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DIETRO LO SCONTRO

Il Papa e i tedeschi ai ferri corti, ma per un compromesso

La "luna di miele" del capo della Chiesa tedesca Bätzing con Francesco subisce una battuta d'arresto dopo le dichiarazioni del Papa sul sinodo «ideologico» che prendono le distanze dalle aperture. Ora è spalle al muro, ma lo stop di Francesco sembra mirare a un compromesso "alla romana".
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Ecclesia 30_01_2023

Per Mons. Georg Bätzing si avvicina il redde rationem? La luna di miele con papa Francesco pare abbia subito una brusca battuta d’arresto, almeno stando ai toni stizziti della sua ultima intervista del 27 gennaio a Die Welt. Un’intervista decisamente “in piedi” dell’ottimo Lucas Wiegelmann, che più di una volta mette il Presidente della Conferenza episcopale tedesca spalle al muro.

A ben vedere, Bätzing non ha proprio sempre tutti i torti; come quando rimprovera al Papa di voler governare la Chiesa a colpi di interviste. A Wiegelmann che lo accusa di aver ingannato a lungo i fedeli in Germania, avendo sempre detto che il Papa sosteneva il Synodalerweg, mentre invece, nella recente intervista ad Associated Press, lo ha criticato, il vescovo di Limburg risponde: «Prima di tutto, perché il Papa non ce ne ha parlato quando lo abbiamo visitato a novembre? Ci sarebbe stata un'opportunità, ma non ha colto l'occasione per scambiare idee. Considero estremamente discutibile questo modo di esercitare la leadership della Chiesa attraverso le interviste».

E poco oltre ribadisce: «Abbiamo avuto un canale di comunicazione, la visita ufficiale di tutti i vescovi a Roma in novembre. Siamo stati lì per un'intera settimana. Ci siamo seduti insieme a papa Francesco per due ore e mezza. Direi che quello è il luogo in cui il Papa può parlarci. Allora avremmo potuto rispondere». In effetti, ha sorpreso tutti l’assenza del Papa durante l’incontro tra i vescovi tedeschi e i cardinali Ladaria e Oullet; incontro che ha sollevato serie perplessità sulla piega presa dal Sinodo. Pare proprio che al Papa piacciano di più le telecamere che i canali ufficiali.

Ad aver irritato notevolmente il Presidente della DBK è stata la qualifica di “ideologico” che il Papa ha attribuito al Cammino sinodale: «Che Francesco dica anche che il nostro dibattito rischia di diventare “ideologico” e poi come esempio porti proprio la questione del celibato, veramente non riesco più a comprenderlo. Se il celibato debba rimanere obbligatorio è una questione che si discute da 60 anni! E che lo stesso Papa ha ammesso al Sinodo amazzonico! Descrivere questo adesso come un dibattito ideologico, dove lo Spirito Santo, per così dire, scappa in fretta dalla sala, che storia è questa?». Anche in questo caso, difficile dargli torto.

Bätzing tenta invece un’improbabile arrampicata sugli specchi sulla questione del Consiglio permanente, che è stato oggetto di critica nella recente lettera firmata dai cardinali Parolin, Ladaria e Oullet (vedi qui); in particolare per il fatto che si porrebbe come un organismo sovrastante l’autorità dei vescovi nelle proprie rispettive diocesi. Il Vescovo di Limburg dapprima prova a ad evitare il problema: «Noi in Germania stiamo cercando un modo di consultazione e decisione realmente comunitarie, senza che le norme canoniche che riguardano l'autorità del vescovo vengano scavalcate. Stiamo ancora parlando di come raggiungere questo obiettivo».

Messo però alle strette da  Wiegelmann, che gli ricorda che o questo Consiglio non decide nulla (e dunque è inutile), oppure ha un ruolo decisionale, attirando la condanna di Roma, Bätzing si inventa una singolare ”via di mezzo”: «In Germania abbiamo già dagli anni '70 la cosiddetta Gemeinsame Konferenz (Conferenza congiunta), in cui si consultano la Conferenza episcopale e il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), cioè laici e vescovi. Questa Conferenza congiunta ha ricevuto compiti specifici. Quindi l'opzione di ripiego è: rimaniamo con questo modello e aggiungiamo semplicemente compiti importanti che sono fattibili dal punto di vista canonico». Quali compiti e con quale forza vincolante per i vescovi? «È già vero – spiega Bätzing - che gli organi consultivi nella Chiesa prendono effettivamente molte decisioni importanti, e alla fine noi vescovi spuntiamo solo formalmente la casella».

Dunque, secondo il Presidente della DBK, sarebbe compatibile con il diritto canonico, il quale traduce sul piano giuridico l’identità teologica del vescovo (si veda in particolare Lumen Gentium, 21), il fatto di trasformare i vescovi in “spuntatori di caselle” anche su questioni dottrinali e morali.

Quanto al rischio di scisma, Bätzing respinge l’idea che possano esserci scissioni ed indica la sua via d’uscita: «Dobbiamo parlarci, scendere a compromessi l'uno con l'altro». Un po’ alla romana: una concessione sul celibato potrebbe placare la spinta verso il sacerdozio femminile, e il via libera alle benedizione delle coppie omosessuali potrebbe valere la rinuncia all’approvazione dottrinale della sodomia.

Sicuramente l’intervista di Francesco alla Associated Press ha messo in seria difficoltà l’autorevolezza di Bätzing in Germania, il quale rassicurava dell’appoggio del Papa, aumentando così la temperatura delle aspettative dei cattolici progressisti. Il Papa decide ora di prendere gesuiticamente le distanze dal Cammino sinodale, dopo che per anni ha lasciato che andasse per la sua strada, gettando tutta la responsabilità sul vescovo di Limburg.

Bätzing da parte sua respinge con decisione l’idea che dal Papa sia venuto uno stop  - «No, non l'ha mai detto, e non lo dice nemmeno questa volta!»  - e punta dritto all’obiettivo che potrebbe trovare nuovamente d’accordo lui e Francesco: «Francesco dice anche nell'intervista che le tensioni devono essere sanate, che dovremmo inserire i nostri temi nel Sinodo mondiale del Vaticano attualmente in corso. Bene, questo è il nostro contenuto originario, è esattamente quello che vogliamo».

Forse è proprio qui che Francesco voleva arrivare: evitare che i vescovi tedeschi finiscano per prendere decisioni rivoluzionarie, in modo elitario e su base regionale. «L'esperienza tedesca non aiuta, perché non è un Sinodo, un cammino sinodale serio, è un cosiddetto cammino sinodale, ma non della totalità del popolo di Dio, ma fatto di élite», spiegava il Papa. L’obiettivo è «avere pazienza, dialogare e accompagnare questo popolo nel suo cammino sinodale e aiutare questo cammino più elitario perché non finisca in qualche modo male, ma si integri anche nella Chiesa». Il Sinodo sulla sinodalità potrebbe aprire le sue porte alle acque malsane del Reno.