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Il vero pericolo "scisma" arriva dalla Germania

Corsa contro il tempo in Vaticano per evitare che il Sinodo della Chiesa tedesca, contemporaneo a quello dell'Amazzonia, si trasformi in un Concilio che la trasformi in Chiesa nazionale. La settimana prossima, il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx, incontrerà a Roma il prefetto della Congregazione dei vescovi, Marc Ouellet, ma ci sono fondati timori che Marx non si convinca a fermare il processo che ha come obiettivo cambiare la dottrina cattolica in materia di celibato sacerdotale, omosessualità, ordinazione delle donne.

Il cardinale Marx ricevuto dal Papa

La settimana prossima il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale tedesca, e uno degli “uomini forti” di questo Pontificato si incontrerà a Roma con il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi. Sarà il tentativo di disinnescare quello che ormai si presenta come “il caso tedesco”: un evidente tentativo della maggioranza – ma non della totalità – della Conferenza Episcopale di prendere decisioni in temi sensibili prima, e probabilmente contro, le determinazioni della Chiesa universale.

A questo scopo nei mesi scorsi è stato deciso di aprire un “cammino sinodale”, stranamente in coincidenza con il Sinodo sull’Amazzonia, che dovrebbe affrontare alcuni temi simili a quello tedesco. È noto a tutti come il Sinodo di Roma abbia le sue fronde nella foresta del Sud America, ma le radici siano saldamente piantate in terra germanica;  e non è forse azzardato pensare che siamo di fronte a un mostrare i muscoli da parte di una Chiesa in caduta libera per quanto riguarda i fedeli (le uscite nel 2014 superavano le duecentomila unità) ma ricca in soldi; e che di conseguenza può fare la voce grossa con una Santa Sede in deficit perenne, peggiorato dopo le scelte americane.

Non a caso il cardinale arcivescovo di Colonia, Rainer Woelki, ha detto, al termine di un suo recente viaggio negli USA: «Ovunque ho trovato preoccupazione per gli sviluppi attuali in Germania. In molti incontri era palpabile la preoccupazione che il ‘cammino sinodale’ ci portasse in Germania a un cammino separato (Sonderweg) e che noi, al peggio, mettiamo a rischio la comunione con la Chiesa universale e diventiamo la ‘Chiesa nazionale tedesca’». Woelki ha parlato chiaramente del pericolo di uno «scisma». «Nessuno può volere questo, e così dovremmo prendere sul serio questo allarme».

E infine qualcuno a Roma, che su moltissime questioni, punti e provocazioni sembra addormentata, o inerte, ha sentito il richiamo. E con una lettera, datata 4 settembre, il cardinale Marc Ouellet ha avvertito la Conferenza episcopale tedesca che la prospettiva che le decisioni del Sinodo organizzato dalla Chiesa in Germania, di concerto con l’organizzazione dei cattolici laici, abbiano valore vincolante, «non è ecclesiologicamente valida». Questa del sinodo «vincolante», cioè del fatto che tutti i vescovi, anche quelli contrari alle decisioni del sinodo, avrebbero dovuto applicarle, è una delle questioni molto controverse.

Ouellet ha inviato la lettera al card. Marx, accompagnata da una valutazione giuridica a firma del presidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, mons. Filippo Iannone. Mons. Iannone ricorda che il Sinodo tedesco intende affrontare quattro argomenti: “autorità, partecipazione e separazione dei poteri”, “morale sessuale”, “forma di vita presbiterale” e “donne nei ministeri e negli uffici della Chiesa”. Sono temi caldi, che riguardano il celibato dei preti e le unioni omosessuali, oltre all’eventualità di ministeri ordinati per le donne.

«È facile vedere – scrive Iannone - che questi temi non riguardano la Chiesa in Germania ma la Chiesa universale e, con poche eccezioni, non possono essere oggetto di deliberazioni o decisioni di una Chiesa particolare senza contravvenire a quello che è espresso dal Santo Padre nella sua lettera» alla Chiesa tedesca dello scorso giugno. Il Pontefice scrisse a giugno una lettera ai vescovi tedeschi ammonendoli a non prendere decisioni in contrasto con la Chiesa universale. C’è chi dice che un primo testo della lettera, più severo, sia stato addolcito dopo una rapida incursione a Roma del card. Marx.

Secondo il dicastero vaticano responsabile della giurisdizione ecclesiastica, quello tedesco si configura non tanto come un sinodo, e in quanto tale con valore consultivo, quanto come un concilio: «È chiaro – scrive Iannone – dall’articolo della bozza degli statuti che la conferenza episcopale ha in mente di fare un concilio particolare che persegua i canoni 439-446 ma senza usare il termine». Afferma mons. Iannone: «Se la Conferenza episcopale tedesca è giunta alla convinzione che è necessario un Concilio particolare, dovrebbe seguire le procedure previste dal Codice al fine di arrivare a una deliberazione vincolante». «Come può una Chiesa particolare deliberare in modo vincolante se i temi affrontati riguarderanno l’intera Chiesa?», si chiede il Presidente del Pontificio Consiglio. «La conferenza episcopale non può dare effetto legale alle risoluzioni, ciò è al di fuori delle sue competenze».

Secondo il Presidente dei Testi legislativi, «la sinodalità nella Chiesa, alla quale Papa Francesco fa frequente riferimento, non è sinonimo di democrazia o di decisioni a maggioranza», perché «spetta al Pontefice presentare i risultati». Inoltre «il processo sinodale deve svolgersi all’interno di una comunità gerarchicamente strutturata» e le proposte tedesche «lasciano aperte molte questioni che meritano attenzione», in particolare l’equipollenza fra organizzazione dei vescovi e il Comitato Centrale dei laici, che verrebbero ad avere lo stesso peso nel Sinodo.

D’altronde la questione del “Sinodo vincolante” è stata criticata sia dal cardinale Müller che dal vescovo di Ratisbona, Rudelf Voderholzer. In Vaticano c’è – fra i prelati di lingua tedesca – chi è scettico sul fatto che i vescovi tedeschi daranno retta alle osservazioni. «C’è la crescente sensazione che Marx non voglia aspettare un conclave per agire da papa – ha scritto Ed Condon -. Ha deciso che lui sa che cosa è meglio per la Chiesa, e vuole che sia fatto».