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INTERVISTA A LA NACION

Il Sinodo, i padrini divorziati, i figli gay: parla Francesco

Dopo 21 mesi di pontificato Papa Francesco concede un’altra intervista. Una lunga intervista, 50 minuti, al quotidiano argentino La Nacion, la giornalista è Elisabetta Piquè che con il pontefice ha un rapporto di lunga data. I temi: dal Sinodo al sì ai padrini diviorziati, agli aiuti alle famiglie con figli gay alla riforma della Curia. 

Ecclesia 07_12_2014
Papa Francesco

Dopo 21 mesi di pontificato Papa Francesco concede un’altra intervista. Una lunga intervista, 50 minuti, al quotidiano argentino La Nacion, la giornalista è Elisabetta Piquè che con il pontefice ha un rapporto di lunga data. Sulla riforma della Curia, quella che molti si aspettano dal suo pontificato, Papa Francesco dice che «c’è ancora molto da fare» e che non teme resistenze. «É molto sano sfogare le cose», dice, perché è bene che le resistenze vengano alla luce del sole e che non si facciano di nascosto. Si mostra consapevole delle polemiche sul suo pontificato, come di quelle che hanno accompagnato il recente sinodo sulla famiglia.

 

IL SINODO SULLA FAMIGLIA

Per rassicurare quelli preoccupati ha ricordato che il Sinodo «è un processo» e «non si è toccato nessun punto della dottrina della Chiesa sul matrimonio». «Non ho paura di seguire la via della sinodalità, perché è il cammino che Dio ci chiede. E il Papa ne è il garante». Il processo sinodale «non è un processo parlamentare, ma è uno spazio coperto, protetto, perché lo Spirito Santo lavori. E necessita di due qualità distinte: coraggio per parlare e umiltà per ascoltare». «É vero, ha detto, che ci sono posizioni diverse da una parte, o dall’altra. Però in un piano di ricerca della verità. Se mi chiedete: “Però qualcuno è più ostinato nelle sue posizioni?” E, sì, per qualcuno sarà così. Ma questo non mi preoccupa. É una questione di pregare perché lo converta lo Spirito, se effettivamente ci sono alcuni di quelli. Quello che ho avvertito [al Sinodo] è stata una ricerca fraterna per come affrontare i problemi della pastorale famigliare».

I DIVORZIATI RISPOSATI

Sui divorziati risposati ritiene che siano come «scomunicati di fatto», viste tutte le azioni da cui sono esclusi nella Chiesa per essere in questa situazione. «Quello che ha fatto il cardinale Kasper è stato quello di dire che cerchiamo ipotesi, vale a dire, ha aperto il campo. E alcuni erano spaventati». «Alcuni teologi si sono spaventati davanti a queste ipotesi, e hanno preferito nascondere la testa. E hanno detto: mai la comunione eucaristica, sì quella spirituale. Ma ditemi: non bisogna essere in grazia di Dio per ricevere la comunione spirituale?». «Che facciamo con loro [i divorziati risposati], che porta si può aprire? C'è un'inquietudine pastorale: allora gli andiamo a dare la comunione? Non è una soluzione dargli la comunione. Questo soltanto non è la soluzione, la soluzione è l'integrazione. Non sono scomunicati. Ma non possono essere padrini di battesimo, non possono leggere le letture a messa, non possono distribuire la comunione, non possono insegnare il catechismo, non possono fare sette cose, ho l'elenco lì. Se racconto questo, sembrerebbero scomunicati di fatto! Allora, aprire un po' di più le porte. Perché non possono essere padrini? "No, guarda, che testimonianza vanno a dare al figlioccio?". La testimonianza di un uomo e una donna che dicano: "Guarda, caro, io mi sono sbagliato, sono scivolato su questo punto, ma credo che il Signore mi ami, voglio seguire Dio, il peccato non mi ha vinto, vado avanti". Ma che testimonianza cristiana è questa? O se arriva uno di questi truffatori politici che abbiamo, corrotti, a fare da padrino ed è regolarmente sposato per la Chiesa, lei lo accetta? E che testimonianza va a dare al figlioccio? Testimonianza di corruzione?».

LA FAMIGLIA

«La famiglia è malconcia, i giovani non si sposano. Cosa succede? Poi quando vengono a sposarsi, quando già stanno convivendo, crediamo che con tre conferenze li prepariamo al matrimonio. Ma questo non è sufficiente, perché la stragrande maggioranza non sono coscienti di cosa significa impegnarsi per tutta la vita. Benedetto XVI nell’ultimo anno lo disse due volte: per l’annullamento del matrimonio dovrebbe essere presa in considerazione ciò che significasse la fede per questa persona quando si sposò. Se era una fede generica, sapeva esattamente cos’era il matrimonio? E questa è una cosa che dobbiamo vedere a fondo e capire come aiutare…»

I MATRIMONI GAY

«Il Sinodo è stato un processo e così come l'opinione di un padre sinodale, era di un padre sinodale, la prima bozza era una prima bozza [la Relatio intermedia], dove si raccoglieva tutto. Nessuno ha parlato di matrimonio omosessuale nel Sinodo. Quello di cui abbiamo parlato è come una famiglia che ha un figlio o una figlia omosessuale, come lo educa, come lo cresce, come si aiuta questa famiglia ad andare avanti in questa situazione un po' inedita. Dunque al Sinodo si è parlato della famiglia e delle persone omosessuali in relazione alle loro famiglie, perché è una realtà che incontriamo nei confessionali. (…) Questo è ciò che ha toccato il Sinodo. Per questo nessuno parlò di elementi positivi nella prima stesura [la Relatio intermedia]. Ma si trattava di un progetto relativo».

