Il laico Zaia fa la predica ai cattolici, autogol della Lega
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Per difendere la deriva eutanasica del Veneto, l'ex governatore si improvvisa teologo dal pulpito di Repubblica spiegando che non c'è inferno né distinzione tra bene e male e che la Chiesa deve accogliere ma non immischiarsi. Ma la sua "dottrina" fa acqua da tutte le parti, offende i suoi elettori e prepara la débâcle del Carroccio.
- La crisi della politica oltre destra e sinistra, di Daniele Trabucco
Il voto in Consiglio regionale del Veneto sul suicidio assistito è stato disastroso, sul piano dei contenuti bioetici prima di tutto, ma poi anche su quello politico, per la Lega che ha così posto le basi della propria fine, e per Luca Zaia stesso che, sfortuna sua, ha anche voluto far conoscere le sue idee sul tema in una intervista concessa a Repubblica. Proviamo dapprima ad esaminare la filosofia e, soprattutto, la teologia di Zaia contenute in quella intervista, per poi passare alla morte della Lega.
In risposta all’intervistatore che riportava valutazioni negative sul voto a palazzo Ferro Fini da parte di alcuni vescovi veneti, il presidente del Consiglio regionale ha detto che «i cattolici devono capire che non esistono buoni e cattivi che andranno all’inferno», che papa Francesco aveva detto «chi sono io per giudicare?», che la Chiesa «deve accogliere» e «tenere alto il profilo» a tutela della vita ma poi «noi istituzioni siamo chiamati ad applicare le leggi. La differenza tra me e il prete è che io devo applicare la legge e il prete no». «La Chiesa fa la Chiesa ma lo Stato deve essere laico … i cattolici nelle istituzioni devono occuparsi non delle anime, ma dei corpi».
Difficile orientarsi in questo intrico, ma se ci si impegna a farlo si notano diverse posizioni evidentemente poco ponderate. Colpisce prima di tutto l’intervento autoritativo in campo teologico sostenendo che l’inferno non esiste e che non ci sono né uomini né cattolici buoni e cattivi. Il bene e il male, però, esistono. Anche Zaia pensa di far bene a promuovere quella legge, e ciò significa che, secondo lui, gli altri fanno il male. È lui a dire che è un problema di coscienza, ma è appunto la coscienza che ci detta le regole per il bene e per il male, naturalmente la coscienza illuminata dalla ragione (e dalla fede, per il credente) e adeguatamente formata. Se nessuno è buono e se nessuno è cattivo vuol dire che il bene e il male non esistono e che la singola coscienza giustifica gli atti umani in modo discrezionale e scriteriato, come pare ad essa, in modo immotivato. Allora anche la scelta di Zaia sarebbe solo una “scelta”, priva di alcun valore di bene in sé, mentre lui ritiene il contrario.
Secondo la prospettiva filosofica di Zaia non si possono giudicare le azioni umane, concetto che egli riprende da una sfortunatissima frase di Francesco per di più usata qui in modo sconveniente, ma questo è il nichilismo liberal secondo il quale ci sono solo scelte immotivate perché non esiste un ordine delle cose e delle relazioni umane. Se non c’è un ordine, un bene e un male, dei fini della vita … beh, allora magari non esiste l’inferno. Però sbattere sulla faccia dei cattolici una frase così forte e così immotivata è poco decoroso.
La Chiesa si occupa delle anime e lo Stato dei corpi, e questa sarebbe la laicità secondo Zaia. La Chiesa si è sempre occupata anche dei corpi, dato che ne professa la resurrezione finale e li ha sempre assistiti con le sue opere di carità, prima che queste fossero devolute ai servizi sociali. Lo Stato non solo si occupa poco dei corpi ma si occupa in modo negativo anche delle anime, quando diseduca i cittadini e con le sue leggi fa loro credere che il male sia un bene. Il voto in Consiglio regionale non si è occupato solo dei corpi ma, nel carattere scandaloso della decisione presa, anche delle anime, ai loro occhi ha stravolto il bene e il male. Zaia non coglie l’unità nella distinzione tra anima e corpo e quindi considera la laicità come una separazione. Ci spiace per lui.
La Chiesa non deve applicare le leggi, mentre le istituzioni sì: Zaia dixit. A parte che gli uomini delle istituzioni non solo applicano ma fanno le leggi, come è accaduto al Consiglio regionale presieduto da Zaia, ci sono leggi fatte dagli uomini che poi gli uomini delle istituzioni applicano, ma ci sono anche altre leggi che precedono quelle delle istituzioni, perché sono iscritte nella natura delle persone e delle comunità umane. Nel fare le leggi, le istituzioni devono ispirarsi a quelle e non alle individuali sensazioni di coscienza dei politici, cosicché chi poi le deve applicare non contrasti con la legge che sente risuonare dentro se stesso e che gli chiede di fare il bene ed evitare il male. La coscienza è capace di ciò per l’esistenza di un senso interno chiamato “sinderesi” che è infallibile. Bisogna ricordare a Zaia che quando la Chiesa, in questo caso qualche vescovo del Veneto, interviene, lo fa per la salvezza delle anime ma anche per sostenere le ragioni naturali dell’atto in questione, non parla solo ai cattolici ma a tutti, formulando ragionamenti pienamente politici, e non solo ecclesiali, pur per via indiretta. Piuttosto carente in filosofia e in teologia il candidato Zaia.
La legge sul fine vita non è né di destra né di sinistra, continua il presidente. In astratto è vero, ma mentre dalla sinistra non ci si può aspettare granché sulla difesa della vita perché dovrebbe rifiutare la propria ideologia e la propria storia, di fatto molti cittadini ed elettori per queste cose guardano a destra. Con la scelta di Venezia la Lega ha offeso prima di tutto i propri elettori cattolici, passando dallo sventolare i rosari in piazza Duomo fino a informarli che l’inferno non esiste, e con l’intervista del presidente di cui ci siamo occupati ha offeso anche tutti gli altri suoi elettori, prospettando una vuota ideologia del nichilismo delle volontà, che contraddice le origini della Lega e non può portare la politica se non allo sbando. Dal punto di vista strettamente politico ed elettorale, sarebbe auspicabile che i consiglieri cattolici lasciassero la Lega e che gli elettori spostassero le loro scelte altrove, come del resto certamente accadrà. La Lega si è spostata a sinistra, con PD, AVS e +Europa. Su questo Venezia non lascia dubbi.
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