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Il Pil crolla, la burocrazia spreca 200 miliardi

Il Paese non può ripartire se continua ad essere legato da una burocrazia inefficiente. La Cgia di Mestre calcola che la macchina statale italiana sprechi circa 200 miliardi di euro all'anno, quasi il doppio rispetto all'evasione fiscale, stimata in 110 miliardi all'anno. Il tutto mentre l'Istat rivede al ribasso la stima sul Pil: si prevede una contrazione del 12,8%, il dato peggiore dal 1995

Burocrazia

C’era una volta il decreto semplificazioni, osannato da molti esponenti del Governo come la svolta epocale, il grimaldello per scardinare tutte le resistenze alla ripresa socio-economica e per smantellare i maggiori ostacoli burocratici. Quel testo di legge, il n.76 del 16 luglio 2020, recante “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale”, è il classico provvedimento che fa i conti senza l’oste e cala idee anche buone in un quadro normativo, tecnologico e culturale impossibile da cambiare se non nell’arco di anni o addirittura lustri. Risultato: gran parte di quelle disposizioni si riveleranno inattuabili e lasceranno il Paese prigioniero di procedure farraginose, lacci e lacciuoli, con il risultato finale di tarpare le ali alla ripartenza del Paese.

A confermare la fondatezza di tali foschi presagi sono arrivati nelle ultime ore i dati dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che evidenziano i danni provocati negli anni dall’inestricabile ginepraio burocratico che avvolge ogni meccanismo decisionale e rallenta tutte le iniziative imprenditoriali.

I governi italiani si impuntano da anni sulle azioni di contrasto all’evasione fiscale, perseguendo i piccoli evasori e risparmiando i grandi, finendo quindi per non recuperare grandi cifre per le casse dello Stato ma anche per esasperare chi le tasse le paga davvero con puntualità e magari riceve cartelle esattoriali per errori mai commessi o per inesattezze dell’Agenzia delle entrate.

Tornando alle cifre diffuse dagli Artigiani di Mestre, l’evasione fiscale presente in Italia è stimata in circa 110 miliardi di euro all’anno, un importo paurosamente elevato che, comunque, appare decisamente inferiore agli oneri che i cittadini e le imprese subiscono in virtù degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze presenti nella nostra pubblica amministrazione, che ammonterebbero a oltre 200 miliardi all’anno, una dimensione economica quasi doppia rispetto all’evasione. Appare interessante tale comparazione tra il mancato gettito che la Pubblica amministrazione subisce a causa dell’infedeltà fiscale degli italiani e i costi aggiuntivi che gravano su famiglie e imprese a causa del malfunzionamento dei servizi pubblici.

La Cgia precisa che il raffronto . Tuttavia, per l’associazione artigiani <nonostante ci sia tanta evasione, una Pa poco efficiente causa ai privati dei danni economici molto superiori>. Una conclusione .

E in effetti il giustizialismo di matrice grillina ha iniettato nella società il virus dell’odio e dell’invidia sociale, che si è tradotto in un esasperato allarme nei riguardi dell’evasione fiscale, facendo passare in secondo piano le gravissime inefficienze dell’apparato pubblico del nostro Paese, lontano da qualsiasi logica meritocratica e di misurazione dell’effettiva produttività dei dipendenti statali.

Se, dunque, la produttività della pubblica amministrazione rimane al di sotto dei livelli europei, ci sarebbe quanto meno da incentivare l’imprenditoria privata, che invece continua ad essere vessata da una legislazione statalista e assistenzialista. E così il Pil continua ad andare giù, considerato che la pandemia ha bloccato per mesi il Paese e ora anche le aziende che vorrebbero ripartire in sicurezza vengono private dei più elementari supporti da parte del governo, a cominciare dalla libertà di ristrutturare/riorganizzare/licenziare, al fine di recuperare competitività sui mercati esteri. Stando agli ultimi dati dell’Istat, nel secondo trimestre del 2020 il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito del 12,8% rispetto al trimestre precedente e del 17,7% nei confronti del secondo trimestre del 2019. La stima preliminare della variazione congiunturale del Pil diffusa il 31 luglio 2020 era stata del -12,4% mentre quella tendenziale del -17,3%.

L’Istat sottolinea che il Pil italiano non aveva mai registrato un calo così consistente dal 1995. . 

Questo significa anche che, in mancanza di interventi davvero “rivoluzionari”, consistenti nella sospensione per almeno sei mesi-un anno di ogni procedura autorizzativa e di ogni vincolo burocratico che possa rallentare la ripresa delle attività produttive e commerciali, l’Italia non riuscirà a risollevarsi e occorreranno molti anni per tornare ai livelli pre-Covid. Se è stato semplice, per ragioni sanitarie, sospendere dall’oggi al domani gran parte delle libertà democratiche degli individui, delle famiglie e delle imprese, non dovrebbe risultare impossibile congelare obblighi giuridici che già in tempi normali non avevano una ratio e che ora rischiano di infliggere un colpo mortale all’economia e alla società.