• LA SANTA MESSA

Il miracolo d'amore più grande di tutti i tempi

«Una sola Messa ti può cambiare la vita». «È lo Spirito Santo che ti viene a cercare per stare con te». E ancora: «Nella Comunione Dio Amore entra dentro di te, per sempre». Il giovane liturgista don Giovanni Zaccaria, in un modo semplice e concreto, ci racconta la Santa Messa per quello che realmente è: «Il fatto più straordinario che si dia al mondo, oggi». 

Eucaristia

Padre Pio diceva che «sarebbe più facile per il mondo reggersi senza il Sole, che senza la Santa Messa». Diceva anche che «se la gente sapesse cosa accade sull’altare, dovrebbero mettere i carabinieri dinnanzi alle chiese per contenere le folle». Ebbene, viene subito in mente il santo di Pietrelcina, non appena si volta la copertina e ci si accinge a leggere “La Messa spiegata ai ragazzi (e non solo a loro)” (Edizioni Ares).

Il libro di don Giovanni Zaccaria, giovane liturgista presso la Pontificia Università della Santa Croce, nonché cappellano di uno studentato, ha infatti un fondamentale pregio: con un linguaggio semplice ed uno stile umile, riesce a raccontare la Santa Messa per ciò che realmente è: «il fatto più straordinario che si dia al mondo, oggi». E vi riesce non tanto perché il libro, ricco di esempi concreti, riesca, come riesce, a far comprendere lo stretto legame che intercorre tra la liturgia e la vita personale di ognuno di noi. Piuttosto perché, dalle pagine, traspare tutto l’amore e la gratitudine che lo stesso sacerdote nutre per questo dono, «il più incommensurabile che Dio ha fatto all’uomo». Sicché, se lo si legge con il cuore, il libro rischia seriamente di essere contagioso. 

Don Giovanni, il libro inizia spiegando che a Messa noi non andiamo per pura scelta, ma ci andiamo perché siamo “convocati”: che cosa significa?
Io penso che tutti abbiamo come la sensazione che, quando andiamo a Messa, siamo noi a decidere. Pensiamo: sono io che decido quando vado a Messa, in quale chiesa, con quale sacerdote, con quali amici etc... Questo è anche vero, ma solo in parte. Noi, infatti, cresciamo con l'idea che la vita cristiana sia quello che io faccio per Dio e, siccome io sono buono, allora scelgo di riservare un po' del mio tempo a Lui. Ebbene, la realtà è esattamente il contrario: tutto quello che di buono facciamo nella nostra vita, è una risposta ad una chiamata di Dio, che viene sempre prima di noi. Ecco perché si dice che alla Messa noi siamo convocati: perché non sono io, ma è Dio che per primo mi chiama. È lo Spirito Santo che mi viene a cercare perché vuole stare con me. Nella Messa è Dio stesso che cambia le regole dello spazio e del tempo, pur di stare con me. È chiaro poi che, a questa convocazione, io posso rispondere “Sì” o “No”, perché Dio non ci toglie mai la libertà, altrimenti non ci sarebbe l'amore. D'altra parte, però, Lui non si stanca mai di chiamarci e di venirci incontro per primo.

Spiegando il momento dell’Offertorio, lei fa capire una cosa fondamentale: la Messa è un avvenimento che c'entra concretamente e personalmente con la vita di ognuno di noi. Come e perché può dire questo?
È molto importante, nella Messa, stare attenti a quello che dice il sacerdote quando offre il pane e il vino: «Benedetto sei Tu Signore, Dio dell'Universo, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane e questo vino, frutto della terra e del lavoro dell'uomo. Li presentiamo a te perché diventino il Corpo e il Sangue di Cristo».
Cosa significa questa preghiera? Significa che non c'è Eucaristia, se non ci sono grano e vite ma, soprattutto, se non c'è il lavoro dell'uomo che trasforma quel grano e quella vite in pane e vino. In altre parole: non c’è Eucaristia se non c’è il lavoro dell’uomo. Attenzione però, non stiamo parlando di un lavoro generico, ma proprio del tuo, personale, lavoro! Che sia fare un letto o progettare un aereo, giocare a calcio o studiare etc... tutta la tua vita, tutto quello che fai, tutto quello che ti esalta e tutto quello che ti deprime, tutta la tua esistenza entra perfettamente in questa preghiera dell'Offertorio. Non solo: attraverso il sacerdote, tutto questo passa dalle tue povere mani, direttamente alle mani di Dio. Come cambia allora la nostra vita! Sapere che tutto quello che fai, tutto quello che vivi, ogni emozione che provi, puoi viverla insieme a Dio, puoi offrirla a Lui e condividerla con Lui... Non c’è più nulla nella vita che resti privo di senso!

Cambia la nostra vita e cambia anche la nostra Messa…
Certo! Capire questo è fondamentale perché ci fa entrare in un'altra dimensione: quando vai a Messa non sei più solo uno spettatore, che assiste ad un evento da fuori, come se fosse ad un teatro o ad un convegno. La Messa è tua, esattamente quanto lo è del sacerdote! Ovviamente ciascuno ha il proprio posto. Ma il solo fatto che tu sia lì presente, che offri la tua esistenza, innestato nel Sacrificio di Cristo, dona alla tua esistenza un valore incommensurabile! Tutta la tua vita acquista un senso totalmente nuovo. Per questo, noi possiamo dire di essere sacerdoti della nostra stessa esistenza.

