• MANOVRA CONTE

Letterina di richiamo dell'Ue a un governo spendaccione

Nella manovra Conte i conti non tornano. E l'Ue manda la sua lettera dove invita l'esecutivo a fare meglio. C'è chi, in area governativa, minimizza, considerandolo un atto dovuto, o un espediente diplomatico per far apparire l'Ue più imparziale (dopo che aveva rimproverato Salvini), ma la situazione dei conti è oggettivamente grave.

Giuseppe Conte

Qualcuno dice che si tratta di un atto dovuto o di una innocua formalità. Altri addirittura sospettano che si tratti di una sceneggiata per evitare il sospetto di due pesi e due misure con il Conte bis e il governo precedente. Fatto sta che la letterina della Commissione europea all’Italia è arrivata e non si comprende ancora bene se si tratti di un monito serio e credibile o solo di un espediente diplomatico per evitare che Matteo Salvini possa gridare all’inciucio tra Conte e l’asse franco-tedesco.

L’Italia dovrà rispondere alla missiva dell’esecutivo Ue, che chiede chiarimenti sulle coperture delle misure inserite nella legge di bilancio predisposta dal Conte bis. Bruxelles solleva alcune perplessità, a partire dal rischio che l'Italia non rispetti le regole europee sui conti pubblici e dunque non intenda ridurre il proprio debito. «Il piano dell'Italia non è conforme ai parametri di riferimento per la riduzione del debito nel 2020», si legge nella lettera firmata da Pierre Moscovici, commissario uscente agli Affari economici, e Valdis Dombrovskis, vice presidente appena riconfermato. Gli esponenti Ue evidenziano che il documento programmatico di bilancio «prevede  una modifica del saldo strutturale nel 2020 pari a un peggioramento dello 0,1% del Pil», mentre l’Ue raccomanda un adeguamento strutturale pari allo 0,6% del Pil.  

In altri termini, la Commissione europea teme che le modalità di spesa previste nel documento programmatico di bilancio italiano non siano coerenti con il percorso di aggiustamento che l’Italia si è impegnata a intraprendere per conformarsi ai vincoli Ue. Il Presidente del Consiglio ostenta calma e ieri dall’assemblea di Confesercenti, dove gli è stato raccomandato di tenere duro sulla web tax al fine di procedere a un serio riequilibrio fiscale, ha minimizzato la portata della lettera Ue: «C'è una lettera da Bruxelles a cui il ministro dell'Economia risponderà fornendo doverosi chiarimenti – ha detto il premier - Non siamo assolutamente preoccupati, è una normale interlocuzione con Bruxelles alla quale non ci sottrarremo. Lo spread si è ridotto in questa ultima parte del 2019 e ci permetterà di risparmiare fino a 18 miliardi di euro portando a una riduzione del rapporto debito-Pil. Lavoreremo perchè la riduzione dello spread sia ancora più significativa e i mercati possano credere ancora di più in noi».

La verità, però, è che lo scontro nel governo ha ormai raggiunto i livelli di guardia, ad appena un mese dalla sua costituzione. E’ vero che in tutti gli esecutivi della prima e della seconda Repubblica si litigava sui contenuti della legge di bilancio, ma in questo caso è palese che si sta giocando una battaglia di potere tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Il primo teme che il secondo possa sfilargli la guida del Movimento Cinque Stelle e diventare di fatto il leader pentastellato. Il secondo sta giocando una partita tutta sua e punta a diventare un riferimento per tutti i moderati, fondando eventualmente un suo partito per diventare decisivo anche per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, a inizio 2022.

Sulla manovra di bilancio per ora ha vinto l’inedito duo Matteo Renzi-Luigi Di Maio, che è riuscito a imporre lo stop su abbassamento del limite del contante da 3.000 a 2.000 euro e multe per gli esercizi commerciali che non usano il Pos (entrambe le misure sono congelate fino al 30 giugno 2020) e una rivisitazione del carico fiscale per le partite Iva, che nella prima versione del documento finanziario elaborato dal governo uscivano massacrate. Il premier, però, porta a casa il carcere da 4 a 8 anni per gli evasori che evadono per oltre 100mila euro: un trofeo che può esibire alla platea dei carnefici e dei giustizialisti, ergendosi a paladino della moralità.

Difficile pensare, però, che tutte queste tensioni possano mantenersi latenti, senza esplodere in una nuova crisi di governo. C’è già chi parla di un governo a guida Dario Franceschini, perché Conte sarebbe ormai inviso, oltre che a Di Maio e Renzi, anche al Quirinale, che digerisce sempre peggio il suo protagonismo anche internazionale. Nodi come Alitalia e Ilva sono le bucce sulle quali l’esecutivo potrà scivolare. Anche perché la manovra non affronta nessuno dei nodi strutturali dell’economia italiana e non appare assolutamente in grado di assicurare un rilancio della crescita del nostro Paese. Neppure le cifre Eurostat (ufficio di statistica europeo) sul debito pubblico inducono all’ottimismo. Nel secondo trimestre del 2019 il debito pubblico è salito al 138% del Pil, contro il 136,6% del primo trimestre. Sembrano variazioni irrilevanti, ma rapportate al bilancio di uno Stato sono davvero dei macigni sulla strada della ripresa del sistema Italia. E la fragilità del quadro politico non aiuta certamente, né incoraggia i partner europei a darci credito.