• L'UDIENZA

«Il Battesimo ci fa discepoli e missionari»

I cattolici giapponesi dal XVII secolo hanno sopravvissuto nelle persecuzioni e trasmesso la fede per 250 anni senza vescovi, senza preti, senza Eucarestia. solo con il Battesimo. Lo ha ricordato papa Francesco nella catechesi odierna.

Papa Francesco

All’udienza generale del 15 gennaio 2014 Papa Francesco ha continuato il nuovo ciclo di catechesi del mercoledì sui sacramenti, inaugurato la settimana scorsa quando ha iniziato a parlare del Battesimo. La catechesi del 15 gennaio è stata dedicata a un aspetto specifico del Battesimo: «Ci fa diventare membri del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio», non è solo un fatto individuale ma è sempre nella Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa - e per l’evangelizzazione.

Il Papa ha citato san Tommaso d’Aquino (1225-1274), il quale  afferma che «chi riceve il Battesimo viene incorporato a Cristo quasi come suo stesso membro e viene aggregato alla comunità dei fedeli, cioè al popolo di Dio». E ha citato il Concilio Vaticano II, secondo il quale «il Battesimo ci fa entrare nel Popolo di Dio, ci fa diventare membri di un Popolo in cammino, un popolo peregrinante nella storia».

Non dobbiamo concepire il Battesimo, ha insistito il Pontefice, solo nella sua dimensione individuale. «Come di generazione in generazione si trasmette la vita, così anche di generazione in generazione, attraverso la rinascita dal fonte battesimale, si trasmette la grazia, e con questa grazia il Popolo cristiano cammina nel tempo, come un fiume che irriga la terra e diffonde nel mondo la benedizione di Dio». Riprendendo temi che aveva già esposto nell'Angelus della scorsa domenica, Francesco ha aggiunto che già i primi discepoli di Gesù «sono andati a battezzare e da quel tempo ad oggi c’è una catena nella trasmissione della fede per il Battesimo, e ognuno di noi è l’anello di quella catena; un passo avanti sempre, come un fiume che irriga». I cristiani nella storia sono il popolo del Battesimo: non solo nel senso che ciascuno è battezzato per la sua salvezza, ma perché tutti insieme sono «un popolo di Dio che cammina e trasmette la fede».

Detto in altre parole, riprendendo l'esortazione apostolica «Evangelii gaudium», il Battesimo ci costituisce come missionari e ci ricorda che lo scopo per cui Dio ci ha fatto nascere è rendergli gloria salvando la nostra anima e contribuendo a salvare le anime di altri, cioè evangelizzando, ciascuno secondo il proprio stato. «In virtù del Battesimo noi diventiamo discepoli missionari, chiamati a portare il Vangelo nel mondo». «Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione».

Il popolo cristiano, il Popolo di Dio, è insieme discepolo e missionario: «E' un Popolo discepolo, perché riceve la fede, e missionario, perché trasmette la fede. Questo lo fa il Battesimo in noi: ci fa ricevere la grazia. E la fede è trasmettere la fede. Tutti nella Chiesa siamo discepoli, e lo siamo sempre, per tutta la vita; e tutti siamo missionari, ciascuno nel posto che il Signore gli ha assegnato».

Chi pretende di non essere discepolo, non sarà neppure missionario. Lo ha spiegato il Papa, parlando a braccio: «Tutti: il più piccolo è anche missionario e quello che sembra più grande è discepolo. Ma alcuni di voi diranno: "Padre, i vescovi non sono discepoli, i vescovi sanno tutto; il Papa sa tutto, non è discepolo"... Anche i vescovi e il Papa devono essere discepoli, perché se non sono discepoli non fanno il bene, non possono essere missionari, non possono trasmettere la fede. Capito? Avete capito questo? E’ importante! Tutti noi: discepoli e missionari!».

La dimensione missionaria è legata in modo «indissolubile» nel Battesimo, ha aggiunto Papa Francesco, alla «dimensione mistica». «Ricevendo la fede e il battesimo, noi cristiani accogliamo l’azione dello Spirito Santo». Ma anche questo avviene nella Chiesa e per la Chiesa. «Nessuno si salva da solo. Questo è importante. Nessuno si salva da solo. Siamo comunità di credenti, siamo popolo di Dio e in questa comunità sperimentiamo la bellezza di condividere l’esperienza di un amore che ci precede tutti». Quello stesso amore ci ricorda che evangelizzare è obbligatorio, «ci chiede di essere “canali” della grazia gli uni per gli altri, malgrado i nostri limiti e i nostri peccati. La dimensione comunitaria non è solo una “cornice”, un “contorno”, ma è parte integrante della vita cristiana, della testimonianza e dell’evangelizzazione. La fede cristiana nasce e vive nella Chiesa», e fuori della Chiesa è solo un’illusione.

La Chiesa, però, vive ovunque vi siano cattolici battezzati, e a questo proposito Papa Francesco ha proposto un caso limite, un esempio drammatico ma eloquente,  quello dei cattolici giapponesi che sono sopravvissuti in mezzo alle persecuzioni per 250 anni senza vescovi, senza preti, senza Eucarestia e Confessione, solo con il Battesimo.  «Quella comunità subì una dura persecuzione agli inizi del secolo XVII. Vi furono numerosi martiri, i membri del clero furono espulsi e migliaia di fedeli furono uccisi. Non è rimasto in Giappone nessun prete: tutti sono stati espulsi. Allora la comunità si ritirò nella clandestinità, conservando la fede e la preghiera nel nascondimento. E quando nasceva un bambino, il papà o la mamma lo battezzavano, perché tutti noi possiamo battezzare. Quando, dopo circa due secoli e mezzo - 250 anni dopo - i missionari ritornarono in Giappone, migliaia di cristiani uscirono allo scoperto e la Chiesa poté rifiorire. Erano sopravvissuti con la grazia del loro Battesimo!».

Com'era stato possibile? Due secoli e mezzo sono tanti. Ma «il Battesimo li aveva fatti diventare un solo corpo in Cristo: erano isolati e nascosti, ma erano sempre membra del popolo di Dio, membra della Chiesa». Ci credevano, e avevano preso sul serio il Battesimo.

All’udienza erano presenti pellegrini di lingua araba, provenienti dalla Giordania e dalla Terra Santa, e il Papa ha voluto applicare l’esempio dei «cristiani nascosti» giapponesi ai cristiani perseguitati oggi in Medio Oriente. «Imparate dalla Chiesa giapponese che a causa delle persecuzioni del diciassettesimo secolo si ritirò nel nascondimento per circa due secoli e mezzo, tramandando da una generazione all’altra la fiamma della fede sempre accesa. Le difficoltà e le persecuzioni, quando vengono vissute con affidamento, fiducia e speranza, purificano la fede e la fortificano». Essere vicini ai perseguitati di oggi è un dovere di tutti i cristiani. Ma nel Battesimo vissuto nella Chiesa e con la Chiesa nulla è mai veramente perduto.