Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Fedele da Sigmaringen a cura di Ermes Dovico
viaggio apostolico

Il Papa in Africa, echi bergogliani e piccole correzioni di rotta

Ascolta la versione audio dell'articolo

Dieci giorni in quattro Paesi all'insegna di una normalità senza scossoni e senza ridurre la Chiesa a un'agenzia sociale. Edificanti ma anche prevedibili, i numerosi interventi di Leone XIV si collocano tra continuità con la linea di Francesco e qualche valutazione "fuori riga" su fede e ragione, sul fenomeno migratorio e sulla Dottrina sociale della Chiesa.
- Un africano entra nella Bibbia, così Prevost saluta Malabodi Stefano Chiappalone

Ecclesia 24_04_2026
(AP Photo/Misper Apawu) Associate Press/ LaPresse

Papa Leone è tornato ieri dal suo viaggio in Africa. Ha visitato quattro Paesi – Algeria, Camerun, Angola, Guinea Equatoriale – ha pronunciato molti discorsi, ha presieduto celebrazioni liturgiche, ha incontrato varie categorie di persone, si è fatto amare da molte folle, ha visitato molte realtà concrete della vita sociale ed ecclesiale di quei Paesi. Ha trovato anche il tempo di parlare di Dottrina sociale della Chiesa, sia direttamente, spiegando cosa essa è, sia trattando alla sua luce molti problemi sociali presenti nei Paesi visitati.

Riprendendo in mano tutti i suoi interventi, ora che è tornato a casa, è possibile formare un quadro di sintesi, non sull’intero viaggio ma almeno sui suoi interventi legati alle problematiche care alla Dottrina sociale della Chiesa.
I media si sono interessanti del viaggio del Papa soprattutto nei primi giorni, quando era scoppiata la questione Trump, subito raffreddata da papa Leone. Per il resto, il viaggio è continuato abbastanza liscio e quasi scontato, nel generale entusiasmo dei popoli africani che lo hanno ospitato e nelle cronache di routine dei giornali.

Qualcuno cercava qualche accenno di novità rispetto a Francesco, cosa che però non è avvenuta. Leone XIV ha ripetutamente citato Francesco, addirittura con riferimento ai suoi discorsi ai Movimenti popolari che, a suo tempo, avevano suscitato perplessità. La cosa può essere spiegata in tre modi. Prima di tutto per la coincidenza con il primo anniversario della sua morte, caduta proprio durante il viaggio in Africa, cosa che rendeva Francesco “presente”. In secondo luogo, perché, a quanto sembra, lo staff che ha materialmente steso i discorsi è rimasto in gran parte quello del precedente pontificato. In terzo luogo, perché il primo a non voler manifestare delle novità è proprio Leone, sia per esigenze di continuità istituzionale, per così dire, sia per convinzione personale.

I discorsi in eventi di questo genere hanno sempre una dimensione “diplomatica”, non possono fare diagnosi dirompenti. In tutti i suoi interventi in Africa il Papa ha messo in evidenza le potenzialità del Continente, la necessità che la sua società civile si renda protagonista dello sviluppo, ha condannato le profonde forme di esclusione che ancora essa vive, in Angola ha denunciato la “logica estrattivistica” di sfruttamento delle risorse minerarie del Paese, data l’attuale situazione di guerra nel mondo ha vituperato l’uso del nome di Dio per giustificare la guerra, ha affermato la necessità di garantire lo Stato di diritto e di vincere la corruzione e, naturalmente, ha più volte citato Agostino sul significato corretto del potere.

Sono stati interventi edificanti e di speranza, però anche prevedibili e attesi. Questa linea ha favorito una interpretazione di questo viaggio nel senso di una normalità che procede naturalmente e senza scosse. Questo nonostante l’Africa offrisse diversi argomenti per uno scatto di novità. Per esempio, molti governi africani si stanno opponendo agli pseudo-valori occidentali (e “democratici”) sulla vita e la famiglia. Per esempio, la maggiore opposizione alla Nota Fiducia supplicans del cardinale Fernández era arrivata dall’episcopato africano. Per esempio, la retorica del dialogo interreligioso è messa in questione proprio in Africa dalle violenze, a base religiosa, contro i cristiani.
Pur dovendosi muovere tra simili difficoltà, Leone XIV ha qua e là espresso delle valutazioni fuori riga, segno che non ha un solo ghost writer ma più di uno e di diverso orientamento teologico e pastorale. Facciamo tre esempi.

Il 21 aprile, parlando al mondo della cultura a Malabo (Guinea equatoriale), nel  Campus Universitario dell’Università Nazionale che porta il suo nome, ha parlato dell’albero della conoscenza in rapporto ad altri due alberi, quello dell’Eden e quello della Croce. «Il problema – ha detto – non sta, dunque, nella conoscenza, ma nella sua deviazione verso un’intelligenza che non cerca più di corrispondere alla realtà, ma di piegarla alle proprie misure». A sanare questa disfunzione concorre l’albero della Croce, «non come negazione dell’intelligenza umana, ma come segno della sua redenzione». Si è trattato di un vero e proprio colpo d’ala dell’intelligenza della fede: «Cristo non appare come una via d’uscita fideistica di fronte alla fatica intellettuale, come se la fede iniziasse dove la ragione si ferma. Al contrario: in Lui si manifesta la profonda armonia tra verità, ragione e libertà».  Un discorso dalle grandi conseguenze, e non solo in Africa, se letto e vissuto.

