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Dottrina sociale
a cura di Stefano Fontana

La questione

Il wokismo UE contro l’Ungheria

La Corte di Giustizia dell’UE ha condannato l’Ungheria per la sua legislazione che vieta di esporre ai minori pratiche che fanno ritenere normale il transessualismo e l’omosessualità. Una sentenza ideologica.

Dottrina sociale 09_05_2026

Come ricordato e denunciato dall’European Center for Law and Justice (ECLJ), l’Unione Europea fa propria in via istituzionale e giuridica l’ideologia woke: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) con la sua sentenza del 21 aprile 2026 ha condannato l’Ungheria per la sua legislazione che vieta di esporre ai minori pratiche che fanno ritenere normale il transessualismo, il “cambio” di sesso o l’omosessualità. Era stata la Commissione dell’UE, con l’appoggio di 16 Stati membri, ad attivare il processo di infrazione presso la Corte.

La legge ungherese stabilisce che «al fine di garantire la tutela dei diritti dei minori, è vietato rendere loro disponibili i seguenti contenuti: pornografia, nonché contenuti che raffigurano la sessualità secondo fini fini a sé stessi, o che promuovono o ritraggono deviazioni dall'identità di genere corrispondente al sesso assegnato alla nascita, cambio di genere o omosessualità».

La sentenza della CGUE ha ritenuto invece che ciò «comporta la stigmatizzazione e l'emarginazione delle persone non cisgender o non eterosessuali, unicamente sulla base della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale», il che «equivale a stabilire, mantenere o rafforzare l'invisibilità sociale di alcuni membri della società».

Il governo ungherese si era difeso davanti alla Corte sostenendo che la propria legislazione si fonda sull’identità nazionale e sulla Costituzione ungherese, ma la Corte ha respinto l’argomento sostenendo che «l'articolo 4, paragrafo 2, del TUE tutela solo una visione delle identità nazionali... che sia coerente con i valori [dell'UE]». L’affermazione sostiene indirettamente che i valori dell’UE sono quelli woke.

Proprio oggi, 9 maggio, il nuovo primo ministro Péter Magyar presterà giuramento e avrà quindi i pieni poteri. Egli è già intervenuto su questo punto, schierandosi con l’UE e affermando di voler «creare un Paese in cui nessuno sia stigmatizzato perché ama in modo diverso o perché ama in modo diverso dalla maggioranza». I bambini ungheresi non beneficeranno più della protezione legale contro la propaganda woke.

Questa vicenda – secondo l’ECLJ – si colloca nella tendenza ormai evidente dell’UE di promuovere l’istruzione sessuale obbligatoria e di vietare l’accesso facoltativo all’insegnamento della religione.

Stefano Fontana