionare il peso dell’operato di Salvini, che siano state le politiche attuate da Salvini a far crollare del 70% i flussi rispetto al 2018 e di oltre il 93,5% rispetto al 2017 lo dicono ancora una volta i numeri. Al 18 settembre sono sbarcati quest’anno in 6.570 contro 20.850 nello stesso periodo del 2018 (ministro Minniti fino a 1° giugno, poi Salvini) e 102.954 l’anno precedente (governo centro sinistra con ministro Minniti). A convincere trafficanti, clandestini e Ong che “la pacchia è ricominciata” sono stati anche fattori diversi, anche se collegati, con l’uscita della Lega dal governo. Molto hanno influito le dichiarazioni di molti esponenti della nuova maggioranza che hanno chiesto pubblicamente immediata “discontinuità” rispetto alle politiche dei porti chiusi. Soprattutto hanno pesato le reiterate quanto ingiustificate dichiarazioni di Conte circa un accordo con la Ue per la ridistribuzione che di fatto non c’è. Per i clandestini sentirsi dire che sbarcando in Italia andranno poi in Germania o Francia è un incentivo non irrilevante a tentare la sorte in mare.

Il trend è previsto al rialzo sull’onda della “desalvinizzazione” della politica migratoria italiana: due navi di Ong sono in mare con almeno 300 clandestini a bordo e altri barconi, barchini e gommoni  sono pronti a salpare soprattutto dalla Tunisia. Per la gioia e il business di Ong e trafficanti ma anche della lobby catto-sinistra dell’accoglienza che con Salvini ha sofferto il tracollo dei flussi migratori e il taglio delle diarie. Se da un lato è evidente che nuovi massicci flussi di clandestini non aiuteranno il governo attuale a racimolare consensi, è altrettanto vero che le forze politiche che oggi affiancano M5S nel sostenere il governo Conte 2 devono rifinanziare il bacino elettorale rappresentato da coop rosse e cattoliche che dal 2013 al 2018 hanno macinato fatturati miliardari con l’accoglienza dei clandestini. Sempre con numeri alla mano è facile spiegare l’odio nutrito in certi ambienti nei confronti dell’ex ministro dell’Interno: la spesa dell’Italia per l’accoglienza dei clandestini tra agosto 2018 e luglio di quest’anno è stata di 501 milioni di euro contro i 2,2 miliardi dei 12 mesi precedenti e i 3,8 di quelli ancora antecedenti.

Superfluo infine aggiungere che ogni forma di accoglienza di clandestini in Italia o in Europa incoraggia i traffici illegali e favorisce le tragedie in mare ridottesi nell’ultimo anno al minimo storico. Per questo se l’improbabile piano di ridistribuzione dovesse concretizzarsi costituirebbe comunque un incentivo a nuovi, infiniti flussi clandestini.