• GIALLO-ROSSI

Il governo è debole ma non cade. Pagano gli italiani

Il governo è in crisi, sotto tutti i punti di vista. M5S e Pd non hanno una visione condivisa, né idee chiare sul futuro. Ma la coalizione è nata con il preciso scopo di non tornare a elezioni, quindi ci dovremo tenere un governo che, per sopperire alle carenze di programma, aumenta le tasse.

LETTERINA DELL'UE di Ruben Razzante

Il governo giallo-rosso nel graffito di TVBOY (Roma)

Se perfino Repubblica (ieri a pag. 29) arriva a scrivere che “è la prima volta che un esecutivo appena nato - meno di due mesi fa - risulta essere così sfilacciato, privo di un’idea condivisa di futuro, e addirittura di qualsiasi collante politico”, vuol dire che le cose per il governo sono messe veramente male. Non solo: stanno già accadendo fatti che metteranno il governo su una china ancor più negativa, e mi propongo di dimostrarlo tra breve. 

Ma prima voglio ricordare che il cattivo funzionamento del governo, che normalmente è di buon auspicio per l’opposizione essendo foriero di elezioni imminenti o almeno di una crisi, questa volta non lo è. All’orizzonte non vi sono elezioni né una crisi, stante che la traballante coalizione rosso-gialla si è messa insieme con l’obiettivo primario di evitare ad ogni costo le elezioni (e la probabilissima vittoria della destra), e soprattutto di traguardare la primavera del ‘22 per eleggere l’ennesimo Presidente della Repubblica di sinistra, senza il quale la sinistra stessa rischia di essere fuori dai giochi per almeno un decennio. Quindi gli italiani si devono mettere in testa che avranno un governo sempre più debole e malfunzionante, e le conseguenze per il Paese saranno veramente nefaste.

I fatti, dunque: ieri è arrivata la letterina dalla Commissione europea che, abbandonati i toni benevolenti seguiti alla cacciata del populista Salvini, addita impietosa gli errori da correggere, il debito troppo alto e le spese eccessive contenute nella manovra economica (oggi il debito italiano sul Pil è al 138% contro il 136% del primo trimestre, si rischia di andare fuori controllo). Questo impone correzioni che, potete scommetterci, porteranno a un’ulteriore aumento delle tasse, essendo impensabile che i quattro partiti che stanno da giorni litigando su quasi tutto, accettino un ridimensionamento dei propri egoistici obiettivi-bandiera. Più tasse che si aggiungeranno a quelle già previste in manovra, con la conseguenza di deprimere un'economia italiana già stagnante. Non stiamo facendo del catastrofismo, gli imprenditori hanno già fatto notare che la plastic tax e la sugar tax metteranno fuori gioco i rispettivi settori produttivi, le partite Iva sono in rivolta - a ragione - per la cancellazione della prima timida flat tax inserita l’anno scorso, e i sindacati minacciano reazioni dure se si toccherà la già modesta riduzione del cuneo fiscale.

Considerate che la questione Alitalia è ancora del tutto aperta e si avvicina un ulteriore prestito ponte a spese del contribuente, considerate che Ilva si avvicina alla chiusura per la follia dei 5Stelle di non voler concedere la neutralità penale ai nuovi dirigenti, tenete presente che l’economia europea è in difficoltà a partire dalla Germania nostro primo cliente, e avrete un quadro approssimativo delle difficoltà che abbiamo davanti. Soprattutto pensate che tutto ciò dovrebbe essere fronteggiato da un governo in cui il ruolo fondamentale del Presidente del Consiglio è sminuito ogni giorno dai partiti che dovrebbero sostenerlo, che la disarmonia è tale che hanno reintrodotto i vertici di maggioranza e i pre-consigli dei ministri e c’è chi invoca una bella verifica ( potenza della 1ª Repubblica...). Non vi basta?  Domenica si vota in Umbria e tutto lascia prevedere che la sgangherata alleanza PD-5S perderà. Il che non basterà a far cadere il governo, ahimè!  Ma a indebolirlo e a dividerlo ulteriormente, certamente sì.