Il 17 aprile, a Youndé (Camerun), durante l’incontro con il mondo universitario nella Università cattolica dell’Africa Centrale, ha detto ai giovani studenti: «di  fronte alla comprensibile tendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore, vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui. Ecco la ragion d’essere della vostra Università, fondata trentacinque anni fa per formare i pastori d’anime e i laici impegnati nella società: sono questi i testimoni di saggezza e di equità dei quali il continente africano ha bisogno». Un accenno, questo, che comporterebbe un cambiamento totale di prospettiva dell’intero quadro delle migrazioni.

Ricordiamo infine il richiamo diretto alla Dottrina sociale della Chiesa fatto a Malabo, il 21 aprile durante l’incontro con le Autorità. Qui il Papa ha detto tra l’altro: «Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le “cose nuove” che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi». Anche questo un discorso importante, soprattutto perché non ha dimenticato né l’annuncio del Vangelo né la ricerca del Regno di Dio e quindi non ha ridotto la Chiesa ad una agenzia di etica sociale.



viaggio apostolico

Il Papa in Africa, echi bergogliani e piccole correzioni di rotta

24_04_2026 Stefano Fontana

Dieci giorni in quattro Paesi all'insegna di una normalità senza scossoni e senza ridurre la Chiesa a un'agenzia sociale. Edificanti ma anche prevedibili, i numerosi interventi di Leone XIV si collocano tra continuità con la linea di Francesco e qualche valutazione "fuori riga" su fede e ragione, sul fenomeno migratorio e sulla Dottrina sociale della Chiesa.
- Un africano entra nella Bibbia, così Prevost saluta Malabodi Stefano Chiappalone

la scheda

Leone XIV in Camerun: fra dittatura, guerra civile e jihadismo

16_04_2026 Anna Bono

Leone XIV arriva in Camerun che, dal 1982, è governato dal presidente/dittatore Paul Biya. Problemi grandi per un paese in guerra con la sua minoranza anglofona e con i vicini di casa jihadisti. Cristiani perseguitati dai terroristi e anche dal governo.

DOPO LE POLEMICHE

La solidarietà ipocrita a Leone XIV, arruolato nella guerra a Trump

16_04_2026 Riccardo Cascioli

Gli attacchi indifendibili del presidente USA al Papa hanno dato la possibilità alle élite progressiste e mondialiste di rispolverare lo schema "Leone XIV l'anti-Trump", già proposto al momento della sua elezione un anno fa. Schema a cui si accoda anche certo mondo ecclesiastico.
- Libano, i bombardamenti continuano, di Elisa Gestri
- Guerra e morale: perché il Papa ne parla, di Tommaso Scandroglio

Il viaggio apostolico

Leone XIV esorta a non usare Dio per i «propri obiettivi militari»

17_04_2026 Nico Spuntoni

Nel suo quarto giorno in Africa, il secondo in Camerun, il Papa ha partecipato a un incontro per la pace e chiesto di non abusare del nome di Dio per giustificare la guerra. Un passaggio che sembra una risposta indiretta al vicepresidente degli USA, JD Vance.

viaggio apostolico

Leone XIV in Camerun: «Nessuna società prospera senza verità»

18_04_2026 Nico Spuntoni

All'Università Cattolica di Yaoundé il Papa ricorda che un agire orientato al bene, alla giustizia e alla pace nasce da una coscienza illuminata e retta. Prevost parla ai camerunensi ma si rivolge all'intero continente che «può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare».
- Oggi il Papa in Angola, un esempio di democrazia imperfettadi Anna Bono

viaggio apostolico

Dall'Angola Leone XIV lancia un monito contro il sincretismo

20_04_2026 Nico Spuntoni

Fedeltà alla Chiesa senza mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale, ha esortato Prevost a Kilamba. E sul volo dal Camerun ha smentito «una certa versione dei fatti» che legge i suoi discorsi africani come un botta e risposta con Trump.

viaggio apostolico

L'ultimo giorno in Angola di Leone XIV: Cristo non è un guru

21_04_2026 Nico Spuntoni

Nella Messa conclusiva a Saurimo Leone XIV ha invitato a non confondere Dio con «un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve». Nel pomeriggio l'elogio della famiglia «culla della vocazione» durante l'incontro con vescovi e clero.

il monito

Leone XIV: la democrazia senza fondamenta sfocia in tirannia

Nel messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali il Papa ricorda che disconoscendo la legge morale naturale la democrazia può degenerare in tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite. Un rischio che si manifesta anche sul piano internazionale.

viaggio apostolico

Un bagno di folla per Leone XIV nella "San Pietro d'Africa"

23_04_2026 Nico Spuntoni

Centomila fedeli hanno seguito la Messa celebrata nella basilica dell'Immacolata Concezione da Prevost, che nel pomeriggio a Bata ha incontrato i detenuti e poi i giovani e le famiglie, esortando al «rispetto per la vita che nasce e che cresce». Oggi l'ultima celebrazione in Guinea Equatoriale e il ritorno a Roma.

viaggio apostolico

Un africano nella Bibbia, così il Papa si congeda dall'Africa

Entrare nelle Scritture e lasciarsene trasformare come l'etiope battezzato da Filippo, al centro dell'omelia di Prevost nella Messa celebrata a Malabo. Nella conferenza stampa sul volo di ritorno ricorda che il senso primario di un viaggio apostolico è proclamare Gesù Cristo. Ma le domande vertono su tutt'altro.