• PUNIZIONE COLLETTIVA

I dazi sono per Airbus, ma a pagare sono i formaggiai

Nella guerra commerciale in corso, fra l’azienda statunitense Boeing e quella europea Airbus, i due maggiori colossi di produzione di aerei, l’Italia c’entra poco o nulla, ma subirà un danno economico notevole. I dazi Usa imposti su prodotti agroalimentari italiani, fra cui noti formaggi e prosciutti, è un esempio di punizione collettiva

Un aereo Airbus A330

I dazi imposti dall’amministrazione Trump su prodotti agroalimentari italiani, fra cui noti formaggi e prosciutti, è un esempio di punizione collettiva impartita a causa di una colpa collettiva dell’Unione Europea. Nella guerra commerciale in corso, fra l’azienda statunitense Boeing e quella europea Airbus, i due maggiori colossi di produzione di aerei, l’Italia c’entra poco o nulla, ma subirà un danno economico notevole.

Il contenzioso non riguarda specificamente Trump, che pure si è distinto per le sue guerre commerciali e per il ricorso a misure protezionistiche. La lite fra Boeing e Airbus inizia nel 2004 (amministrazione George W. Bush) e la sentenza spiccata dal Wto (Organizzazione Mondiale del Commercio) colpisce tutta l’Ue. Gli Usa contestavano i 22 miliardi di dollari in aiuti pubblici concessi ad Airbus. Hanno chiesto 11 miliardi di danni. L’arbitrato presso il Wto ne ha riconosciuti 7,5 che verranno riscossi con tariffe su prodotti europei di importazione. E’ curioso che, come tutte le punizioni collettive, ad essere colpiti saranno anche gli innocenti. Anzi, soprattutto gli innocenti. Stando a un funzionario dell’amministrazione citato dal Wall Street Journal, una tariffa del 10% sarà applicata a grandi aerei commerciali, ma il 25% su altri prodotti industriali e su prodotti agricoli, che nulla hanno a che vedere con l’industria aero-spaziale. Per la scelta dei bersagli da colpire, anche in Italia, hanno fatto sicuramente sentire la loro voce le associazioni di agricoltori Usa, che non vedevano l’ora di sbarazzarsi di qualche concorrente.

I prodotti italiani colpiti dalle tariffe fanno toccare con mano come funzioni la dinamica dei dazi e del protezionismo: nella lista nera dei prodotti da colpire con tariffe del 25% sono infatti finiti Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Pecorino, prosciutti di suini non domestici, crostacei, molluschi, agrumi, succhi e liquori. Nulla a che vedere con aerei e componenti di aerei. Secondo Coldiretti: “I prodotti più colpiti per l'Italia sono il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano con un valore delle esportazioni di 150 milioni di euro nel 2018 in aumento del 26% nel primo semestre di quest'anno ma anche il Pecorino con un valore di 65 milioni di euro in crescita del 29%, il provolone ed i prosciutti di suini non domestici (esclusi dop)". Per il Parmigiano viene stimato un rincaro da 40 a 45 euro al chilo, che potrebbe provocare un crollo dei consumi fino al 90% del totale. Danni stimati da Coldiretti, per il solo settore agroalimentare: 1 miliardo di euro. E questo, ricordiamolo ancora una volta, per una lite che riguarda compagnie che producono aerei. Ci pensino tutti coloro che invocano protezionismo, dazi e guerre commerciali: subirle non è il massimo della salute per l’economia, per le aziende e per i posti di lavoro. Senza contare che, in questi conflitti, non vince nessuno: anche i consumatori americani avranno meno prodotti sugli scaffali, meno scelta e prezzi più alti.

Almeno fosse una punizione collettiva per colpa di una cattiva condotta italiana. Ma è per un’azienda europea in cui l’Italia ha ben pochi interessi, che stiamo pagando questo prezzo. L’Airbus, colosso dell’industria aerea, è stata fondata da un consorzio franco-tedesco nel 1969, a cui si sono poi aggiunti Regno Unito e Spagna. Gli interessi italiani sono minori, considerando che il nostro Paese non è azionista e che in Italia, di Airbus, non abbiamo né uffici né siti di produzione, non ci sono uffici di progettazione, né linee di assemblaggio finale. Nel 2001, con il secondo governo Berlusconi, l’Italia fece anche la scelta strategica di non acquistare gli aerei da trasporto A400M dell’Airbus per equipaggiare le nostre forze armate, una scelta difficile e dolorosa che contribuì alle dimissioni dell’allora ministro degli Esteri Renato Ruggiero. Però l’Italia è membro dell’Ue e come tale è comunque parte in causa. Ci pensino tutti coloro che mirano ad una “unione sempre più stretta” e dileggiano i governi che preferiscono favorire gli interessi nazionali all’interno dell’Unione Europea. Solitamente vengono illustrati i pregi dell’Unione (che, si dice, “fa la forza”), ma non i costi. Fra cui: pagare le conseguenze di una guerra commerciale per le scelte dei partner europei.