È questo il sacerdozio dei fedeli di cui si parla nel libro?
Quando dico che il fedele non è un semplice spettatore, trovo giustificazione nel Sacramento del Battesimo. Da cristiani iniziati, cioè battezzati e cresimati, noi siamo innestati in Cristo per sempre, cioè diventiamo membra del Suo stesso Corpo. Nel rito del battesimo questo principio è tradotto con una formula bellissima: mentre si unge il capo del bambino con il Sacro Crisma si dice che questi è assimilato a Cristo «Sacerdote, Re e Profeta». Queste sono esattamente le stesse tre categorie che si usano per il sacerdozio dei ministri. È chiaro che, in quest'ultimo, si aggiunge una configurazione a Cristo totalmente nuova, per cui la Messa del sacerdote e la Messa del fedele non saranno mai la stessa cosa. Certamente però, anche per il fedele laico, c’è un aspetto di profonda partecipazione al sacrificio eucaristico.

…E il culmine di questa partecipazione, lo si ha nella Comunione. Don Giovanni, cosa accade quando riceviamo il Corpo di Cristo?
Quello che accade quando facciamo la Comunione è qualcosa che non ha paragoni sulla terra. Forse i due paragoni che più rendono l'idea sono: da una parte l'unione coniugale e dall'altra quando una madre porta in grembo un figlio. Sono due paragoni che, pur limitatamente, danno l'idea della grandezza, della potenza, dell'intimità di questa Unione con Dio. Mi ha sempre colpito molto un'immagine che san José Maria Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei, faceva parlando della Comunione. È l’immagine di una mamma che ha appena finito di fare il bagnetto al suo bambino e mentre lo riveste gli dice: «Ti mangerei di baci!». Anche tra innamorati si può trovare qualcosa di simile: c’è un desiderio di essere sempre l'uno nell'altro, di stare sempre uniti in una maniera profondissima. Ebbene, tutto questo all’uomo è impossibile… mentre Dio lo fa! A Lui tutto questo è veramente possibile! L’aspetto più speciale e specifico della Comunione è proprio questo profondo contatto con il Corpo di Cristo. Al solo pensiero, c’è da rimanere folgorati: attraverso un pezzo di pane, trasformato dallo Spirito Santo, io entro in contatto con Dio. L’Eterno e Onnipotente, è dentro di me ed io in Lui!

Perché lei dice che la Madonna ci aiuta ad entrare in questa unione con Dio? Come fa?
Non esiste nessuno che ha avuto un rapporto così intimo con Gesù come Maria, che l'ha portato in grembo per nove mesi, che lo ha allattato, che lo ha lavato, che lo ha cresciuto…  Maria è stata la Madre di Gesù in terra, ma non ha smesso di esserlo anche oggi. Anzi, grazie a Gesù sulla Croce, la Madre di Dio è diventata anche Madre nostra. Perciò: chi meglio di Lei può aiutarci ad accogliere Gesù dentro di noi?

Per esempio, può essere utile pregare Maria quando si riceve il Corpo di Cristo?
C'è una preparazione molto importante che viene prima. Per esempio, il tempo in cui si sta in fila per ricevere la Comunione, di solito è considerato un tempo “morto”. Invece questo può essere un tempo molto prezioso per chiedere a Maria e Gesù tutto ciò che desideriamo. Poi, certamente, anche nel tempo in cui abbiamo Gesù dentro di noi, possiamo domandare a Lei che ci aiuti a parlare con Suo Figlio, ad ascoltarLo, a trattare con Lui con lo stesso affetto, con la stessa attenzione e la stessa accoglienza che Lei ha nei Suoi confronti.

Un’ultima domanda. Tra i gesti della Santa Messa, lei ne ha descritto uno a cui quasi nessuno pensa. Il bacio. Scusi, cosa c’entra il bacio con la liturgia?
C’è una cosa che mi ha sempre colpito molto della liturgia: da una parte come essa manifesti profondamente il Mistero, dall’altra, il suo essere molto umana e incarnata. Del resto, non può che essere così: la relazione con Dio non è un'idea, non è un insieme di regole o nozioni, ma è proprio un rapporto d’amore. Allora è straordinario vedere come nella liturgia, l'Eucaristia inizia e finisce con un bacio. Nel bacio all’Altare, infatti, si vuole manifestare a Dio l'affetto e la gratitudine per tutto quello che Lui ha fatto per noi: la Sua Passione, la Sua Morte, la Sua Risurrezione. Per lo stesso motivo, poi, il sacerdote bacia anche il Vangelo che non è un libro, ma è Dio stesso, è la Sua Parola. Ma non è solo questo, il bacio è qualcosa di più grande ancora: il bacio è segno dell’adorazione di Dio. Come mi ha insegnato Ratzinger, in una bellissima omelia alla GMG di Colonia, adorare non significa solo prostrarsi e sottomettersi a Dio (dal greco Proskynesis). Ma significa anche portare alla bocca (dal latino, Ad os), cioè baciare, abbracciare, avere un contatto fisico con l’amato. Perciò, nell’Adorazione prima e nella Comunione poi, noi diventiamo un tutt’uno con Cristo, fino al momento in cui saremo trasformati in Lui.