• IL CASO

Il nuovo asse Grillo-estrema sinistra

La storica riconferma di Napolitano al Quirinale rappresenta la quadratura del cerchio in uno scenario politico che ha per lunghi tratti assunto connotazioni tragicomiche. All'opposizione del Colle è nata però una nuova inquietante alleanza.

Vendola e Grillo

La storica riconferma di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica rappresenta la (tardiva) quadratura del cerchio in uno scenario politico che ha per lunghi tratti assunto intonazioni tragicomiche. Solo l’iniziativa congiunta delle principali forze politiche ha assicurato al Paese un Capo dello Stato largamente condiviso, come prevede la Costituzione, che gli assegna il ruolo di garante dell’unità nazionale.

Ma l’ampio schieramento che si è creato attorno alla figura di Napolitano, e che ora si riprodurrà fedelmente, salvo sorprese, nella formazione (auspicabile) di un governo di larghe intese, pone le premesse per la creazione di una nuova opposizione all’esecutivo nascente.
La costituenda opposizione nasce dallo sfaldamento del Pd e dalla saldatura tra l’ala massimalista e radicale della sinistra e il Movimento Cinque Stelle. Da una parte, infatti, la componente più ideologica della sinistra è ormai uscita allo scoperto e si prepara a lanciare l’Opa su ciò che resta del Partito democratico, ormai ridotto in frantumi.

L’asse Vendola-Barca si è già messo alla prova negli ultimi giorni sulla scelta di Rodotà quale candidato al Colle (Barca aveva addirittura dichiarato di preferire, come prima scelta, Emma Bonino). È quella parte di sinistra ideologica, sconfitta dalla storia, che ora tenta di riaccreditarsi con la maschera di un “nuovismo” imperniato su presunte conquiste civili e culturali.
Rodotà e Bonino rappresentano, in questo senso, i simboli di quel laicismo radicale che mina dalle fondamenta la saldezza delle garanzie costituzionali e instilla i germi di quell’atomismo sociale che scardina ogni tipo di legame famigliare, sociale, in nome di una visione illuministica della storia.

Ma Rodotà è stato soprattutto il candidato dei grillini al Quirinale. Grillo lo ha sponsorizzato con risolutezza fin dall’inizio, ottenendo, nelle ultime votazioni, anche i voti di quella parte di sinistra che non si era ritrovata nella gestione bersaniana della partita per il Colle. Ed è su questo punto che si appalesano le ulteriori superfici di incoerenza del grillismo. Rodotà, 80 anni, che è stato parlamentare nazionale ed europeo e ha ricoperto molteplici incarichi di partito e di governo,non può certo considerarsi nuovo alla politica. E allora che cosa poteva avere in comune con il Movimento Cinque Stelle, nato come forza antisistema? Di qui il sospetto che l’operazione Rodotà, lungi dall’essere pensata “per il bene del Paese”, sia stata ideata dall’ex comico proprio per spaccare la sinistra e per intercettare quella deriva massimalista che da tempo è in atto nel Pd.

Ma le contraddizioni del grillismo non si fermano qui. Dopo il disprezzo ostentato nei confronti dei giornalisti, i grillini hanno eletto nelle “quirinarie” via web una giornalista come Milena Gabanelli, che però ha garbatamente rifiutato l’investitura. La schizofrenia di Grillo verso i media emerge nitidamente nelle vicende delle ultime ore. Subito dopo la riconferma di Napolitano, grida al “golpe” e minaccia di andare in piazza, poi ci ripensa e convoca una conferenza stampa. Ma come, proprio lui che aveva sempre rifiutato il confronto con i giornalisti ora chiede la loro attenzione?! Sarebbe stato bello se questi ultimi avessero disertato in massa la conferenza stampa, lasciandolo da solo.

Ma l’autoritarismo lo porta, nello stesso tempo, a chiedere l’espulsione di un suo parlamentare, colpevole di aver partecipato a un talk show televisivo. Quindi i giornalisti vanno trattati con il metodo “usa e getta” e utilizzati solo quando fa comodo? È questa la democrazia che secondo Grillo sarebbe a rischio dopo la riconferma di Napolitano? Viene da chiedersi con quale credibilità il grillismo possa far breccia nell’opinione pubblica sulla base di questi presupposti così spiccatamente autoritari ed estremistici.

E, alla luce della saldatura tra questo movimento e la sinistra massimalista, quale spazio ci sia nel centro-sinistra per quei cattolici, ora iscritti al Pd, e sempre più a disagio in un partito egemonizzato dalla cultura laicista e nichilista che addirittura impone nel programma di governo queste posizioni così oltranziste, contrarie, non solo alla dottrina sociale della Chiesa, ma anche alla Costituzione italiana.
Lo smottamento in atto nella sinistra italiana può rappresentare una ghiotta occasione per i cattolici del Pd. L’occasione di avere un sussulto d’orgoglio e di recupero identitario rispetto ai valori non negoziabili come la tutela della vita fin dal suo concepimento, l’impossibilità di equiparare il matrimonio naturale ad altre forme di unione, l’impegno a garantire la libertà d’educazione scolastica e l’iniziativa privata (anche cattolica) in ambito socio-sanitario-assistenziale, senza steccati ideologici né retrograde visioni stataliste.