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Il trionfo del cristianesimo

Rodney Stark rilegge la storia dell'Occidente e ribalta decine di luoghi comuni. Affermando ad esempio che la caduta di Roma è stato un bene per l'umanità o che con o senza Costantino il cristianesimo si sarebbe affermato comunque.

Il trionfo del cristianesimo - cover

«A mio giudizio, chiunque creda che l'epoca che vide la costruzione della cattedrale di Chartres e l'invenzione del parlamento e dell'università sia stata “buia” deve essere mentalmente ritardato o, nel migliore dei casi, molto, molto ignorante». Edward Gibbon, Voltaire e Bertrand Russell non erano né ignoranti né ritardati, solo prevenuti e/o in malafede, così come quelli che, ancora oggi, insistono sulla manfrina dei secoli «bui» perché cristiani. La citazione di cui sopra è dell'insigne medievista americano Warren Hollister, morto nel 1997, che così si espresse nel suo discorso d'apertura come presidente della Pacific Historical Association.

Detta citazione è la chiave di tutto il libro dello statunitense Rodney Stark (Il trionfo del cristianesimo. Come la religione di Gesù ha cambiato la storia dell'uomo ed è diventata la più diffusa al mondo, Lindau, pp. 650, € 32), il sociologo delle religioni più importante tra i contemporanei. Poiché le risultanze sociologiche non gli quadravano con quel che la storia scolastica gli aveva insegnato, da tempo è costretto a occuparsi di storia. Ribaltando decine di luoghi comuni. Infatti, i suoi studi lo hanno condotto a pubblicare una serie di volumi la cui cifra è riassumibile nella seguente frase: tutto quel che abbiamo imparato a scuola sulla nostra religione è falso perché, dall'era della nascita delle ideologie in poi, è condizionato dal pensiero politically correct di volta in volta dominante.

Per esempio, sedotti dal mito di Roma (fin dal cosiddetto Rinascimento; e fino ad oggi, se si guardano gli scaffali delle librerie), non ci siamo accorti che «il fattore maggiormente benefico nell'ascesa della civiltà occidentale è stato la caduta di Roma!», un impero, come tutti quelli pre-cristiani, fondato sulla schiavitù, nel quale «se le classi privilegiate si appropriano di tutta la produzione al di sopra del minimo richiesto per sopravvivere, la gente non ha alcuna motivazione a produrre di più». E la schiavitù blocca di fatto ogni progresso tecnologico. Mentre, nei “secoli bui” la sola Senna aveva un mulino ad acqua ogni venti metri, tanto per dirne una. Senza schiavi (aboliti dal cristianesimo), senza sterminati eserciti da mantenere (e, dunque, senza oppressione fiscale), con le proprietà monastiche divenute aziende, la tecnologia accelerò di colpo, sorsero il libero mercato e le banche, i diritti individuali. I teologi cristiani (ma non quelli islamici) tolsero ogni vincolo morale agli affari e nacque il capitalismo. L'Europa si ripopolò presto, le arti (basti solo pensare alla musica) fecero un grande balzo in avanti e la civiltà occidentale si pose alla guida del pianeta, una guida che non ha più lasciato.

«In breve: per troppo tempo troppi storici sono stati ingenui come turisti, restando a bocca aperta davanti ai monumenti, ai palazzi e al consumo ostentatorio di Roma». E si sono lasciati fuorviare da miti ideologici (tutti antireligiosi) nati in epoche di contestazione alla Chiesa. E proprio nel 1700° anniversario di Ponte Milvio e nell'approssimarsi di quello dell'Editto di Milano, i capitoli del lavoro di Stark dedicati a Costantino invitano, anche qui, a smontare consolidati luoghi comuni. Luoghi comuni che, per decenni, hanno inquinato gli stessi uomini di Chiesa, divisisi, nel post-Concilio, in «costantiniani» e «non». Dice invece Stark: «Costantino non fu responsabile del trionfo del cristianesimo. Nel momento in cui salì al trono la crescita cristiana era già diventata una marea che saliva in modo esponenziale.

Fu il cristianesimo semmai a svolgere un ruolo importante nel trionfo di Costantino, garantendogli un consistente e ben organizzato sostegno cittadino». Fin dal suo scontro col rivale Massenzio, Costantino sapeva che i cristiani tifavano per lui. L'iniziatore delle critiche nei confronti del «primo imperatore cristiano» fu Jacob Burckhardt (1818-1897), il quale mise in dubbio pure il famoso «segno» soprannaturale visto dal condottiero prima della decisiva battaglia a Saxa Rubra. Ma, osserva Stark, «gli storici non hanno avuto la curiosità di chiedersi perché abbia deciso di invocare il Dio cristiano, anziché Giove o qualcuno degli dèi tradizionali di Roma». Infatti, dopo la vittoria, Costantino compì l'inaudito gesto di non recarsi a ringraziare Giove Capitolino con i sacrifici rituali d'obbligo. Ed era già, di sicuro, quanto bastava competente di cristianesimo quando impose ai soldati di mettere sugli scudi il monogramma di Cristo (chi-ro). Senza dubbio, credeva sinceramente di compiere una missione personalmente affidatagli dal Dio cristiano.

Costantino semplicemente mise in onore il cristianesimo con misure che testimoniavano apertamente il suo favore. Ma era interessato soprattutto alla "pax deorum", tant'è che continuò a nominare pagani nelle cariche importanti. Chi, inaugurò la stagione dello scontro e dell'intolleranza fu, semmai, Giuliano, non a caso detto l'Apostata e, per questo, oggi «rivalutato». Dai soliti.