• SANTITÀ E ARTE

Il fascino della Maddalena sui pittori d’ogni epoca

Tra i molti pittori che si sono cimentati nel dipingere l’incontro tra Maria Maddalena e Cristo Risorto c’è Giotto, che per la Cappella degli Scrovegni raffigurò la santa con il corpo proteso in avanti, in ginocchio. E poi tornò sul tema ad Assisi. Di grande interesse anche i dipinti del Beato Angelico e di Tiziano, artisti diversi per stile ma entrambi “incuriositi” dall’evento.

Entrare nella storia di Maria Maddalena - diciamolo pure - è alquanto complicato. Una specie di “leggenda” si è creata su lei, a scapito della “vera” Maddalena e così la confusione è aumentata sempre di più, lasciando sempre poco spazio alla verità. Grande problema di questo secolo, d’altronde.

È necessario partire da questo chiarimento per approfondire la sua figura nell’arte pittorica: sono innumerevoli, infatti, gli artisti che hanno subito il suo fascino. Per non parlare, poi, degli scrittori che sempre su lei hanno fantasticato (a volte, anche con gusto e ragione; altre volte, con il solo scopo di “far colpo”) imprecisate volte. Per questi motivi, è doverosa una piccola parentesi sui Vangeli, tanto per non incorrere in imprecisioni nell’affrontare l’icona Maddalena su tele, pale e annessi. Cerchiamo brevemente di fare un po’ d’ordine.

L’aggettivo “Maddalena” viene accompagnato in qualche passo dei Vangeli dalla precisazione “detta la Maddalena”. Lo troviamo, ad esempio, in Luca, all’ottavo capitolo (Lc 8, 2), dove il testo originale riporta “Maria chiamata Maddalena”. Ci si è posti, allora, la domanda se l’appellativo “Maddalena” potesse indicare la sua provenienza geografica: Magdala è, infatti, una piccola cittadina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade, detto anche di Genesaret.

I Vangeli riferiscono che, fra le tre Marie che accompagnarono Gesù nel suo ultimo viaggio a Gerusalemme, vi era anche Maria Maddalena. Nel Vangelo di Giovanni, come già in Matteo e Marco, la troviamo esplicitamente citata tra le donne sotto la Croce del Cristo. E Giovanni, inoltre, ci racconta:

(…) vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20, 14-17).

Eccolo il passaggio, forse, più famoso delle Scritture che la vede coinvolta. È sì famoso, ma anche il più importante: è l’annunciazione del Cristo Risorto, base fondamentale per la nostra Fede. Non è cosa da poco. Ed è proprio a questo episodio evangelico che presteremo attenzione per fare questo viaggio tra colori, tele e pennelli alla scoperta della Maddalena.

“Resurrezione e Noli me tangere” è un affresco - di dimensioni 200x185 cm - del grande maestro Giotto. È databile al 1303-1305 circa. Fa parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni, a Padova. È compreso nelle “Storie della Passione di Gesù” del registro centrale inferiore, nella parete sinistra guardando verso l’altare. La nostra “protagonista” Maddalena è inginocchiata davanti all’apparizione di Cristo trionfante sulla morte, con tanto di vessillo crociato, su cui è ben evidente l’iscrizione “VI[N]CI/TOR MOR/TIS”, “VINCITORE DELLA MORTE”. Focalizziamo l’attenzione su Maria Maddalena: il corpo proteso in avanti, verso Gesù, esprime tutto il suo desiderio di poter accostarsi al Maestro. È in ginocchio, in atto di piena umiltà.

Il tema sarà riproposto dallo stesso Giotto, nella Cappella della Maddalena ad Assisi. Venne affrescata nel 1307-1308 circa, due anni dopo quella di Padova: meravigliosa cappella in cui possiamo immergerci - tra leggenda e Vangelo - nella figura della Maddalena. Tante storie ci vengono presentate da Giotto (e la sua scuola): è un film del Trecento, i fotogrammi si susseguono e catturano lo spettatore.

Altri artisti, stesso tema. Due nomi differenti per stile ed epoca, ma entrambi “incuriositi” dall’incontro tra Gesù e la Maddalena: Beato Angelico e Tiziano.

Il frate domenicano-pittore (tra l’altro patrono degli artisti, perché non ricordarlo?), nel Convento di San Marco a Firenze, decora la prima cella del corridoio est, con la famosa scena. Ecco, davanti a noi, due figure pressoché immobili: sembrano due figurine poste lì, quasi. I corpi della Maddalena e del Cristo, scolpiti da una luce che ha del cristallino: il biancore delle figure dà una forte sensazione di “statuette di vetro”. Le loro fisionomie sono dolci ma incisive, come avviene per il panneggio realistico della veste di Cristo, o per l’abito rosa-pesca della Maddalena. Il suo sguardo è intenso: anche se possiamo ammirare solo il profilo di Maria Maddalena, si comprende in quello sguardo verso l’alto, verso il Maestro, tutta l’ammirazione per il suo “Rabbunì”, il suo Maestro.

Anche Tiziano descrive, con i colori, le forme l’incontro. E lo fa su una tela, dipinta a olio, databile al 1511 circa, ora conservata nella National Gallery di Londra. In quest’opera, Tiziano si sbizzarrisce con il fondale: ricco, voluminoso, colmo di vegetazione e alcune abitazioni in lontananza. E la nostra Maddalena com’è raffigurata? Anche in questo caso, in ginocchio, con il corpo proteso verso Gesù. In questo dipinto, addirittura, sembra che la Maddalena debba appoggiare una mano a terra per non cadere. Questo elemento riesce a dare un po’ di dinamicità alla scena che rimane comunque immobile.

Correggio, Bronzino, Poussin, Tintoretto, Holbein: artisti di epoche differenti che hanno celebrato questo altissimo momento del Vangelo. Lei, la Maddalena, sempre presente, vicino al Cristo Risorto. Immagini intense che ci vengono donate dall’arte pittorica. E noi, in fondo, ammirandole vorremmo essere lì presenti, assieme a lei. Ma questo, lo possiamo fare ogni giorno, nella nostra quotidianità. Senza arte, né parte.