LA CHIESA NON FA PROSELITISMO

Interrogato a proposito del fatto che in Sud America molti cattolici lasciano la Chiesa, come ha rilevato un recente sondaggio del Pew Research Center, il Papa ha detto che le cause sono «la mancanza di vicinanza e il clericalismo».  Però «non mi piace parlare di “emorragia” [di fedeli che lasciano la Chiesa] perché si tratta di un immagine strettamente legata al fare proselitismo. Odio usare termini relativi al proselitismo, perché non è la verità. Mi piace usare l’immagine di ospedale da campo: c’è gente molto ferita che sta sperando che andiamo a curare le loro ferite, ferite per mille ragioni. E si deve andare per guarire le ferite». Il modo per andare a sollevare questi “feriti” però non deve essere affrontato con una “strategia”. «Non mi piace la parola “strategia”», ha detto, «preferisco parlare di chiamata pastorale del Signore, perché se no pare tutto una Ong… È la chiamata del Signore, quella che oggi chiede alla Chiesa, non come strategia, perché la Chiesa non fa proselitismo. La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione come ha detto Benedetto XVI».

UNA BARCA SENZA TIMONE?

Rispetto alle accuse di una Chiesa “come una barca senza timone”, emerse dopo il sinodo, il Papa ha chiarito che «non gli risultano certe affermazioni», che «nei media è sembrato che l’abbiano detto», ma «fino a quando non si chiede all’interessato: “Hai detto questo?”, mantengo il dubbio fraterno. Però, generalmente è perché non leggono le cose. Uno una volta mi ha detto: “Sì questo discernimento è una cosa buona, ma abbiamo bisogno di cose più chiare”. E io gli ho detto: “Guarda, ho scritto un’enciclica, è vero, a quattro mani, e un esortazione apostolica. Continuamente sto facendo dichiarazioni, omelie, e questo è magistero. Lì c’è quello che penso, non quello che i media dicono che io penso. Vai qui e lo trovi in modo molto chiaro; Evangelii gaudium è molto chiara…»

LA RIFORMA DELLA CURIA

La riforma della curia dal punto di vista delle economia vaticana, e in particolare dello Ior, «sta andando bene», ma «è la riforma spirituale ciò che mi interessa in questo momento, la riforma del cuore». Il processo di riforma della curia è un «processo lento». Recentemente è stato presentato ai capi dicastero «la proposta di riunire i dicasteri dei Laici, Famiglia, Giustizia e Pace. E c’è stata discussione, ognuno ha espresso il suo parere e ora torna al C-9». A capo dei dicasteri, come ad esempio quello della Dottrina della Fede, o della Liturgia, ma anche il nuovo che dovrebbe riunire Laici, Famiglia, Giustizia e Pace, «sempre dovrà esservi un cardinale», dice il Santo Padre, ma «i segretari di dicastero non devono essere vescovi, perché qui c’è un problema quando si deve cambiare un segretario-vescovo. E dove si manda? É necessario trovare una diocesi, però a volte non sono adatti per una diocesi, sono adatti per il lavoro. Solo due segretari nominati vescovi: il Segretario del Governatorato, per nominarlo parroco di questo, e il segretario del sinodo dei vescovi, per quello che lì significa la episcopalità». Ma la riforma, chiede la Piqué, sarà pronta nel 2015? «No, si stanno facendo piccoli passi», ha risposto il Papa.

 CAMBIARE ALLA MIA ETA’ É RIDICOLO

Prima di essere eletto Papa, Jorge Mario Bergoglio stava pensando al ritiro. «Avevo chiesto al nunzio di preparare la terna per la mia successione in modo che, alla fine di questo anno [2013], si fosse incaricato il nuovo arcivescovo» di Buenos Aires. «Tenevo la testa», dice il Papa, «concentrata nei confessionali delle chiese dove andavo a confessare. Inoltre c’era il progetto di passare due o tre giorni a Lujan e il resto a Buenos Aires». Dopo l’elezione «ho dovuto ricominciare tutto di nuovo. E una cosa che ho detto fin dall’inizio è stata: “Jorge non cambiare, rimani lo stesso, perché cambiare alla tua età è ridicolo”. Per questo ho mantenuto sempre quello che facevo a Buenos Aires.(…) Ovviamente questo ha prodotto alcuni cambiamenti nei protocolli, non nei protocolli ufficiali, perché questi li osservo bene». A proposito della sua salute il Papa ha detto che ha «i suoi acciacchi», ma è «nelle mani di Dio, per questo posso tenere un ritmo di lavoro più o meno buono».

IL CASO DEL CARDINALE BURKE

«Il cardinale Burke un giorno mi ha chiesto cosa avrei fatto» della sua carica, questo quando ancora vigeva la formula “donec alitur provedeatur”. «Io gli dissi: “Datemi un po’ di tempo perché si sta valutando una ristrutturazione giuridica nel C-9”, e gli spiegai che ancora non era stato fatto nulla e che si stava pensando. Poi», dice Francesco, «venne l’Ordine di Malta che aveva bisogno di un americano che potesse muoversi in quell’ambito, e mi venne in mente lui per questo ufficio. E l’ho proposto molto prima del Sinodo. E ho detto: “Questo sarà dopo il Sinodo, perché voglio che partecipiate al Sinodo come capo del dicastero”, perché come cappellano di Malta non poteva. E bene, mi ha ringraziato molto, in buoni rapporti, e ha accettato, anche con piacere mi è sembrato. Perché lui è un uomo che si muove molto, viaggia e avrà lavoro. Quindi non è vero che io l’ho scacciato per come si è comportato al Sinodo».