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Il gioco di Renzi, una scommessa sul futuro

Renzi continua a sparare bordate smarcandosi da PD e 5Stelle, ma stando attento a non fare cadere il governo. Atteggiamento che potrebbe tornare utile in caso di passaggio al proporzionale e successiva vittoria elettorale del centro-destra senza maggioranza assoluta. Ipotesi per comprendere le mosse attuali.

Matteo Renzi

A che gioco sta giocando Renzi?
Non passa giorno senza che lui stesso, o uno dei suoi, spari una bordata contro il governo di cui fa parte. Le critiche alla Finanziaria non si contano più: no alla plastic tax, no alla tassa sulle merendine e sulle bibite gassate, no alla supertassa sulle auto aziendali, no a Quota 100, no alla demonizzazione del contante (tutti provvedimenti approvati in Consiglio dei Ministri anche dai suoi). Fino all’attacco finale lanciato ieri dalle colonne del Messaggero: “Non è detto che il Presidente del Consiglio debba continuare ad essere Conte, se ne può fare un altro”, che ha fatto infuriare Palazzo Chigi, PD e M5S.

Renzi ‘spara’, eppure continua a predicare che a questa alleanza non c’è alternativa, che la coalizione deve durare almeno fino al 2022, quando si eleggerà il successore di Mattarella. E intanto non spreca un’occasione per smarcarsi, non si schiera alle regionali e non si schiererà neppure nella battaglia ‘fine di mondo’ dell’Emilia, critica gli errori che hanno portato al disastro dell’Umbria, proclama ai quattro venti che in Parlamento proporrà emendamenti a raffica, facendo venire i brividi a tutti i partiti alleati che sanno bene che i parlamentari di Italia Viva sono numericamente indispensabili, e che se davvero votassero i propri emendamenti, addio maggioranza e addio Finanziaria!

Perchè tutto questo?
Una prima lettura dice che tutto dipende dai sondaggi che continuano a inchiodare Italia Viva a un 4-5% che non soddisfa per nulla l’ex premier. E quindi, per crescere, bisogna farsi conoscere e bisogna fare in modo di essere tutti i giorni sui giornali e nelle tv, e c’è un solo modo per ottenere questo: distinguersi, sparigliare, provocare, inventarsene una al giorno.

Questa tattica tuttavia richiede anche una certa prudenza, perché se, a furia di attaccare e indebolire Conte, questi cadesse davvero, ci sarebbe un solo esito alla crisi, elezioni anticipate (Mattarella non si stanca di farlo capire).  Ed elezioni anticipate, col sistema elettorale attuale, significherebbero per Renzi la fine dei suoi sogni di gloria, perché la sinistra lo terrebbe certamente fuori dal suo schieramento, e da solo Renzi non andrebbe da nessuna parte.

Ma c’è anche un’altra lettura ipotizzabile delle mosse di Renzi, legata ad una serie di eventi che non si sono ancora verificati (e potrebbero anche non verificarsi), ma che sono possibili, se l’ex premier saprà muoversi con accortezza.

La prima condizione è che venga cambiata la legge elettorale nazionale in favore di una legge tutta proporzionale. Se ne parla da tempo, soprattutto ci sta ragionando chi oggi è al governo ma sa di essere minoranza nel Paese, e sa quindi che con l’attuale sistema, o comunque un sistema maggioritario, sarebbe nettamente sconfitto, e al governo ci andrebbe senza problemi il centrodestra unito.

La seconda condizione necessaria per la strategia di Renzi è che, con una legge proporzionale, il centrodestra sfiori ma non raggiunga la maggioranza assoluta. La cosa è possibile, anche se i sondaggi di oggi tendono ad escuderla: ma si sa che sondaggi troppo ampi tendono sempre ad essere ridimensionati alla prova delle urne vere, e poi, da qui al momento reale del voto, potrebbero verificarsi incidenti o trappole, e qualcuno di sicuro ci sta lavorando per contenere la vittoria di Salvini e soci.

Ecco, in questo caso, e cioè vittoria numerica del centrodestra ma mancanza della maggioranza assoluta in Parlamento, Renzi potrebbe proporsi come sostegno. Non sarebbe un ribaltone (nel sistema proporzionale ognuno corre per sé e le alleanze si fanno dopo il voto), non sarebbe un tradimento ma un’alleanza formata sui programmi, e a quel punto verrebbero buone tutte le critiche rivolte da Renzi alla politica economica e non solo economica della sinistra. E la comune avversione per il PD e i 5Stelle fornirebbe ulteriore collante.

Se poi ci fosse ancora da eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, perché la crisi è avvenuta prima della scadenza del settennato, magari provocata proprio da un irrigidimento di Italia Viva che ha fiutato il vento..., si sa che per eleggere un nuovo Presidente occorrono sempre molti più voti di quelli apparentemente sicuri sulla carta.  E i voti di Italia Viva per un presidente di centrodestra non sovranista potrebbero esserci.